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Serial&Co(cci)/E’ True detective la serie dell’anno? Ah, bo, però cazzo come ho goduto

true detective 1

Che cos’è?
Nel 1995 due detective indagano su un misterioso omicidio. Diciassette anni un nuovo assassinio con le stesse modalità del precedente avvia una nuova serie di indagini e i due detective che furono sul caso nel ’95 sono tra i sospettati. True Detective è una serie antologica: ogni stagione ha/avrà storie e interpreti diretti. Non solo: un’altra caratteristica è che tutti e 8 gli episodi sono stati scritti dallo scrittore Nic Pizzolatto e diretti da Cary Fukunaga.

Come è stato?
Un’esperienza. Innanzitutto per la qualità della scrittura e ovviamente il livello delle interpretazioni. In effetti ho dimenticato di scrivere che mentre vinceva l’Oscar quale migliore attore per Dallas Buyers Club, Matthew McConaughey era in tv con il suo Rust Cohle, uno dei due investigatori di True Detective. Al suo fianco c’è Woody Harrelson. Con loro Michelle Monaghan, mentre in un paio di episodi si vede anche Shea Whigham (Eli, il fratello di Nucky Thompson in Boardwalk Empire) nei panni di un predicatore spesso brillo, un paio di comparsate. Insomma giusto per farvi capire.

Cosa è stato  (SPOILER)?
True Detective si muove sostanzialmente su tre timeline. 1995, un misterioso omicidio apre uno squarcio su una serie di reati che lasciano pensare che ci sia un assassino seriale di donne e bambini. Marty Hart e Rust Cohle iniziano a indagare.
Nel 2012, un assassinio con caratteristiche simili a quelle del 1995 inducono due detective, Papania e Gilbough, a riaprire le indagini proprio sui crimini di 17 anni prima, ma stavolta sono proprio Hart e Cohle a finire nel mirino. Soprattutto quest’ultimo che, negli ultimi 10 anni, si è trasformato in un barbone alcolizzato che fa il barman e vive come uno sbandato. Nel mezzo, la vicenda del 2002 che porterà alla fine dell’amicizia tra Marty e Rust.

La grande bellezza: i segreti di True Detective
Ma quali sono stati i segreti di True Detective, serie evento che per il finale di stagione ha visto crashare il sistema  HBO Go, facendo arrabbiare migliaia di abbonati? Sebbene sia una storia che parla essenzialmente della caccia a un assassino, anzi a un gruppo di assassini che se la prendono con donne ma soprattutto bambini, ciò che spiazza in True Detective è che, grazie alla particolare struttura di racconto – ovvero l’alternarsi, attraverso lo strumento dell’interrogatorio di continui flash back e flash forward – ciò che ci prende subito la mano non sono tanto le indagini quanto il rapporto tra i due ispettori. Rust e Marty catalizzano subito la nostra attenzione. Sono una coppia alla Arma letale, ma più estrema. Marty è un poliziotto duro, dai valori saldi ma è anche profondamente un uomo con i suoi difetti ed assolutamente indulgente verso le proprie debolezze. Rust è quasi uno Sherlock Holmes, meno simpatico e più spartano, pessimista forse realista sulla vita e sul suo significato, forse più metafisico, geniale come il personaggio di Conan Doyle ma più oscuro. Anzi, Rust Cohle è pieno di lati oscuri. Così, la storia dei due – come hanno costruito un rapporto, come lo hanno distrutto – ci prende subio la mano. Le affermazioni sulla vita e l’universo di Rust ci conquistano, così come le donne di Marty ci arrapano.

Rubano l’occhio le due interpretazioni. Quella di Harrelson non sarà mai capita a pieno per due motivi: a)Troppo simile a tanti altri personaggi boarderline di Harrelson, che abbiamo già visto che che a me continuano a non stancare mai; b)Matthew McConaughey ha letteralmente rubato l’occhio. Il suo Rust è una costruzione perfetta, dall’accento e il tono della voce, a come tiene la sigaretta, è un autentico monumento alla qualità che si può raggiungere in televisione. in ciò è aiutato da una sceneggiatura che gli regala indubbiamente le battute migliori, come quei metafisici discorsi sulla natura umana, le leggi dell’universo che piegano e spiegano la nostra esistenza, il cinismo protettivo, il muro costruito intorno a se stesso dopo la morte della figlia.

Siamo tutti nello stesso ghetto, una fogna gigante nello spazio (Cohle)

Ma tolti Marty e Rust, c’è un terzo protagonista. No, non si tratta di quella gnocca di Michelle Monaghan e nemmeno il Re Giallo o Carcosa. Il terzo personaggio è la Louisiana, devastata, allagata, abbandonata da dio e dagli uomini. Fukunaga indugia tantissimo sui panorami, lunghe carrellate dall’alto di terre appena emerse. Il caos Katrina è spesso ricordato. Nel disastro, in mezzo alla tragedia, gli uomini cattivi sono diventati ancora più cattivi e hanno potuto banchettare, come se il rapporto interrotto con la natura fosse la causa della caduta dell’Uomo. Un legame che emerge anche sotto un altro aspetto, la famiglia. I rapporti familiari sono difficili ma le mele marce non cadono mai lontano dall’albero e lo scopriamo nel settimo episodio, quando Marty e Rust interrogano un Ledeaux, in merito al primo colpevole che trovarono nel 1995. L’uomo ricorda come a suo padre non piacesse quel lato della famiglia e come sempre proprio il padre facesse di tutto per tenerlo lontano da loro. Lui e sua padre sembrano delle brave persone. I cattivi, in True Detective, arrivano dall’albero del male.

