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Alien e le sliding doors sulla Nostromo 

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Se non fosse stato per la morte di John Cazale, probabilmente Ripley sarebbe stata interpretata da Meryl Streep; senza il fallimento del progetto Dune di Jodorowsky, stritolato tra le ambizioni del suo regista e la diffidenza dei produttori, forse non avremmo avuto lo script di Alien, ma sicuramente, lo xenomorfo avrebbe avuto tutt’altri connotati. Se Ridley Scott non fosse stato folgorato nel Chinese Theatre di Los Angeles dalla visione di Guerre Stellari, la sua seconda opera sarebbe stato l’adattamento di Tristano e Isotta. 

La strada che porta alla realizzazione di un film è un percorso a ostacoli e, a ogni passo, c’è un bivio dove ogni scelta può portare in una nuova direzione, alla gloria o al fallimento. 

Questa e altre storie sono raccontate in
Alien. Misteri, inquietudini e segreti del film cult di Ridley Scott,
il mio libro sul classico della fantascienza che trovare online e in libreria.

Dopo il successo, soprattutto di critica, di Dark Star, per lo scrittore, attore, produttore ed effettista Dan O’Bannon si aprirono diverse possibilità. Fu chiamato dal regista Alejandro Jodorowsky per lavorare agli effetti speciali di Dune, la trasposizione cinematografica del romanzo di Frank Herbert. Con una sceneggiatura alta come l’elenco telefonico di Londra, il cileno voleva girare in 70 mm e aveva grandi ambizioni: i Pink Floyd avrebbero dovuto comporre la colonna sonora, tra gli attori aveva scritturato Salvador Dalì e Orson Welles e tra i creativi c’erano Moebius, Chris Foss e Hans Ruedi Giger. O’Bannon fu catapultato in un laboratorio artistico pieno di personalità enormi, ma soprattutto, una sera, conobbe Giger. Lo svizzero gli mise in mano il “suo” Necronomicon. Fu nelle pagine del libro di Giger che lo aspettava l’opera che sarebbe poi diventata Alien. Quando, durante la pre-produzione del film Fox, si iniziò a discutere all’aspetto del mostro, esso era già stato disegnato dalla mente (per alcuni) disturbata di Giger. O’Bannon diede a Ridley Scott Necronomicon e anche l’inglese non ebbe più dubbi: avevano trovato il mostro. Se quell’incontro, in Francia, pensando a Dune, non ci fosse mai stato? E se il progetto non fosse fallito, O’Bannon avrebbe scritto Alien? Quando Dune fu abbandonato, O’Bannon tiornò in patria senza un soldo. Chiese ospitalità all’amico Ron Shusett. Mentre bivaccava sul suo divano, si fece impellente la necessità di vendere una sceneggiatura. Decise di gettarsi anima e corpo nello sviluppare un’idea a cui aveva iniziato a lavorare qualche anno prima, intitolata Memory. O’Bannon si era bloccato dopo 29 pagine e chiese all’amico Shusett di aiutarlo a scrivere. Alien nacque su quel divano, scritto in poche settimane, mentre i due si ingozzavano di hotdog.  

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C’è mancato poco che Alien fosse un progetto low budget di Roger Corman. Scritta la sceneggiatura, non restava che venderla e fu proprio la casa di produzione di Corman a fare l’offerta migliore finché un giorno, un amico di Shusett, rimase folgorato dallo script e chiese a Shusett e O’Bannon di dargli due settimane per cercare di piazzarlo in una major. Mark Haggard conosceva Walter Hill, giovane regista e sceneggiatore che aveva da poco aperto, insieme a David Giler e Gordon Carroll, una casa di produzione ammanicata con la Fox. Passò la sceneggiatura attraverso la finestra degli uffici di Hill chiedendogli di leggerla. Il resto è storia. Fu la Brandywine Productions ad aggiudicarsi i diritti e la piazzò proprio alla Fox, che nel frattempo aveva prodotto Star Wars. La sceneggiatura di O’Bannon e Shusett era al posto giusto al momento giusto. 

Star Wars fu galeotto anche in un’altra occasione. Il film di Lucas era nelle sale quando Scott si trovava a Hollywood per promuovere I Duellanti, il suo primo film, premiato a Cannes, in cui aveva investito i risparmi della sua attività di successo nella pubblicità. Fu David Puttnam – il suo produttore che aveva scoperto Hugh Hudson e Alan Parker – che lo convinse ad andare al cinema. Otto file dallo schermo, Ridley Scott fu sconvolto dalla visione della Morte Nera sullo schermo, capì che non poteva nemmeno lontanamente pensare di dirigere un film su cavalieri, dame, giostre medievali, armi e tenzoni a cavallo. «Rimasi avvilito per una settimana e pensavo “Fottiti Lucas”» dichiarò il regista in seguito. Tristano e Isotta morì lì, su quella poltroncina del Grauman’s Chinese Theatre.

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Sigourney Weaver non fu la prima scelta per il ruolo di Ripley. All’epoca era una giovane attrice che bazzicava i teatri di Broadway e Off Broadway. I produttori avevano valutato Katherine Ross, Genevieve Bujold ed Helen Mirren. La Morgana di Boorman sarebbe potuta essere Ripley, al pari dell’attrice vista ne Il Laureato, Butch Cassidy e La Fabbrica delle Mogli oppure Genevieve Bujold, candidata all’Oscar per Anna dei mille giorni. C’era un quarto nome sulla lista dei produttori, quello della compagna di corso di teatro a Yale della Weaver. Si chiamava – e si chiama tutt’ora – Meryl Streep, ma il destino ci mise pesantemente lo zampino. La detentrice del record per il maggior numero di nomination al Premio Oscar (21), vincitrice di tre premi Oscar nonché l’interprete più nominata al premio Golden Globe (31 con 9 vittorie) all’epoca era fidanzata con John Cazale, il quale morì il 13 marzo 1978. Il casting per Ripley si svolgevano proprio in quei giorni e Gordon Carroll spiegò che nessuno se la sentì di chiamare Meryl per il provino, a causa del lutto appena subito. 

Poi Warren Beatty suggerì Sigourney Weaver a Scott e Carroll. Il resto è storia.

Per l’uomo dentro il costume, Bolaji Badejo, l’incontro con Alien fu una vera e propria porta, quella dove è entrato una sera per andare a bere una birra e incontrò un membro della produzione del fil  Fox, anche lui nel pub per rilassarsi. Quando lo vide, Peter Archer pensò fosse perfetto e organizzò un appuntamento con il suo capo. Lo avevano trovato. 

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Sliding door o sfiga o chiamatela come volete quella di Jon Finch, scelto per interpretare Kane, che si sentì male il primo giorno sul set, fu portato all’ospedale e fu sostituito da John Hurt. Anche l’attore inglese visse una sliding door. Era stato inizialmente contattato per lavorare in Alien, ma rifiutò perché aveva preso un altro impegno per girare un film in Sudafrica, Zulu Dawn. Ma i servizi segreti della nazione africana lo scambiarono per un attivista politico e gli rifiutarono il visto. Il giorno in cui Jon Finch si sentì male, John Hurt era a Londra, Scott lo contattò, parlarono tutta la notte della parte e il giorno dopo alle 7.30 era pronto per girare. Hurt divenne Kane, Finch finì all’ospedale. Ritrovò Scott nel 2005, quando lavorò a Le Crociate. 

Per tutto il presto
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