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La classifica dei 29 film di Spielberg dal più brutto al più bello

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Le avventure di Tin Tin
Non amo questo genere. Pensate a quanto sia efficace la prova di Tom Hanks in Toy Story e poi guardatelo in Polar Express. Ecco perché. A volte il massimo della libertà non corrisponde al massimo della creatività. Sono i limiti a stimolare la creatività e questo film lo conferma. Mai tensione, mai magia, senza alcuna personalità. Spielberg ha detto che si è “divertito tantissimo girandolo”. Beato lui… Io lo voglio dimenticare più in fretta possibile.

War Horse

Cosa me ne può fregare di un cavallo mentre il mondo si massacra? Sembra un film recuperato da un cassetto della spazzatura degli anni Quaranta. Spielberg le prova tutte per commuoverci. Sporchi trucchi Steve!

Indiana Jones e Il regno del teschio di cristallo

Per puro ed egoistico tornaconto personale, Spielberg fa impugnare ancora una volta frusta e cappello a Harrison Ford/Indiana Jones, lui che ormai dovrebbe stare in pensione e godersi ricche consulenze e lezioni all’Università della Terza Età. Il film mostra tutto il logorio degli anni – e dei chilometri – trascorsi. Qui cosa ne scrisse Coccinema all’epoca sotto l’effetto di una droga, l’amore. Recentemente Spielberg ha detto: “Sono molto fedele alle storie che scrive George Lucas”. Ecco, sappiamo di chi è la colpa se è una schifezza.

1941- Attacco a Hollywood

Per quanto mi dolga ammetterlo, 1941-Attacco a Hollywood non fa quasi mai ridere e sembra anche un gran bordello. Dispiace, per l’amore verso Belushi e compagnia.

Jurassic Park – Il mondo perduto

I dinosauri sono di livello assoluto e gli effetti forse superiori a quelli dell’originale. Anche qui un film bancomat che ha incassato quanto il PIL di un medio stato africano, girato con un pugno di scene rimaste fuori dal primo episodio, ovviamente  la storia è debole, come quasi tutto il resto.

Amistad

Il bravo ragazzo di Hollywood, maestro dei buoni sentimenti, quasi si beccò una denuncia per plagio, scampata, probabilmente, grazie a un congruo compenso. Il film è retorico e grandioso il giusto, figlio di un filone che Spielberg ha sempre cavalcato, la liberazione dei neri d’America.
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Hook
Confesso, all’epoca lo vidi al cinema, ovviamente, e mi fece schifo. Tutti quei colori, un Robin Williams ai confini della parodia e quel Dustin Hoffman. Invece, faccio outing, ogni volta che lo rivedo in televisione lo apprezzo un po’ di più. Il villaggio dei bambini perduti è proprio come uno se lo dovrebbe immaginare, la battaglia dei colori e soprattutto la lotta per il Peter adulto di ritrovare la sua fanciullezza e i suoi “poteri” non smettono di emozionarmi.

Always

Una delle chicche spielberghiane e che amavo molto, tanti anni fa. Una storia anni Trenta con il suo amato Richard Dreyfuss pompiere dell’aria che muore, ma è rimandato indietro per aiutare un giovane pilota. Non manca l’amore strappalacrime e un cameo di Audrey Hepburn. C’è anche Holy Hunter che sposerà uno dei direttori della fotografia preferiti da Spielberg, Janusz Kaminsky.

Il colore viola

Il film responsabile di aver fatto credere al mondo che Whoopi Goldberg fosse un’attrice. Qui il tema, più che il razzismo, sono gli abusi. Fece incetta di nomination agli Oscar senza vincerne nemmeno uno.

Sugarland express

Girato grazie a un’innovazione tecnologia notevole, la Panaflex compatta, è il primo film di Spielberg, il quale, da subito, mise in mostra le sue doti, ovvero risparmiare, decidendo di girare il film rispettando la sequenza temporale degli eventi. Lo vidi che ero molto, piccolo, non lo riguardo perché potrei smettere di pensare che si tratta di un buon film.

La guerra dei mondi

Lento e un pelo logorroico, Spielberg lo ha venduto al mondo come il film fedele al racconto di HG Wells. E’ una delle tante scuse per raccontare un mondo in crisi nei valori tradizionali, che l’invasione aliena riesce a ricompattare. Qui Tom Cruise è il prototipo dell’attore spielberghiano per eccellenza, con la sua faccia alimentata a colazioni iperproteiche e il sorriso magico. Manca l’azione e l’invasione, quella vera; si resta un po’ delusi restando guardare un padre che cerca di salvare la propria famiglia.

