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Les Revenants 2 – Serial&Co. 

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Che cosa è?
La serie che puoi tranquillamente guardare mentre fai altro, tipo: giocare a World of Warcraft online, rispondere a una chat con 24 mamme dei compagni di classe di tua figlia, cucinare per una squadra di rugby, guardare il daily di Masterchef Australia, creare una lista su Twitter e metterci dentro tutto il cast de Les Revenants o di Un Posto al sole.

Che è successo?
Les Revenants 2 chiude parecchie delle storie aperte con la prima stagione, dà alcune risposte, lascia sul vago altre, introduce nuovi personaggi, ammazza per la seconda volta quelli vecchi.
Gli otto episodi lavorano duro di flashback, approfondendo cosa accadde prima e dopo il disastro della diga. C’è anche il flash forward – sì lo so, la serie con Joseph Fiennes era tanto tanto brutta e sconclusionata, ma non è che non si può usare più il termine: infatti si riprende sei mesi dopo l’episodio L’orda. Da allora sono scomparsi tutti i gendarmi della cittadina, i “ritornati” si sono nascosti, il fondamentalista religioso Pierre è pronto a fare la guerra ai morti, si fa chiamare Governatore e si è messo la benda sull’occhio, è arrivato l’esercito e un misterioso ingegnere di nome Berg vuole capire cosa è accaduto alla diga.

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Come è stato?
Una serie “de mistero”, che sfocia quasi nel fantascientifico, si nutre dei misteri che alimenta per tenere lo spettatore inchiodato allo schermo. Les Revenants è così, in parte, perché il ritmo non è proprio il suo forte: tempi dilatati, gli autori si prendono tutto il tempo necessario per costruire il loro castello. L’inquietudine è la patina che avvolge ogni episodio, come la condensa sul vetro che Camille/Léna puliscono con la mano nel finale della sigla di apertura; l’orrore è la nebbia che avanza dalla valle, un corpo in decomposizione, un’ombra bianca nell’oscurità di una caverna.

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Le storie si aprono, si chiudono e restano in sospeso. Milan (Michaël Abiteboul) è lo spietato assassino che uccide Victor e sua madre, 35 anni prima, subito dopo il disastro della diga; aveva fondato una setta i cui membri si suicidarono per raggiungere i loro cari tragicamente scomparsi. Pierre (Jean-François Sivadier) ne faceva parte ma all’ultimo non compì il gesto. Ecco spiegato il perché del suo odio verso i ritornati che lui crede essere collegati a quell’evento e alla setta.
Camille (Yara Pilartz) e sua madre si sono nascoste con gli altri ritornati; il padre e la sorella li cercano. L’uomo si è trasformato in Karl Marx (Jerome è interpretato da Frédéric Pierrot) ha iniziato a studiare il fenomeno dei ritornati. Come tutti i pezzi di fica, Léna (Jenna Thiam) è na cacacazzi: il padre se alcolizza e non va bene, se droga non va bene, c’ha un’altra non va bene, cerca di capire che cosa è successo non va bene. Non solo: in un posto dove la gente resuscita manco fossimo in una chiesa evangelica, so tutti preoccupati per lei dopo che il maniaco l’ha ferita.
Julie (Céline Sallette) cerca Victor (Swann Nambotin) e scopriamo qualcosa in più sul bambino. Sono i suoi poteri a provocare tutto. In grado di “sognare” il futuro, lo mette su carta nei suoi disegni. Aveva previsto il disastro della diga e per questo è perseguitato e accidentalmente ucciso da Milan e i suoi. Ritornato in vita, resta nascosto 35 anni anni con il padre che era sopravvissuto, vivendo con lui e non invecchiando di un giorno. Quando il padre ha un attacco di cuore, lui lo implora di ritornare e ciò scatena la resurrezione di massa. La natura di Victor resta un mistero: vediamo che Lucy (Ana Girardot) lo sta cercando da tempo, da almeno 35 anni; sarà Victor a condurre i ritornati nell’enorme buca nel terreno in cui potranno tornare da dove sono venuti. In un’ellissi perfetta, capiamo “perché” sono tornati e tutte le famiglie riunite torneranno a essere separate, perché questa è la natura della morte.
I Séguret hanno lottato tanto per restare uniti, ma perderanno di nuovo Camille. Audrey, tra gli ultimi a ritornare, divorerà la madre, trasformandosi nei mostri che vivono nelle caverne che probabilmente sono i ritornati che non accettano la loro condizione e vogliono restare attaccati alla vita e a coloro che amano. Sono sincero che il destino di Julie non mi è chiaro, se non fosse che il “suo” finale, insieme a quello in cui Lucy abbandona di fronte a una porta il bambino di Adele e Simon mi è rimasto dentro come se fosse una sorta di loop temporale, come se quel gesto servisse a far ripartire tutta la sequenza.

In Les Revenants, metafisicamente morte e vita si confondono e si confonde tutto, passato e presente, sogno e realtà. Sopra e sotto la superficie del lago, di qua e di la la valle.

Proprio il finale del quarto episodio, con Lucy e altri “ritornati” che su una zattera, nel pallido plenilunio, gettano nel lago il corpo di Milan, è l’immagine perfetta: la zattera e i suoi occupanti si riflettono perfettamente sulla superficie del lago, due mondi perfettamente sovrapposti.

Al termine di un’avventura di 16 puntata si può certamente concludere: che posto orribile. La diga se rompe un paio di volte, c’è la banda della Magliana de noantri che fa agguati in villa, il serial killer, il pullman nella scarpata, il ragazzino che vede le disgrazie, gli oltranzisti religiosi della Mano Tesa con un arsenale in cantina. Che brutta umanità.

Ci sarà la terza stagione?
Fabrice Gobert, creatore della serie ha dichiarato: «Penso che ci possa essere una terza stagione. Ma la seconda è stata realmente costruita per essere lo specchio della prima. Ci sono molte domande, tanti misteri, e numerose storie che sono iniziate nella prima stagione e verranno completate nella seconda. Quindi possiamo facilmente immaginare la terza, ma ritengo sarebbe diversa dai primi due capitoli».
Io non penso che la vicenda possa riprendere con questi personaggi e nelle due epoche in cui si sono svolti i fatti. Il finale della seconda stagione è francamente perfetto. Sarebbe bello vedere altre vicende, altre epoche, capire la natura di Viktor e il suo collegamento con altri ritorni.

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