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Danny Boyle è passato a Roma per presentare Trainspotting 2 e Coccinema lo è andato a trovare (ma, dopo tutte le birre prese insieme, Danny non ci ha riconosciuti) 

trainspotting 2 manifesto

A fine gennaio, Danny Boyle, passato in Italia, a Roma esattamente, per presentare Trainspotting 2, la pellicola che riprende i personaggi del film del 1996 raccontando le loro vite a venti anni esatti dalle loro avventure cinematografiche. Prima in conferenza stampa e poi in una bella masterclass condotta dal critico Mario Sesti al MAXXI, Boyle ha raccontato ispirazioni e ambizioni della sua ultima fatica.

«Nel primo film i personaggi si sentivano invincibili, vivevano in un caos spericolato senza proteggersi e spesso la facevano franca, non si preoccupavano del passare del tempo perché erano giovani e spavaldi, tutti, tranne Tommy. Questo film racconta cosa succede dopo, quando i personaggi scoprono che al tempo non importa niente di te. Con lo sceneggiatore John Hodge ci siamo chiesti “dove sarebbero oggi Renton, Spud, Wick Boy e Begbie?” Per Begbie la risposta era più semplice, in prigione». 

Il rischio nostalgia è dietro l’angolo? Boyle risponde che «Il passato vive in noi, non lo puoi negare. Una delle domande del diventare vecchio è come farci i conti. Così si diventa nostalgici. Non volevamo che il film lo fosse e ne restasse soffocato, ma soprattutto non volevamo diventasse una copia del primo, cosa che probabilmente tutti avrebbero preferito visto il successo commerciale di Trainspotting. La nostra idea era di far parlare i due film tra di loro. C’è un dialogo, come ognuno di noi ha un dialogo continuo con il proprio passato. Quando Renton torna a Edimburgo, è come se tutto fosse congelato ed è lui che scatena l’azione. Tutti aspettavano che il passato li riattivasse e i flashback del primo Trainspotting che vediamo ne sono testimonianza. Io spero che, andando a vedere il film, nello spettatore scatti il meccanismo del ricordo, che pensasse con chi era quando lo vide al cinema 20 anni fa, se era con la sua ragazza, chiedendosi cosa sia successo in questi 20 anni».

trainspotting 2 danny boyle
Danny Boyle al MAXXI. Foto mia, e si vede

Boyle spiega che non si tratta di un adattamento di Porno, il seguito letterario di Trainspotting scritto da Irvine Welsh: «I personaggi sono una nuova versione di John Hodge (lo sceneggiatore, ndr), abbiamo cercato di fare un film “nuovo” con dei cambiamenti accettati dallo scrittore. Avevamo provato a fare un adattamento di Porno, ma non ne sarebbe uscito un buon film, abbiamo allora deciso di fare qualcosa di più personale sul passare del tempo e del cambiamento della mascolinità. Renton dice “Ho 46 anni e sono fottuto”. Questo è il centro del film, il nostro destino. Abbiamo scelto di replicare il monologo “choose life” aggiornandolo ma mentre Renton lo sputa fuori diventa un discorso molto più personale, su cosa ha fatto o non ha fatto in questi 20 anni. (SPOILER) Alla fine però abbiamo trovato la speranza: Spud che scopre un talento, Begbie che si scusa con la moglie e il figlio. Anche Renton impara qualcosa sciogliendosi nell’abbraccio finale con il padre». Ma cosa cerca Danny Boyle in un libro per farne un adattamento cinematografico? «Per me, i romanzi migliori sono quelli definiti “infilmabili” perché non hai la pressione dell’adattamento. Ciò ti dà libertà. Io ho sempre avuto un buon rapporto con gli scrittori, ma voglio che ci sia uno scambio paritario, che venga da me con le sue idee e che se ne possa discutere. Anche con gli attori ho un rapporto aperto, voglio che mi dicano cosa pensano. Mi piace che sul set mi sfidino con la loro creatività e indipendenza».

Circa il suo lavoro di regista Boyle ha spiegato come «se lavori da molto tempo nell’industria cinematografica hai una responsabilità verso il pubblico, hai il dovere di non ripeterti, cercare di spingerti in territori inesplorati in cui non sai cosa fare. Almeno provare per rispetto del pubblico perché chiedere di andare in sala a guardare una propria opera è sacro. Spesso ho commesso degli errori proprio quando ero più sicuro di quello che stavo facendo».

Da sempre i film di Boyle si contraddistinguono per l’eccellente scelta di brani musicali, spesso l’elemento fondamentale nella riuscita del suo stile cinematografico ipercinetico. Il primo Trainspotting è indissolubilmente legato a canzoni come Lust for life o Born Slippy: «Io amo la musica, molto più dei film, ho sempre desiderato essere in un gruppo, era quello che avrei voluto fare nella vita se solo il talento me ne avesse dato l’opportunità. Per me la musica è come respirare, un’esigenza vitale ma purtroppo con il passare degli  anche questa cosa è cambiata e oggi per essere aggiornato devo chiedere ai miei figli. Sono sempre stato aperto alle novità anche nelle altre forme di espressione. Ad esempio, chi voleva criticare il primo Trainspotting diceva che assomigliava a MTV, ma io, sinceramente, lo trovavo un complimento, amavo MTV, era divertente. Per T2 ho scoperto questo gruppo scozzese, The Young Fathers, ve lo consiglio».

Trainspotting 2 uscirà in Italia il 23 febbraio 2017.

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