Prova a prendermi

Divertente corsa a perdifiato nella vita di uno dei più grandi truffatori della storia americana, Steven mette in piedi un super cast (Leonardo DiCaprio, Christopher Walken nominato all’Oscar e Tom Hanks) intorno a un divertissement leggero che gira intorno a elementi chiari come la ricerca dell’identità, il rapporto padre e figlio, come far superare a DiCaprio la cacarella che gli venne sul set e come tornare a fare un film eminentemente divertente senza prendersi troppo sul serio.

Duel

Lavoro per la tv che ebbe una distribuzione cinematografica grazie all’aggiunta di alcune scene, è il film che, insieme al pilota di Colombo, rivelò al mondo il talento di Spielberg. Qui ci sono tutte le stigmate del regista che sarà, primo fra tutti, padre de Lo squalo. Come riesce a creare la tensione Spielberg praticamente con un cazzo di niente a disposizione…

The Terminal

Sarò un romanticone, ma la storia di Viktor Navorski che, mentre si reca negli Stati Uniti, perde la patria e il visto valido per entrare negli States, dove voleva semplicemente completare la collezione di autografi di jazzisti del padre, a me ha strappato un pezzo di cuore. Diciamo che è il film che chiude il grande decennio di Tom Hanks, quando tutto quello che toccava si trasformava in oro (o in Oscar).

Lincoln

Retorico come potete immaginare: Spielberg sottolinea gli umanissimi dubbi di un comandante in capo che deve chiudere il primo, sanguinoso, conflitto dell’era moderna e contemporanea. La guerra civile americana fu un enorme bagno di sangue, che si combattè per motivi economici ma anche ideali. Proprio intorno a quelli si muove Spielberg nel raccontare il suo Lincoln, il presidente che abolì lo schiavismo ricorrendo anche a mezzucci degni della prima repubblica italiana. Aiutato dalla sceneggiatura di Tony Kushner e alla mostruosa recitazione di Daniel Day Lewis, Lincoln recupera gli inevitabili sbadigli che qua e là ci deformano il viso durante la proiezione.

Minority Report 

Il primo esperimento Cruise-Spielberg. Il risultato è talmente buono che si perdona La guerra dei mondi. Infatti, Minority Report è una corsa senza fiato, intrattenimento e godimento, aiutato da un testo psicotico e ossessionato il giusto. Perfino Colin Farrell sembra bravo, pensate un po’.

Il ponte delle spie

Capolavoro dell’ultimo Spielberg. Dichiarazione di ideali nella guerra che dall’11 settembre sta opponendo le democrazie occidentali al nuovo impero del male terroristico: mai rinunciare ai nostri valori, saranno loro a farci vincere. La storia di James Donovan e la sua battaglia per difendere una spia sovietica si trasformano in una trattativa per salvare due prigionieri americani nelle mani dei comunisti. Spielberg si affida ancora una volta a Tom Hanks, che ci ricorda come si indossa un cappello, si porta un ombrello e ci si batte per i valori come se non lo avesse fatto mai nessuno prima nella storia del cinema e anche se si hanno contro moglie, sistema giudiziario e governo americano, il Politburo sovietico, la Germania est e pure la CIA.

A. I. – Intelligenza Artificiale

Per me, il film più sottovalutato di Spielberg. Ricoperto di insulti da gran parte della critica, deve aver pesato la notizia che fosse un soggetto che interessava Kubrick che poi preferì Eyes Wide Shut. Alla morte del regista, Spielberg, amico di Kubrick, decide di portarlo avanti. Moderna favola fantascientifica ed esemplare sull’unicità dell’essere umano, ma, soprattutto, dell’essere umani, è un’opera dai continui rimandi, da Pinocchio alla tradizione delle anime e manga giapponesi, Astroboy e altri. Ma è una favola che ti spezza il cuore.

