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MrRobot ovvero come l’hackeraggio e la serie tv hanno salvato la mia estate (post quasi spoiler free)

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Che cos’è?
La serie tv che è stata come vedere Dzeko quindici anni dopo Batistuta.

Che è successo?
Elliot
è un ingegnere di sicurezza cibernetica (matricola ER28-0652) di una società di sicurezza informatica (AllSafe) che protegge uno dei più importanti conglomerati economici e finanziari del pianeta, la E Corp. Elliot è anche un hacker, una sorta di giustiziere digitale, un Batman che usa il suo potere per smascherare pedofili, criminali di vario tipo o anche semplicemente per proteggere le persone che ama. Elliot è in analisi ma non prende le sue medicine, preferisce drogarsi. 

Un giorno, Elliot è contattato da una cellula terroristica di hacker che vogliono innescare una rivoluzione globale abbattendo proprio la E Corp. È reclutato da un omino di mezza età che indossa una giacca con un marchio, Mr. Robot.

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Come è stato?
Solo a fare l’elenco delle cose che mi ha ricordato Mr. Robot dà la misura del valore di una serie tv che ha letteralmente incendiato l’estate televisiva. Elliot è un ragazzo sull’orlo di una crisi di nervi, come Tyrel Durden, ha perso suo padre per la leucemia causata dalla società dove lavorava, un caso alla Erin Broncovich di multinazionale che ignora le norme anti inquinamento e ammazza millemila persone; come Dexter è un giustiziere che cerca di celare dietro un’esistenza normale la sua sindrome asociale e il profondo senso di giustizia; come Dexter ma soprattutto Taxi Driver, Mr. Robot è raccontato attraverso l’Io narrante di Elliot che, in quanto disturbato, non è una fonte affidabile; per trasferirci questo disagio sociale che riguarda il protagonista, ma anche i personaggi secondari, l’ideatore della serie, Sam Esmail (che ha anche diretto tre episodi, tra cui il season finale) non esita a usare tutte le tecniche più disturbanti per rappresentare la storia a partite dalla scelta del protagonista, Rami Malek con dei curiosi ed enormi occhi con cui guarda e giudica un mondo malato; l’utilizzo di lenti e inquadrature in cui il singolo individuo sembra schiacciato da tutto ciò che gli sta intorno, il cielo o l’architettura. Anche New York diviene un elemento estraniante ed estraniato. Mr. Robot ci porta in giro per la vera Grande Mela, quartieri malfamati con enormi murales dipinti su enormi palazzi, dentro la metropolitana popolata da una fauna folle e variegata (vedi sequenza iniziale del pilota, sembra normalissimo che a New York qualcuno si metta a urlare senza che nessuno ci faccia caso), tutto colorato da scene incredibili per l’ambiziosa potenza espressiva che cercano: due su tutte, la fine del sesto episodio in cui la telecamera danza inforno ad Elliot mentre è indeciso se aprire il cofano di una macchina, mentre {SPOILER} intorno a lui è in corso un’evasione, e una delle sequenze del season finale, quando il protagonista affronta la sua famiglia in una Times Square in cui i maxischermi pubblicitari si trasformano nel suo dialogo interiore. Mr. Robot è arrogante nella ricerca dell’espressività e del collegamento con la realtà: il tentativo di hackeraggio alla E Corp a molti ha ricordato quello subito dalla Sony qualche mese fa, mentre il caso Ashley Madison è stato proprio citato nello show. Addirittura, il season finale è stato posticipato perché una scena ricordava infatti della Virginia con l’esecuzione in diretta televisiva di due giornalisti.

Soprattutto, Mr. Robot mi ha riportato alla mente (e al cuore) Breaking Bad: era dai tempi di Walter White che non restavo inchiodato alla tv a macinare un episodio dopo l’altro per scoprire cosa sarebbe successo. Infatti, Sam Esmail racconta una storia, incentrata su un personaggio; ci sono vicende secondarie ma essenzialmente e fondamentalmente Mr. Robot è la storia di Elliot e da quella non si discosta quasi mai, tenendoci avvinghiati. Dietro Mr. Robot c’è la stessa idea di televisione di Breaking Bad, c’è Walter White con le sue idee, la fiducia nei piani, le continue macchinazioni per trovare una soluzione ai problemi che ne generano generano sempre di nuovi. Invece per Elliot le soluzioni che cerca ai problemi che gli si pongono sono sempre inutili perché lui cerca una soluzione il mondo è già andato avanti.

