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Prima visione – Laudi di Batman, di Spiderman, di Iron Man e degli anti-eroi

defendor

defendorArthur Poppington ha un’intelligenza sotto la norma. Dopo aver dismesso i panni di operaio di un’azienda di manutenzione stradale, si traveste da Defendor, un “vigilante” che pattuglia la città a caccia di criminali e del suo super-nemico, Capitain Industry, uno spacciatore di borgata che, erroneamente, ritiene responsabile della morte della madre. Armato di biglie, vespe e videocamera Arthur-Defendor cerca di fare la differenza in un mondo che lo ritiene solo uno stupido.

Difficile scrivere di Defendor. Non è un film su un supereroe, tanto meno uno dei fumetti, perché il protagonista non lo è. Defendor è la storia di un outsider, una persona con un QI di 80, un Forrest Gump, che si ritrova incastrato nel mondo immaginato dai fumetti, dai supereroi e dalle storie che gli hanno raccontato suo madre e suo nonno. Defendor non è certo l’eroe interpretato da Tom Hanks e raccontato da Robert Zemeckis. Non si tratta nemmeno di una di quelle storie che piacciono tanto agli attori fighi di Hollywood, che narrano piccoli traumi familiari, uno con Benicio del Toro, per dirne uno, o Halle Barry o Billy Bob Thornton o William H Macy.

Defendor è un po’ come Batman Begins, in cui l’iper-realismo è applicato alla concezione superomistica dei supereroi, ma l’ho già scritto, Defendor non è un supereroe. Eppure, Defendor, in un modo tutto suo, questo racconta, di una famiglia e di una vita difficile, di vite sperperate su un marciapiede, chi a tenere un cartello “rallentare”, “fermo”, altri a fare marchette a un poliziotto corrotto che dovrebbe fare l’infiltrato, ma è un infiltrato nella polizia, non certo nella criminalità.

Dopo 531 parole, ancora non sono riuscito a capire e, soprattutto, spiegare, che film è Defendor. Forse è tutte queste cose insieme, ben amalgamate con una regia sicura e una sceneggiatura che si è lasciata condurre. Con dei protagonisti speciali: l’ormai onnipresente Woody Harrelson che sembra aver scoperto il segreto di un buon copione e senza chiedersi troppo dalla carriera – e forse dalla vita – sta inanellando filmetti a basso costo, ma grande ispirazione; c’è Kat Dennings che dopo aver impressionato in Chuck e Norah con le sue labbra sexy e la sua interpretazione sottovalutata – da tutti, anche da lei – ci riprova qui, qualche chilo in meno (ma non troppi in meno) ma sempre affascinante, vorrei dire sexy, ma molto sexy, cioè, se una ti promette un pompino con quelle labbra lì, c’è da non capirci più niente. Peter Stebbings, il regista, deve saperlo bene e in un paio di occasione il personaggio si tira fuori di impaccio grazie a questa dote; come Defendor, che si salva, con la sua stupidità, con la sua ingenuità, con la sua purezza, con la sua onestà. Perché ad essere puri, ingenui e onesti in questo mondo ci vuole coraggio, ci vuole più coraggio che a combattere Goblin con dei poteri da ragno atomico, o i terroristi nascosto in uno esoscheletro distruttore. Bisogna essere degli eroi, un eroe di tutti i giorni per mettersi davanti al Joker armati solo del proprio ego. O di fronte a malavitoso di una qualsiasi borgata di una qualsiasi città americana, e diventare noi stessi degli eroi.

forrst gump**** la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

 

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