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Fleishman a pezzi: recensione, migliori frasi e citazioni

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Fleishman a pezzi è la serie tv disponiobile su Disney+ con Jesse Eisenberg, Lizzie Caplan e Claire Danes. Fleishman a pezzi è tratto dal romanzo omonimo di Taffy Brodesser-Akner.


Fleishman a pezzi può essere la serie tv del 2023. Certo, siamo ancora a marzo, ma la qualità della scrittura, della messa in scena e delle interpretazioni è talmente alta da darmi il coraggio di sbilanciarmi. Tratta dal libro di Taffy Brodesser-Akner, con l’adattamento curato da lei stessa, Fleishman a pezzi inizia come il racconto alleniano del divorzio di Toby Fleishman, le sue prodigiose avventure nel mondo delle app di dating e dell’incredibile disponibilità di donne sue coetanee a concedersi per del sano intrattenimento o dolce su-e-giù di kubrickiana memoria. Il titolo gioca a richiamare proprio un film di Woody Allen del 1997, Decostructing Harry, Harry a pezzi per l’appunto. Toby è interpretato da Jesse Eisenberg, diretto da Allen in To Rome with Love e Cafè Society. Due. Belle. Porcate.

Fin qui siamo in un territorio conosciuto, conosciutissimo e io mi sento quasi a casa vedendo un personaggio a spasso per Manhattan ed è affetto da logorrea venata dall’irresistibile umorismo ebraico. La sensazione è che Woody Allen possa apparire da dietro un angolo. Scorro su Wikipedia la lista di registi e produttori, niente, niente Woody. Mano a mano che l’episodio uno lascia spazio al due, e poi al tre e così via, la situazione cambia. Fleishman a pezzi diventa tante altre cose, Manhattan lascia spazio al Dr. House – Medical Division e poi a Friends.

Toby spiega la teoria dell’universo a blocchi, secondo cui il passato, il presente e il futuro convivono contemporaneamente, esistono simultaneamente, sembra una roba da Red Ronnie, No-Vax e Beppe Grillo ma è anche l’espediente narrativo per cui le avventure del medico divorziato diventano un viaggio nei ricordi. Quando dentro questi momenti entrano Seth e Libby, amici dell’università con cui Toby condivise un viaggio in Israele, le dimensioni della serie tv si ampliano, trasformandosi in un tesseratto di emozioni.

Fleishman a pezzi diventa un viaggio nel come eravamo, su dove sono finiti i nostri sogni, in cosa si sono trasformati e perché, varcata la soglia dei quarant’anni, tutto nella nostra vita diventa estremamente deludente e faticoso e doloroso, dalle litigate tra coniugi ai complicati rapporti lavorativi. Dove si è smarrito il ragazzo che voleva divorare il mondo, cambiare il modo di fare, di pensare e di vivere le cose? Dove è la persona che mai e poi mai sarebbe diventata un barboso signore pantofolaio come era stato il padre e probabilmente il nonno prima di lui? Dove è finita la giornalista avida di storie da raccontare, desideroso di raccontare la vita ed è finita in una relazione clandestina con un collega e a non riuscire ad abbattere la porta del patriarcato nella redazione in cui lavora? Il tempo passa e le nostre potenzialità appassiscono, restano i ricordi, dolorosi nel confronto fra quello che volevamo diventare e ciò che effettivamente siamo.

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Non contenta di tanta amarezza e complessità, riportando passato e presente insieme e perdendo nel confronto, Taffy Brodesser-Akner alza ancora la posta e ci accorgiamo che Fleishman a pezzi parla di ulteriori traumi come il cyber-bullismo, quelli legati al parto e alla difficoltà di essere una madre e una professionista, riuscire a portare avanti famiglia e lavoro, senza perdere la ragione e i pezzi della propria vita. E mentre tutto accade davanti ai nostri occhi e tutto contemporaneamente, capiamo che Toby non è il vero protagonista, non la vittima di una moglie “cambiata”, ma che forse è uno stronzo; lentamente vediamo, in una mossa “alla Rashomon”, gli altri punti di vista: quello della moglie, Rachel (Claire Danes), vittima di un esaurimento nervoso, ridotta ad andare in giro per Manhattan in tuta e a dormicchiare al parco, e di Libby (Lizzie Caplan), incastrata in una crisi scatenata dall’aver lasciato il lavoro, dove collezionava delusioni su delusioni.

