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Deadpool: Eh? Stai parlando con me?

deadpoolMateria cerebrale, sangue in quantità gargantuesche che sembra Tarantino ma più realistico, sesso, battutacce, arti tagliati, un crudele spoiler di 127 ore e una milf restituita al mondo conturbante delle polluzioni notturne. Deadpool è una commedia alla Todd Phillips con le katane, le sparatorie e i superpoteri senza alcun filtro tra il protagonista e il pubblico, con il protagonista ben cosciente di essere dentro un film tratto da un fumetto che, alla fine, grattando le battute brillanti e la logorrea, altro non è che un film sulle origini dell’ennesimo supereroe con un attore, Ryan Reynolds, in un ruolo che sembra cucito su di lui. Tant’è che nella parte centrale, quando rallenta per spiegare, il film annoia anche un po’ perché poi a tenere il piede sull’acceleratore ci si stanca.

Wade Wilson si becca il cancro un po’ dappertutto ed è un peccato perché è figo, ci sa fare, mena da dio che pare un po’ come deve aver sognato di menare Bruce Lee se solo avesse avuto modo di sognare di menare meglio e si è trovato una zoccola che vuole scopare con lui gratis tutto il giorno (Morena Baccarin che, mollato il roscio di Homeland, deve aver lasciato andare tutti i freni inibitori e a forza di darla in giro è ringiovanita di 10 anni, almeno, così smetterò di immaginarmela come una casalinga con due adolescenti problematici da crescere da sola senza il padre e che per questo motivo non si depila più le ascelle).

Sta parte è divertente, ma è ’na palla, perché sai già cosa ti devi aspettare e regolarmente succede come le lacrime da Barbara D’Urso o il qualunquismo ne L’Arena di Giletti. Wade accetta di sottoporsi a una cura sperimentale ovvero un sistema per svegliare il gene mutante. Qui conosce un dottore simpatico come Giletti e la Moretti in vacanza alle Maldive con cui si piglia subito male. Ne nasce una rivalità che segna il film, tant’è che il regista Tim Miller apre proprio con Deadpool che dà la caccia a Francis (sì questo è il nome del supercattivo anche se a lui piace farsi chiamare Francis… no dai scherzo Ajax, come la squadra di calcio) perché Deadpool ha abboccato quando Francis gli ha detto che lui è l’unico che può annullare il fastidioso effetto collaterale di essere diventato un mutante coi controcazzi: Wade è completamente sfigurato, ha la faccia di un Antonio Cassano incrociato con la pelle di un leopardo con la lebbra. Non basta spiegare a Wade-Deadpool che Cassano tromba uguale e che coi suoi superpoteri potrebbe comprarsi tutta la figa che vuole, Wade rivuole la sua faccia, ma è chiaro che Francis-Ajax è un cazzone ma soprattutto un cazzaro. Dalla caccia di Deadpool a Francis/Ajax il film va tutto in flashback e un po’ sapete quanto ‘sta cosa me stia sulle scatole.

La cosa divertente di Deadpool è l’assoluto disprezzo delle regole. Così i titoli di testa sono senza i nomi degli attori ma con delle frasi tipo “il più figo” oppure “il regista è il tipo che è stato pagato troppo” e il fatto che il nostro eroe si muove nel mondo degli X-Men ma anche nell’universo Marvel degli Avengers. Al suo fianco ci sono Colosso (con un odioso accento russo, ma non era amerigano?) e Testata Mutante Negasonica che cercano di cooptarlo dentro gli X-Men; inoltre, lo show-down finale si svolge vicino al relitto di una specie di portaerei che ricorda tanto l’helicarrier Shield degli Avengers.

Per quanto mi riguarda vorrei concludere con una nota personale: è stato quanto mai azzeccato vedere Deadpool all’UCI CInemas Porta di Roma (l’unico che nella Capitale d’Itaglia faccia le matinee) quell’universo supereroistico cinematografico dove i 25 minuti da aspettare prima dell’inizio dello spettacolo dichiarati da cartelli un po’ ovunque dentro al cinema sono in verità 35 (se siete fortunati), l’intervallo di cinque minuti invece dura dieci e non hanno le caramelle a forma di cuoricino giallo e rosso. Ancora un po’ di ritardo e potremo saltare indietro nel tempo.

La battuta
Non porto mai il portafoglio sul lavoro, mi rovina la linea del costume.

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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2 pensieri riguardo “Deadpool: Eh? Stai parlando con me? Lascia un commento

  1. A tratti divertente ma tutto sommato non granchè. Reynolds è un cane, il villain un cagnaccio, sicchè si ricordano gradevolmente la Toparin, l’amico barista, Kolosseum e Sinead Oh Connor.
    Il resto lassamo perde: già visto altrove e fatto pure meglio.
    Necessaria l’autoironia, e carini i titoli di testa. Ma quelli di coda sono meglio.
    Invedibile doppiato.

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