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Drive di Nicolas Winding Refn – You keep me under your spell

drivedriveLa forma è contenuto. Non  ricordo quale filosofo passò lunghe ore seduto sulla tazza del cesso per forgiare questa perla di saggezza ma so che è una verità al pari di “Bellezza è verità, verità è bellezza”.
Drive è definitivamente tutte e due le cose. La storia è ridotta all’essenziale: per arrotondare, uno stunt cinematografico (Ryan Gosling) fa l’autista per la malavita. Chi lo vuole lo cerca, lo paga ma lui aspetterà solo cinque minuti prima di lasciarvi con le braghe calate, qualsiasi cosa voi stiate facendo. La sua abilità alla guida lo rende irraggiungibile. Insomma, è un dipendente prezioso per un onesto commercio in rapine e aggressioni. Sempre per racimolare qualche spicciolo il nostro eroe lavora in un’officina. Il suo sogno è diventare un pilota di Nascar. Con il suo capo e amico ha costruito un’auto, finanziata da un piccolo boss che una volta era un produttore di film d’azione. Il ragazzo prende una cotta per una ragazza (Carey Mulligan), madre di un figlio. Quando il padre (e marito della ragazza interpretato da Oscar Isaac) esce di prigione, il sogno di una vita normale del ragazzo si spezza. Il galeotto ha un debito verso un non meglio precisato malavitoso che lo costringe a rapinare un monte dei pegni. Minacciano la famiglia. Il ragazzo si offre di aiutarlo perché sa che se sarà lui a guidare non potrà accadere nulla. Non tutto va come dovrebbe e come i sogni anche la dura realtà si ritorce contro a tutti i personaggi, esplodendogli in faccia.
Non andrò oltre nel racconto ma la storia è semplice come l’ho raccontata. Ma è come la racconta Nicolas Winding Refn che conta davvero. Sì perché il 41enne regista da Copenhagen, una faccia da serial killer, all’attivo Bronson e Valhalla Rising, mette in scena un’iperrealista incubo urbano, in cui tutto è soffuso e al rallentatore ma non avrete un attimo per rendervene conto, tanto tutto è attesa e orgasmo dell’attesa, in cui due semplici inseguimenti in auto ti fanno mettere in dubbio tutto quello che hai visto e imparato sugli inseguimenti in auto nei problematici Ottanta di Hazzard, A-Team e Miami Vice. E Refn si mostra anche un feticista dello specchio e del gioco di riflessi, ombre e rimandi, spesso nascondendo il godimento dietro un vetro o un lunotto. In un ossessivo richiamo alla città tentacolare e le sue migliaia (milioni?) di strade, rimandandoci dall’alto le immagini di una Los Angeles avvolta nel buio e che si crogiola nelle mille (milioni) di luci che nascondono altrettante vite da scoprire. Con un Ryan Gosling che ha una faccia così triste, ma anche fredda e spietata da spezzarti il cuore, mentre, quando sorride, dentro le pieghe della bocca di Carey Mulligan sembra nascondersi dio in persona. Un dio buono, un dio dolce, un dio bello. Con una colonna sonora che, liquida e rarefatta, restituisce echi digitali di un universo freddo ma meraviglioso, inserita opportunamente in ogni sequenza come e forse anche meglio di un musical. Senza dimenticare la direzione degli attori secondari: Bryan Cranston ormai vive di luce propria, Ron Perlman è sui suoi standard assoluti e stupisce James Brooks mentre Christina Hendricks dà un nuovo significato al concetto “rapinare un negozio con tacco rigorosamente 12”.
Il tutto senza mai rifugiarsi negli stilemi consunti dell’action movie, anche perchè Drive non è un action movie, nascondendosi tra le braccia di un montaggio frenetico ma, al contrario, in una ricerca spasmodica dell’inquadratura perfetta, in un’esigenza formale specchio di un rigore nella ricerca della bellezza in sè che sfiora quella della verità. Perché la forma è contenuto, la verità bellezza e la bellezza è verità. Prima di vedere Drive non vi serve altro.

americanbeauty*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…

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3 pensieri riguardo “Drive di Nicolas Winding Refn – You keep me under your spell Lascia un commento

  1. Esagerato.

    Proprio un bel film (il migliore del diseguale Refn), ma certe parole si usano solo per un capolavoro. Fra vent'anni manco te lo ricordi. Mentre The Heat o Vivere e Morire a Los Angeles staranno ancora là a sfavillare (messo i primi due che mi vengono, ve').

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  2. Non so se tra vent'anni me lo ricorderò, o se sarò ancora viva, so però che questo film per me ha leggermente riscritto il significato di action-movie. Qualcuno l'ha definito come b-movie d'autore. Ci sta tutto direi.

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