L’impero del sole

Ne L’Impero del sole, ci sono alcuni momenti che fecero capire immediatamente che Spielberg era qualcosa di più di un intrattenitore. Per Spielberg fu una prova finalmente matura, un occhio vigile e attento ai dettagli e la capacità di trovare un diamante, Christian Bale, che fu scelto in mezzo a 40mila giovani attori e ancora oggi ci rompe i co….. La ricostruzione dell’invasione giapponese quando il piccolo Bale perde i genitori e l’esplosione della bomba di Hiroshima sono alcuni di quei momenti.

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Spielberg era l’apostolo della fantascienza buona, tutto il contrario di Alien. Lui e Ridley Scott divennero gli alfieri di due modi di fare sci-fi: da una parte c’era l’orrore, dall’altra l’inseguimento di un’utopia. Lui, Steven, ci tiene due ore e un quarto incollati alla poltrona raccontandoci degli Ufo che vogliono stabilire un primo contatto con noi attraverso il dramma di alcune persone che avevano già avuto un incontro con gli alieni. Più di tutto, ciò che resta di questo film, sono le cinque note che segnano il “ciao” degli alieni all’Umanità. Non mi dite che non le avete mai sentite. Non ci crede nessuno.

Indiana Jones e Il tempio maledetto

Vi confesso che per tanti anni l’ho odiato. Poi, con l’età, ho cominciato ad apprezzare questo Indiana Jones 2. Divertente e divertito, con l’apparizione del club Obi Wan, la scena della cena a casa del Maraja, il sacerdote che cerca di strappare il cuore di Indy, la corsa a perdifiato nelle miniere.

Jurassic Park

Il più grande intrattenitore aprì una nuova era segnata dalla computer graphic e gli effetti speciali. Quel che Spielberg fece vedere sullo schermo era inarrivabile, ma ancora oggi tiene botta rispetto a giocattoloni che escono ogni giorno. E poi c’è lui, la visione di Steve: ricordate l’acqua che vibra nel bicchiere a ogni passo del T-Rex? Quello non può restituirlo nessun effetto speciale, quella è pura magia, quello è Cinema.

E. T. 

Quando un film entra così profondamente nel senso comune – “Telefono casa”, la corsa in bicicletta – c’è poco da scrivere. Manifesto della fantascienza “buona” (quando lo incontra ET, l’alieno arrivato dallo spazio, ha paura del bambino Elliot) è la summa della cinematografia spielberghiana, le sue luci che entrano di taglio a illuminare gli spazi, un mondo di adulti visto ad altezza di bambino.

Munich

Qui il regista che aveva diviso il mondo in buoni e cattivi comincia ad avere e alimentare i suoi dubbi – e i nostri. L’antefatto – che narrativamente lancia una lunga ombra su tutto il film fino all’epilogo – è la strage della squadra olimpica israeliana a Monaco ’72. Il succo del film sono gli omicidi di Stato che il primo ministro Golda Meir decide di attuare come ritorsione. Di qua, troviamo un manipolo di goffe spie israeliane combattute tra il desiderio di vendetta (uccidere indiscriminatamente i palestinesi come farebbe il personaggio di Daniel Craig) o perseguire una sorta di senso di giustizia “cacciando” solo i responsabili di Settembre nero. Da qui i dubbi di Avner che entra in un bosco in cui è facile perdersi (ricordate Hattori Hanzo e la vendetta?) e ancora più difficile è uscirne salvando se stessi. Aldilà di alcuni innegabili difetti, Munich è un grande film proprio perché non prende la via facile “palestinesi cattivi/israeliani buoni” e nel dedalo di morti e cattive scorciatoie ci porta a New York, di fronte alle Torri Gemelle, vittime, infine, di una catena inestinguibile di lutti, vendette e uccisioni che sembra non accennare a finire.

Indiana Jones e L’ultima crociata

La quintessenza del divertimento cinematografico. L’ultima crociata è sostanzialmente una commedia che fa ridere (volutamente) molto più delle commedie coeve. Sean Connery è un’invenzione clamorosa nei panni del padre di Indiana, Spielberg è completamente a suo agio giocando con i generi e restituendo quella magia old style che ha sempre rappresentato quel di più della saga dell’archeologo con cappello e frusta.
Jaws-Spielberg
Lo squalo
Se, a distanza di quarant’anni, Lo Squalo mantiene intatto il suo fascino  non è certo merito degli effetti speciali, ovviamente tutti meccanici e ormai vintage. È proprio lui, Steven Spielberg che alimenta la tensione in ogni scena, ti gira intorno dandoti la caccia come il suo protagonista, per morderti con i suoi denti aguzzi. Non mancano temi cari al regista, come l’ottusità dei burocrati e dei politici.

