Vai al contenuto

The Suicide Squad – Missione suicida, la recensione-missione spoiler

The Suicide Squad – Missione suicidaDa James Gunn, The Suicide Squad – Missione suicida è il sequel-non sequel sulla squadra di supercriminali costretti a salvare il mondo. Costretti a stare dalla parte giusta sotto la minaccia di una capsula esplosiva alla base del cranio, faranno ciò che nessun altro può, soprattutto perché sacrificabili e completamente folli.

“Ogni membro del team ha caratteristiche che lo rendono unico” spiega Amanda Waller salvo poi presentare Bloodsport e Peacemaker con le stesse identiche parole. Inizia come il primo-non primo Suicide Squad questo The Suicide Squad, con la presentazione dei personaggi, più sintetica ed incisiva, e poi via tutti in missione, verso un’isola sudamericana in cui è celato un segreto che va distrutto, ma in effetti il primo gruppone di supercriminali, in verità, è solo un diversivo: moriranno tutti, o quasi, perché un po’ come ne Il Trono di Spade, nessuno è al sicuro, mentre la squadra con Bloodsport, Peacemaker, Ratcatcher 2 (“Non potevamo permetterci Ratcatcher 1?”) e Polka-Dot man si addentra nella foresta verso l’obiettivo.

E le sorprese non finiscono qui, perché Gunn ha alzato subito il livello dell’ironia sul genere, mettendo in scena personaggi con superpoteri inutili come T.D.K., capace di controllare delle braccia mobili per dare degli schiaffetti ai nemici.

E gli oltraggi ai fan del genere, soprattutto Marvel, continuano. C’è Polka-Dot Man, il supereroe depresso affetto da bulimia da poteri (-Bloodsport: Moriremo tutti. -Polka-Dot Man: Io lo spero.), il Captain America crudele, Peacemaker (“Porterò la pace a costo di uccidere tutti”); c’è l’indimenticabile Ratcatcher 2 (la “domatrice dei ratti”, interpretata dalla dolce Daniela Melchior), a cui è affidato il lato umano del film, la sua strenua difesa degli ultimi “perché se anche un ratto può avere dignità allora possiamo averla tutti”. Ed è proprio lei, alla fine, a tirare fuori dai guai personaggi ben più muscolari.

The Suicide Squad – Missione suicida prosegue così tra massacri, squartamenti, decapitazioni, battute e dialoghi volgari al limite del pornografico, come quando T.D.K., interpretato da un irriconoscibile Nathan Fillion, dice ad Harley Quinn-Margot Robbie “Tu sei l’unica che può portare il mio giavellotto”: giuro che ho pensato una roba brutta.

E Harley Quinn il giavellotto lo tiene alto (!) per davvero: si innamora, scopa (scena castissima del resto, l’unica delusione del film), abbandona il look da puttana per un vestito da principessa rosso sangue, che non esita a stracciare per uccidere, con i brandelli dell’abito, chiunque gli si pari davanti – compreso il distillare un po’ di quella morte dolcissima attraverso la stretta delle sue cosce intorno al collo del suo nemico. Si salva da sola Harley Quinn mentre i testosteronici colleghi litigano su chi dovrebbe scalare il palazzo in cui era prigioniera.

the-suicide-squad-missione-suicida-recensione

E nel rovesciamento delle priorità, del machismo e del finto pudore di film in cui è viene mai non mostrato il sangue per evitare la censura, The Suicide Squad – Missione suicida continua, venandosi, minuto dopo minuti di un rosso che macchia la bandiera a stelle strisce, in un acceso anti-americano che mette al centro le basi americane all’estero dove gli USA lavano i panni sporchi e lasciano che altri violino, per conto loro, i diritti umani e costruiscano armi di distruzione di massa. Una Abu Ghraib del cinecomics. Così, il mostro “finale”, Starro il Conquistatore, altro non è che un alieno che si faceva i cazzi suoi, fluttuando nello spazio prima di essere catturato dagli astronauti americani allo scopo di trasformarlo in un’arma.

Se c’è una cosa in tutto questo anticonformismo che forse stona, la struttura del racconto: la solita caccia al mostro, un gruppo di individui che deve riuscire a lavorare come squadra, lo show-down finale. Si poteva fare meglio? Si poteva fare di più? Forse, ma capita quando si deve stare al passo con la necessità di rottura che spesso è nelle parole e nei gesti ma non nella forma racconto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: