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Terminator Salvation – Sparate, vi prego, sugli spettatori inermi

terminator salvation
Una volta vorrei vedere un film d’azione che, senza compromessi,  si contrapponga alla vena autoriale che sta contagiando il genere, ultimo esempio i Watchmen, tra i punti più alti raggiunti. Non che qui la cosa non sia apprezzata ed amata. Anzi. A N Z I. 

Però, quando un film di fantascienza che dovrebbe essere tutto battaglie e corpo a corpo, perde il confronto con chi lo ha preceduto (leggi film di franchigia ma anche i cugini di genere) a livello di qualità della scrittura, con conseguenti ricadute nella resa degli attori, beh, a quel punto sorge un dubbio: non era meglio pensare un’ora e 50’ di esplosioni e massacramenti, senza perdere tempo a fare di Christian Bale uno psicopatico che manco in American Psycho e dover assistere all’agonia di Bryce Dallas Howard e dell’altra thailandese bona solo per fare i massaggi (o bona solo, tanto è uguale) di cui non ricordo nemmeno il nome? Perché la cosa assurda di Terminator Salvation è che le scene di azione sono clamorose, qualche idea strepitosa – tipo la scena del’elicottero che precipita, un paio di inseguimenti in auto, battaglie furiose tra robots alti come grattacieli – ma il parlato è di una mediocrità che mi ha fatto calare le palle ogni volta che ci si fermava e qualcuno tentava di spiegare o di ragionare su quanto avvenisse.
L’obiettivo, a posteriori francamente inane, era di lavorare sul binomio uomo – macchina, scavare nel futuro dell’Uomo che affida sempre di più il suo avvenire alla tecnologia, forse ragionare sul concetto di umanità (cosa ci rende esseri umani? essere fatti di tessuti e ossa? l’autocoscienza e saper discernere tra Bene e Male?). Affidare un obiettivo del genere a McG è come chiedere a Mike Tyson di recitare Macbeth, a Simone Loria di essere Lady Macbeth e di far riprendere il tutto ad Ed Wood. L’unica trovata che il regista di, ricordiamolo, Charlie’s Angels, è riuscito a tirare fuori dal cappello è il primo piano di Marcus Wright con lo sguardo per metà umano e caldo e per l’altra freddo, rosso e meccanico. Per il resto dialoghi che lasciano intravedere la la discrepanza tra quel che si voleva – spessore – e quel che si ottiene – un pasticcio confuso tra aspirazioni dell’Uomo e macchinazioni sul futuro.
Se McG avesse lavorato solo sul lato dell’azione – ripeto molti momenti, in tal senso, sono grandiosi – o se si fosse aggiunto del materiale e delle scene che chiarissero meglio motivazioni e soprattutto il complesso rapporto tra il passato e il futuro, tra quello filmico e soprattutto nel rapporto nella futura esalogia di Terminator, forse il film avrebbe fatto il salto. Infatti, erano anni che non assistevo ad un film di questo genere che duravasse meno di due ore, o due e un quarto!
Il paradosso finale (e qui spoilero per cui attenzione) è rappresentato da un film con eccellenti momenti di azione che si conclude con il sacrificio di uno dei suoi eroi su un tavolo operatorio per un trapianto di cuore. Cazzo, fateli morire in battaglia, tra esplosioni, squartamenti, ustioni, pallottole che fracassano le ossa e un fuoco finale purificatore. Un’operazione a cuore aperto… manco fosse E.R..

 

in bruges

**½

Non sei andato malissimo ma neanche troppo bene… come il Tottenham
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