Soprattutto, Mr. Robot è la cosa più anarchica e antisistema andata in onda in tv da molto, molto tempo.

C’è la figa?

Cazzo, ho lasciato il wi-fi acceso
Cazzo, ho lasciato il wi-fi acceso

Cazzo, sì! C’è la biondina Portia Doubleday, figlia di Frank Doubleday che tutti ricordiamo in Fuga da New York, che interpreta l’amica e confidente di infanzia di Elliot e che evidentemente costringe l’hacker a farsi le pippe fin dalla preadolescenza.

Carly Chaikin è Darlene, hacker amica e collaboratrice di Elliot, una bellezza perversa di quelle che ti fanno uscire fuori di capoccia. Datemi un fazzoletto umido…

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C’è anche Frankie Shaw che se proprio Portia e Carly so’ ‘mpegnate… Un giro ce lo faccio.

Quasi mi dimentico Stephanie Corneliussen, moglie di Tyrell Wellick.

Hackerami
Hackerami

Gli altri attori
Rami Malek è strepitoso, aiutato da quel volto scavato accentuato dai capelli rasati ai lati e quegli enormi occhi da disadattato. Anche gli attori di contorno sono strepitosi: Michael Cristofer ad esempio, uno che ha fatto anche lo sceneggiatore e il regista (Original Sin) e che è perfetto come mellifluo Lucifero a capo della E Corp. BD Wong è presidente del politburo del gruppo di hacker cinesi, freddo e arcigno anche se ancora mi sto chiedendo se è un uomo o una donna anche dopo aver affrontato i dinosauri in Jurassic World.
Ma è di Christian Slater che vorrei parlare. Mr.Robot merita l’Emmy per il Premio Miglior Uso di Christian Slater da Il nome della rosa. Monocorde, forse, ma perfettamente centrato sul personaggio, Slater è Mr. Robot il guru dell’hackeraggio, la V Per Vendetta che trascina Elliot nella sua rivoluzione antisistema, voce e sguardo magnetico e carismatico, forse come Slater ha solo promesso di poter essere nella sua travagliata carriera professionale, tanto tempo fa e forse solo per sua madre. Ma la vera sorpresa è l’attore svedese Martin Wallstrom che interpreta Tyrell Wellick, il dirigente della E Corp che incrocia Elliot nella sua scalata verso il vertice della multinazionale. Il suo Tyrell è diretta espressione dei broker assassini e psicopatici alla Easton Ellis o o dei sociopatici alla Palahniuk che animano i Fight Club. Freddo come l’acciaio e spietato come l’omicidio, Wallstrom è fisicamente il miglior candidato del mondo in un eventuale remake di American Psycho.

michael cristofer mr roboy

christian slater mr robotMartin Wallstrom Mr Robot

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4 thoughts on “MrRobot ovvero come l’hackeraggio e la serie tv hanno salvato la mia estate (post quasi spoiler free) Lascia un commento

  1. Comincia bene poi sbraca. Sceneggiatura ignobile (salvo i monologhi dello sballato nessuno dice nulla), finale patetico e nessun personaggio che significhi qualcosa, a parte Wellick, molto più interessante del protagonista e correttamente fatto sparire: avrebbe rubato la scena.
    Pc e hacking spariscono accuratamente a metà serie, tanto la storia del solito drogato geniale non ha alcun bisogno di supporti hi-tech, bastano i gonzi che la guardano.
    Hand of God, Hell on Wheels, Ray Donovan, Murder in the First, Halt and Catch Fire… non si contano i telefilm scritti meglio di ‘sta furbonata di USANetwork (un nome, una garanzia) la quale si regge esclusivamente su Malek, una regia d’effetto e buone musiche.
    Ascolti in picchiata negli States, non è sicura la seconda stagione.

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