C’è la fica?
E’ pieno. Innanzitutto aal minuto 25 del primo episodio Michelle Monghan si risveglia in mutande bella come una dea pagana. Oppure quando lei va a trovare Rust con un vestitino a fiori, i tacchi alti e una bottiglia di vino e Rust se la fa all’impiedi, sbronzo. Al minuto 51 del primo episodio arriva Alexandra Daddario che, nel secondo episodio, al minuto 17 ci regala le tette più belle della storia della televisione (e un culo di tutto rispetto). Poi a un certo punto compare Lili Simmons e tutto perde di significato o meglio il senso della parola culo assume contorni vicino alla perfezione. Ecco la prova:

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Ora raga basta, ho bisogno di un fazzoletto e di un uovo sbattuto.

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I momenti
Facile dire quarto episodio. O il quinto. Ol’ultimo. Come scritto, True Detective va fortissimo quando alterna le tre timeline, e ci tiene sullo zenith di altrettante storie.

Un momento (ricorrente) sono i colloqui in macchina tra Rust E Marty. Come questo qua:

-In cosa credi?
-Io mi considero un realista ma in termini filosofici sono un cosiddetto pessimista.
-Che significa?
-Che alle feste non sono di compagnia.
-Fidati, non sei di compagnia anche in altre situazioni.
-Sono dell’idea che la coscienza umana sia stato un tragico passo falso nell’evoluzione. Siamo diventati troppo consapevoli di noi stessi. La natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa. Noi siamo creature che non divrebbero esistere, secondo le leggi di natura.
-Ma che stracazzo di roba dici, Rust?
-Siamo solo delle cose che si sforzano sotto l’illusione di avere una coscienza, questo incremento delle nostre esperienze sensoriali e della nostra sensibilità. La completa assicurazione che ognuno di noi è una persona a se stante quando in realtà ognuno di noi è nessuno. Credo che l’unica cosa onorevole da fare per una specie come la nostra sia rifiutare come siamo fatti e smettere di riprodurci, procedendo insieme verso l’estinzione. Un’ultima notte bella quale fratelli e sorelle si liberano da un trattamento iniquo.
-Facciamo in modo che d’ora in poi la macchina sia un luogo di riflessione silenziosa

Il momento in cui trovano la chiesa con i murales è un incubo horror che prende forma di fronte ai nostri occhi.

Il piano sequenza alla fine del quarto episdio è non solo una prodezza tecnica ma una corsa senza fiato dentro un quartiere incendiato dalla violenza. Stiamo con il fiato sospeso mentre Rust cerca di raggiungere Marty e portare la sua preda fuori dalla zona del pericolo.

La cattura di Reggie che fa il giro completo con il finale in cui ci introduciamo nel cuore nero di Carcosa. Enrambi sono degni de Il silenzio degli innocenti o di qualsiasi altro cupo signore del Male abbiate incontrato.

Il quinto episodio è un capolavoro. Mentre Rust racconta la teoria del tempo è un cerchio piatto, Pizzolatto e Fukunaga alternano di continuo le time line abbracciando dal 1995 al 2012. Ne esce fuori una scultura – come quella stessa che Rust fa nel 2012 con le lattine di birra – con i nostri eroi fermi, incstri nel tempo in cun cerchio di violenza che non riescono a spezzare. Time is a flat circle: quando Rust ci racconta la teoria M, non facciamo fatica a capirla e a interiorizzarla.

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Sono molto affazionato anche all’episodio numero 6, quando Marty si fa Beth alla missionaria mentre una statuetta raffigurante un diavoletto li osserva.

Poi c’è il magazzino di Rust, un universo creato da un Big Bang di violenza, in cui il detective, ormai allo sbando cerca di mettere ordine, alla caccia di un filo rosso che lo conduca dal Re Giallo.

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Forse non sapete che…
Nel quarto episodio (“Who Goes There”) Marty/Harrelson incontra lo sceneggiatore Marc Pizzolatto. Lui sta seguendo una pista e chiede al barista. Il barista è Pizzolatto. Marty fa le sue domande, Pizzolatto è reticente. Allora in detective fa il duro, minaccia di chiudere il locale ma poi dice quasi scandalizzato della banalità da detective televisivo che ha appena pronunciato esclama: “Ma che parole mi metti in bocca?”. Be’, detta allo sceneggiatore principe della serie, la cosa a me ha fatto ridere, ridere forte.

LO SPOILER
Il cattivo è Forrest Gump. E ho detto tutto.

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E alla fine…
True Detective sarà trasmesso da Sky Atlantic il prossimo settembre 2014.

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2 pensieri riguardo “Serial&Co(cci)/E’ True detective la serie dell’anno? Ah, bo, però cazzo come ho goduto Lascia un commento

  1. Mi era stato caldamente consigliato, ma solo dopo aver letto il tuo articolo ho dato una chance a questa serie e beh, grazie.
    Ora non scrivere che Gossip Girl è la serie del secolo, che poi ci credo.

    Mi piace

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