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Prime visioni/Interstellar ovvero Nolan fa er cucchiato come Totti e lo chiama tesseratto (occhio, spoiler)

 

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Perennemente in bilico tra cuore e ragione, tecnica o emozione, Totti o De Rossi, Nolan con Interstellar pensa un’opera letteraria che è un tesseratto cinematografico (andatelo a cercare su Wikipedia prima di andare a vedere il film, ve serve, credetemi), un ipercubo a 32 facce e pentadimensionale in cui cerca di delimitare un genere nelle due dimensioni del Grande Schermo, riempirlo d’amore e vivere nello spazio e nel tempo riportando un’idea di Uomo che sia di esempio per il nostro tempo e il nostro Occidente malato: di nuovo pionieri, di nuovo arditi, di nuovo appassionati.

Mentre vedevo Interstellar pensavo due cose: ma se degli esseri super intelligenti stanno aiutando gli uomini sfigati de XXI secolo perché so’ costretti a magnà pannocchie di mais, souffle di mais e papponi di mais, il wormhole – il passaggio verso una nuova galassia dove trovare una nuova casa per il genere umano – non potevano piazzarlo dietro la Luna e invece che sulla tangenziale per Saturno? (continuando la visione del film credo di averne anche compreso il motivo ma la battuta mi piaceva troppo)

La seconda cosa a cui pensavo era Gravity… Tanto era intimista quello, tanto è magniloquente Interstellar. Se Gravity è Il vecchio e il mare, Interstellar è Moby Dick, un’opera fondamentalmente personale contro un manifesto per l’Umanità, un richiamo alle sue forze migliori.

Ma come è ‘sto Interstellar? Nolan fa un film di scatto e di idee che in tre sequenze se magna tutto il cinema degli ultimi 10 anni… Eccetto Nolan. Interstellar non è 2001-Odissea nello spazio, è troppo parlato e meno onirico. È realista, Interstellar, anche quando parla di fisica quantistica, wormhole, equazioni che salvano il mondo e gravità che attraversa il tempo perché riporta tutto a delle esigenze fondamentali dell’Umanità: sopravvivere, gli effetti, quanto è bona Anne Hathaway.

A fare da continuum spazio temporale con l’opera di Nolan (quanto è ossessionato dal tempo ma quanto è ossessionato anche dallo spazio) c’è Inception. Alcune trovate visive sono prese di peso da lì, come il cielo che diventa un pieno e non un vuoto, come le sequenze pensate con spirito rivoluzionario in cui passato, presente e futuro si incrociano e si ritrovano dentro una lacrima e nella coda di un’emozione; come in Inception, la cosa che mi ha fottuto il cervello è che la sovrastruttura dei trip mentali, di quello che è vero, quello che è falso, il passato, il presente e il futuro, buchi neri e destino dell’umanità, realtà, sonno e fantasia, tutto è tenuto insieme e unito dall’amore: se Cobb partiva per un viaggio per ritrovare la sua famiglia, Cooper parte solo apparentemente per salvare il mondo, ma in verità deve ritrovare il rapporto con sua figlia, per la più grande forza alla base della fisica che è l’amore al pari della gravità.

Tant’è che quando vede Anne Hathaway e gli spiegano che deve restare due anni chiuso in una scatola di metallo con lei, accetta subito la missione, col cazzo che pensa alla figlia, poi se pente perché come tutte le donne anche Anne è una scassaminchia di proporzioni tesserattiche, un buco nero gargantuesco di piccoli e inutili problemi.

E se in Inception c’erano delle sequenze assolutamente nuove dal punto di vista dell’idea e della forma, in Interstellar ce ne sono almeno tre davvero incredibili, che emozionano, commuovono e semplicemente lasciano a bocca aperta, anche giocate semplicemente sull’incrocio delle trame che si svolgono in luoghi (o epoche?) differenti. E la cosa stupefacente è che il film muove il cuore, non è solo spettacolo o un giocattolone. La continua ricerca di Nolan di un blockbuster che racchiuda dentro di sé la grande tradizione narrativa del cinema Usa coniugandola con le esigenze di una produzione monumentale ha in Interstellar un altro tassello fondamentale.

O un tesseratto fondamentale?

Monumentale, sì ma quando Matthew e i suoi ammarano sul primo pianeta e arrivano le onde gigantesche non ditemi che non avete pensato “Serve un barca più grande”.

Del resto, Spielberg era stato il primo a prendere in mano il progetto e i lavoro di Kip Thorne pensando di farne un film.

Alla fine Nolan ce mette pure il baseball pe fa vede che è un regista amerigano… amerigano dentro. Ahwanagana. Maccherone m’hai provocato e io te tesseratto. Anne Hathaway Bona.

E adesso serio: ma davvero me volete fa crede che nella mia libreria Ikea potrebbe esserci un Matthew McConaughey che vuole uscire fuori per spiegarmi che manco quest’anno la Roma non vincerà lo scudetto? Che mi scrive in morse “Ve incula Rocchi”… Ma davero volevamo lascià la Terra per uno scantinato sul bordo di un Buco Nero?

bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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4 thoughts on “Prime visioni/Interstellar ovvero Nolan fa er cucchiato come Totti e lo chiama tesseratto (occhio, spoiler) Lascia un commento

  1. …poi non mi spiego una cosa! In una società dove l’unica cosa rimasta da mangiare è il mais,non c’è carne ,quindi niente animali,altrimenti come farebbero a sfamarli?! infatti nel film non ci sono,ma la domanda è questa…Nella scena in cui Murphy va a trovare il fratello e la moglie le offre un soufflè di mais,dove cavolo le ha trovate le uova? glie l’ha mandate Matthew McConaughey da qualche buco nero? Bah!

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