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Il Trono di Spade 7×1 – Roccia del Drago Recap: Sweet Home Dragonstone

game of thrones il trono di aspire sigla

Tempo di lettura: 4 minuti e 38 secondi

Spoiler Alert: pubblichiamo il recap del primo episodio della settima stagione de Il Trono di Spade, trasmesso il 24 luglio su Sky Atlantic. Se non avete visto la puntata non proseguite perché “there will be spoilers”

Che cos’è?

La serie che quando Arya Stark incrocia Ed Sheeran allo struscio nelle Terre dei Fiumi, pensi che gli stia per tagliare la gola e le corde vocali con un ramo.

Che è successo?

Il Nord non dimentica e tanto meno può ignorare le Nozze Rosse. Nel cold open pensato da Benioff e Weiss, una rarità per Il Trono di Spade, le intenzioni sono chiare fin da subito: sotto la faccia di Walder Frey (David Bradley) c’è Arya (Maisie Williams) che fa strage di tutti gli esponenti “che contano qualcosa” dell’odiata casata che decapitò gli Stark, nella stessa sala in cui furono massacrati la madre, il fratello e la cognata che portava in grembo il (futuro) nipote. Arya lascia in vita le donne, non per simpatia di genere, ma per testimoniare quanto è accaduto: il metalupo è vivo e molto incazzato. Andate pure a raccontarlo in giro per Westeros.

Sfido chiunque a non aver pensato agli infiniti modi in cui Arya avrebbe potuto fare macelleria dei soldati Lannister che incontra lungo la strada verso Approdo del Re. Segno di quanto sia diventata pericolosa: immaginatela mentre taglia la gola a Ed Sheeran, protagonista della scena, sussurrandogli “porta i miei rispetti alla Galway Girl”.

Altri figli del Nord cercano la loro strada. Tra di essi, Meera Reed (Ellie Kendrick) e Bran Stark (Isaac Hempstead-Wright), il giovane lupo continua a seguire i movimenti dell’esercito dei non-morti, tra le cui fila ci sono anche i giganti, un’orda che si ingrossa ogni giorno che passa, anche grazie all’aiuto fornito da Arya. I due vagabondi sono finalmente arrivati alla Barriera; Edd, il nuovo Lord comandante dei Guardiani della Notte, li lascia passare. Non sa che Bran ha un localizzatole GPS impiantato sotto pelle dal Night’s King.

A Grande Inverno è tempo di Parlamentarie. Mai vista una monarchia in cui si dibatte così tanto e così vivacemente. Il re del Nord vuole perdonare le famiglie dei traditori, ma Jon Snow (Kit Harington) è contestato addirittura da sua sorella: Sansa (Sophie Turner) reclama vendetta contro i Karstark e gli Umber per premiare, con le terre dei traditori, chi è stato fedele agli Stark. La scena è tosta e Sansa è combattiva, ma Jon è calmo e freddo. Sgancia un paio di insegnamenti paterni (“Chi pronuncia la sentenza deve anche eseguirla” e “Tutto ciò che precede il però sono stronzate”), Sansa dimostra di aver appreso gli insegnamenti di Ditocorto e Cersei. Intanto Tormund (Kristofer Hivju) prosegue il suo corteggiamento ferino a Brienne (Gwendoline Christie): ogni volta che la incrocia, le regala quello sguardo assassino e in sottofondo parte Careless Whisper.

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Se il ritorno a Dragonstone è un grande momento visivo, con spettacolari panoramiche sulla roccaforte Targaryen e la suggestione della Khaleesi (Emilia Clarke, madre dei draghi e ricordiamolo anche di John Connor nel peggior Terminator della storia) che affonda la mani nella sabbia dove è nata e sfiora il grande tavolo raffigurante la mappa di Westeros sul quale per secoli i suoi antenati hanno pianificato il loro dominio – anche scomodo giaciglio che Stannis e Melisandre hanno eletto ad alcova per i loro accoppiamenti furiosi, correrei anche a lavarmi le mani, mia Regina – il cuore pulsante dell’episodio è l’assurgere di Sandor Clegane (Rory McCann) ad autentico eroe shakespeariano de Il Trono di Spade. Cinico e capace di provare grande pietà, a dispetto del suo cinismo non riesce a placare il dolore per i suoi peccati, sa che fanno parte della sua natura, immutabile, ma non può fare a meno di soffrirne. Al seguito di Beric Dondarrion (Richard Dormer) e Thoros di Myr (Paul Kaye), incontra un paesaggio familiare, la fattoria che derubò nella quarta stagione (terzo episodio Breaker fo chains, spero non vi sia sfuggito il riferimento alla birra). La sua profezia si è avverata: i due cadaveri che la Fratellanza trova abbracciati nel letto sono la testimonianza postuma della pietosa morte che il padre ha dato alla piccola Sally prima di togliersi la vita a sua volta. La sofferenza per l’ingiustizia di cui è stato volontario esecutore lo induce a scontrarsi com Beric e Thoros. Dove è dio e perché il guerriero con un occhio solo continua a tornare dalla morte mentre i due sfortunati inquilini della casa sono ormai mummificati? Thoros invita il Mastino a leggerne i motivi nel fuoco. Così scopriamo che, superata la paura, Sandor Clegane può vedere il futuro tra le fiamme, lì incontra la Barriera e l’esercito dei non-morti che sta per aprirsi un varco “dove la Barriera incontra il mare”. A notte fonda, Clegane è nel gelo a scavare una tomba nella fredda e dura terra, Thoros si unisce a lui. Il Mastino pronuncia i pochi versi di una preghiera che è in grado di ricordare, prima di chiudere il rito laicamente con le sue scuse e un “meritavate di meglio”. Questo è Il Trono di Spade: spettacolo, draghi, tette e culi, grandi frasi, ma anche scene quasi casuali dal grande potere evocativo della semplicità del dolore, del peso delle ingiustizie e delle ferite che provochiamo.

E se nella Cittadella Samwell Tarly (John Bradley) scopre che diventare un Maestro non vuol dire solamente “essere eruditi, eruditi, eruditi in modo assurdo”, ma implica anche una quantità impressionante di padelle da svuotare e corpi da sezionare insieme all’Arcimaestro Ebrose, insomma un’esperienza molto “pulp”, tra sangue e merda; un giorno si trova a ritirare le posate sporche di Jorah Mormont (Iain Glen). Sam non dimentica la sua missione, ma il suo mentore, Ebrose interpretato da Jim Broadbent, gli rammenta l’importanza dell’apprendimento e del valore della memoria, saggezza che, a quanto pare, non ha insegnato al vegliardo sapiente che la Storia trova metodi sempre nuovi per riscriversi dopo ogni pagina voltata.

E i Lannister? Cersei (Lena Headey) dovrebbe essere la preferita degli showrunner, perché con il suo colpo di stato ha aiutato non poco a semplificare la trama: se oggi Il Trono di Spade si concentra intorno a pochi gruppi di potere gli uni contro gli altri armati, è merito della nuova regina che ha fatto saltare il Tempio con tuti i suoi occupanti. Ora Cersei cerca alleati ed Euron Greyjoy (Pilou Asbæk) si presenta al suo cospetto vestito come Bono Vox: entrambi potrebbero trarre piacere dall’ammazzare i parenti che sono rimasti loro. A dire il vero il re delle Isole di Ferro offre a Cersei i servigi del suo… diciamo le sue due possenti mani – non nascondendo un’ammiccata ironica a Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) che ascoltava inebetito – ma Cersei rifiuta. Euron va via promettendo un dono per la donna che vuole… sposare.

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