Soprattutto Taffy Brodesser-Akner tratteggia un paio di personaggi femminili indimenticabili. Tutto parte da Toby ed è interessante vederlo destreggiarsi dentro il divorzio e il riacquistato status di single, ma sono le ferite di Rachel e l’irresoluta voglia di fare la differenza di Libby a conquistare, a parlare al nostro cuore, sospirare al tempo che passa che “non potevamo vincere questa battaglia? Questo era il problema. Non saremmo stati giovani mai più». Fleishman a pezzi parla a tutti noi, quarantenni e cinquantenni, con dolcezza, sospirando ma ricordando che ci sarà tanto ancora per cui emozionarsi perché  «correvamo solo il rischio di non ricordare che il presente è il migliore di tutti momenti possibili, che proprio ora eravamo più giovani di quanto non saremo mai stati».

Ps: amo Lizzie Caplan, sempre straordinaria, mai banale, mai uguale a se stessa.

Migliori frasi e citazioni di Fleishman a pezzi

Episodio 1

Tu lo sai chi va a yoga? Le ragazze. Lo yoga è la chiave per dimostrare a una donna quanto sei evoluto e quanto sei disposto a rifiutare il patriarcato che lei teme e disprezza. Seth

Divorzio dopo 15 anni con una donna che non mi faceva nemmeno pisciare in piedi. Fleishmann

Il matrimonio è per i fessi.

Episodio 2

Tobey amava l’estate.

Episodio 3

Toby: Pensavo che nell’esercito israeliano insegnassero delle tattiche di difesa.
Libby: Le insegnano, ma non da Seth.

Seth: Devi rilassarti.
Toby: Sarei rilassato se eiaculassi tanto come te.

No, tesoro ti sbagli, non funzionava così la Gestapo. Toby

No, non ne voglio parlare. Se mi mandi lì per parlare e poi vuoi che ne parli con te è meglio che mi uccidi subito. (Rachel dopo la terapia di gruppo)

Episodio 4

Toby aveva ignorato Facebook dopo il suo divorzio, perché il solo guardarlo lo demoralizzava. Facebook era un paesaggio di strade non imboccate e di momenti di beatitudine reali o fittizi che non sopportava. Sì meglio restare lontani da Facebook. Voce narrante

Quelli erano i suoi ricordi, intrappolati tra quelle mura. Voce narrante

Episodio 5

Toby non aveva mai capito per quanto tempo bisognasse guardare l’alba. E con quel pensiero la solitudine tornò. Voce narrante

Divorziare non ti rende meno sposato. Voce narrante

Forse abbiamo mangiato una razza in via di estinzione. Avevamo la città ai nostri piedi. Toby

Crescere faceva schifo. Voce narrante

Episodio 6

Hai divorziato, non hai ottenuto la promozione. Benvenuto tra i grandi. Sorella di Toby

Episodio 7

Per tutta l’estate l’avevo vista solo attraverso gli occhi di Toby, dimenticando una verità essenziale del giornalismo: ogni volta che qualcuno ti racconta la sua versione della storia devi domandarti sempre cosa direbbe la controparte se fosse lì con te. E avevo dimenticato la lezione ricevuta da ogni storia che avevo scritto: nella vita i cattivi non esistono, così come non esistono gli eroi. Siamo tutti grandiosi, siamo tutti pessimi e siamo tutti fallibili. Nessuno escluso.  Nessuno. Libby

Episodio 8

Non voleva smettere di fare quello che amava per il successo quando per lui il successo era fare quello che amava. Voce narrante

Che posso dire? la vita è un processo in cui raccogli persone che poi accantoni quando non ti sono piu utili. L’unica eccezione sono gli amici che ti fai al college. Voce narrante

Io credo che per il matrimonio valga quello che si dice della democrazia: hai la peggiore forma di governo ma le altre sono peggio. Libby

Ci innamoriamo e decidiamo di sposarci in quel singolo incredibile momento. E se tutto quello che succede dopo vivesse in funzione del ricordo di quei momenti? Forse per questo ci sono tanti divorzi: guardiamo noi stessi e i nostri coniugi cambiare e ci sforziamo costantemente di ricordare i motivi per cui abbiamo fatto questa scelta. Confondiamo la persona più vicino a noi con la nostra infelicità. Pensiamo che forse rimuovendo la saremo di nuovo noi stessi. Ma non siamo più noi stessi. Non siamo noi stessi da tanto tempo e la colpa non è dell’altro, sarebbe successo comunque. E come avremmo affrontato il fatto che il tempo sarebbe passato lo stesso e che non potevamo vincere questa battaglia? Questo era il problema. Non saremmo stati giovani mai più. Correvamo solo il rischio di non ricordare che il presente è il migliore di tutti momenti possibili, che proprio ora eravamo più giovani di quanto non saremo mai stati. Libby

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