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Sport & Cinema – Coach Carter

coach carterLa squadra di basket del liceo Richmond ha chiuso la stagione con un “record” di quattro vittorie e 22 sconfitte. Viene chiamato ad allenarla Ken Carter, un ex studente della scuola con un passato da giocatore di basket con l’obiettivo di far vincere la squadra tanto sul campo quanto nella vita. La scuola si trova in un quartiere malfamato, i giocatori vivono per strada, vanno pure in giro col ferro caldo nei pantaloni manco fossero er Libanese e il basket è l’unica loro possibilità di rivalsa e di successo nella vita.

Coach Carter impone nuove regole: fa firmare ai ragazzi un contratto in base al quale si impegneranno ad ottenere buoni voti a scuola quale condizione per poter continuare a giocare nella squadra di pallacanestro. Impone all’interno dello spogliatoio semplici regole di rispetto gli uni verso gli altri e chiunque le violerà verrà punito con esercizi in più, le flessioni o i cosiddetti suicidi. Presto i suoi metodi si rivelano efficaci: i Richmond Oilers vincono una partita dopo l’altra e i ragazzi iniziano a comportarsi come una vera squadra. Quando Coach Carter si accorge che i risultati scolastici non sono all’altezza delle sue aspettative, l’allenatore chiude la palestra imponendo ai ragazzi di studiare invece di allenarsi. E mentre il quartiere si mobilita anche violentemente contro l’allenatore che ha imposto la serrata del basket, i ragazzi capiscono malgrado i genitori che la partita più importante non si gioca sul parquet, ma nella vita di tutti i giorni. 

Quella di Coach Carter è una storia vera e il mio amico allenatore di basket e campione d’Italia under 19 mi assicura che tutto quello che vediamo accadere nella palestra tra il coach e i suoi atleti è assolutamente vero. Lui stesso usa il film per fare dei video motivazionali. Chi ama lo sport, chiunque abbia vissuto a qualsiasi livello il rapporto con dei compagni di squadra, capisce quanto può essere vero quello che vediamo sullo schermo. Se non vi commuovete quando tutta la squadra decide di condividere la punizione di uno dei componenti per essere stato uno stronzo, quella è la porta e cercatevi un altro blog. E quando la squadra del Richmond perde la finale del campionato statale contro i fighetti della scuola di preti del San Francis, l’allenatore ricorda che i valori che loro hanno compreso in quei cinque mesi di stagione – l’unione che fa sempre la forza e l’importanza di credere e avere un obiettivo e impegnarsi per raggiungerlo – è roba che alcuni impiegano una vita a comprendere. La vittoria di coach Carter è che gran parte dei ragazzi della sua squadra riusciranno ad andare al college e a garantirsi un futuro dignitoso, anche lontano dal campo da basket. Pure Channing Tatum che in Coach Carter ha iniziato a lavorare come attore, poi è diventato poliziotto in 21 Jump Street e campione di lotta greco-romana in Foxcatcher, ballerino in Step Up e Magic Mike, soldato killer in G. I. Joe, ha salvato il presidente degli Stati Uniti Jaime Foxx in White House Down, salvato l’universo in Jupiter Ascending ma soprattutto ballato nel video di Ricky Martin She Bangs ed è sopravvissuto per raccontarlo.
Il film sopravvive anche lui alle facce da Jules di Samuel L. Jackson che in più di un’occasione mi aspettavo iniziasse a declamare la Bibbia, ma che in compenso, a suon di flessioni, ha tirato fuori un figlio sputato a Steph Curry.
Eppoi ce stanno orge, balli co’ le femmine che te se strusciano sul basso ventre, strette de mano e modi da gangsta style e ce sta pure n’a sorta de critica a la democrazia. Si, perché in fondo quello che Thomas Carter vuole mostrare (sì er regista è praticamente un omonimo del none del tizio protagonista) è che il vero problema dei ragazzi non è solo il quartiere in cui crescono e le cattive compagnie, ma i genitori senza spina dorsale che non impongono loro la necessaria disciplina per riuscire nella vita, sempre pronti a essere accondiscendenti e a piegare le regole al loro tornaconto, per quanto piccolo sia. Il problema è che sta gggente vota e sono loro che obbligano Coach Carter a riaprire la palestra, solo la volontà dei ragazzi, conquistati dal loro allenatore, aggiusterà infine tutto.

Tematiche – quelle della droga, le bande, la scuola incapace di offrire soluzioni – che il quasi omonimo di Coach Carter, Thomas, conosce bene perché da pischello ha lavorato come attore nella serie The White Shadow, che noi in Italia abbiamo conosciuto con il titolo di Time Out e che raccontava di un ex cestista dei Chicago Bulls che allenava la squadra di una scuola e deve affrontare non solo i problemi sul campo ma soprattutto quelli nella vita dei suoi ragazzi, tutti appartenenti a minoranze etniche. Io me lo vedevo tutti i pomeriggi, dopo pranzo, su Italia 1. Fu interrotta dopo tre stagioni, vai a sapere che uno di quei giocatori di basket avrebbe girato “il finale” 35 anni dopo.

La battuta
Vincere qui dentro è la chiave per vincere la fuori.
Se fate gli spacconi vi spacco io.

starwarz***½ Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

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