Schindler’s list

Che gli vuoi dire? Un film buono, una macchina per premi, qua e là, quasi ovunque, la magia di un’occhio innocente, vigoroso, accusatorio verso tutto il genere umano. Attori diretti, magistralmente, Ralph Fiennes incredibile e la bambina dal vestito rosso.

Salvate il soldato Ryan

Penso che i 25 minuti iniziali di Salvate il sodato Ryan siano una delle cose più belle e tecnicamente perfette degli ultimi 30 anni di cinema. Il resto della storia, vabbè, ma quell’inizio. E aldilà del senso propagandistico di tutta l’operazione, forse sì-forse no, e come in effetti gran parte del cinema di Spielberg degli ultimi anni giri intorno al concetto che ogni vita è importante e che tutti possono fare la differenza, resta il fatto che Salvare il soldato Ryan è grandissimo cinema. Punto. Con meravigliose interpretazioni. Quel Tom Hanks… Unico, secondo me se non al livello di Philadelphia o poco ci manca. E la scena dell’assassinio di Adam Goldberg? E il cecchino che prega? Salvate il soldato Ryan ha le stigmate del cinema di guerra di quando ero piccolo, aggiornato ed esaltato.
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I predatori dell’arca perduta
Forse ha girato film più belli, più profondi, più importanti, ma non c’è niente che rappresenti il cinema più di Indiana Jones. Scanzonato, avventuroso, il sorriso magico, la frusta e il cappello, la guerra personale con Belloq e i nazisti. Indiana è un po’ James Bond, un po’ Han Solo, un po’ Sherlock Holmes, ma soprattutto tantissimo Harrison Ford. Divertente e pieno di azione, I predatori dell’arca perduta è la quintessenza del cinema della spensieratezza, la gioia di una corsa a perdifiato lungo la discesa di una verde collina, la paura della scoperta e il senso di giustizia. Volevo essere Indiana Jones quando avevo 12 anni e finché continuerò a volerlo essere potrò dirmi ancora vivo. Viva Indiana, viva Steven Spielberg.
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4 thoughts on “La classifica dei 29 film di Spielberg dal più brutto al più bello Lascia un commento

  1. Un’ottima classifica completamente dettagliata, complimenti. Secondo me però, com’è anche giusto ed inevitabile che sia, non è del tutto oggettiva. A parer mio, forse anche perché mi hanno emozionato maggiormente, alcuni film andavano inseriti più in alto… Due in particolare: Prova a Prendermi e The Terminal. Innanzitutto, i cast: di entrambi i film il cast è quasi stellare, nel primo un Tom Hanks splendido(reso tale anche dal perfetto doppiaggio italiano) che interpreta un personaggio che emozionerebbe anche Steven Seagal. In più, una bellissima Catherine Zeta Jones che prende le sembianze di una musa ispiratrice per quella vita ormai sempre più monotona e che da a Viktor la forza di aspettare. Infine, uno Stanley Tucci non ottimo ma discreto per le sue solite interpretazioni, imparagonabile ai protagonisti ma comunque essenziale per dare quella nota di amaro al film che rende il finale una vera e propria rivincita per Navorski ed anche per chi lo vede.
    Prova a prendermi invece è unico… Ambientazioni curate al dettaglio, un Di Caprio creato per quel ruolo, con il suo fare da bravo ragazzo che però ha sempre un losco piano pronto da attuare. Un Walken non da Oscar ma che lascia il segno con la sua eternamente triste espressione da padre orgoglioso ma dispiaciuto, un po’ come in pulp fiction: pochi minuti di riprese ma con un valore cinematografico da 10+. Infine, e metterlo alla fine è quasi un insulto, c’è sempre lui, un Tom Hanks che in vita sua ha sbagliato 3 film, ma non questo. Può fare il cattivo, il buono, il giusto, il padre, il figlio… Tom Hanks interpreta ogni personaggio in maniera magistrale! Questa volta è un investigatore pentito veramente di non riuscire a fare il suo lavoro ma che è sempre ad un passo dall’arrivo. Il sudore sulla sua fronte è lo specchio della sua dedizione al lavoro, sia del personaggio che dell’attore… Non sarà Forrest Gump o Andy Beckett, ma Tom Hanks non sbaglia mai!

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