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Serial&Co(cci)/House of Cards 3/Season Recap

house-of-cards-season-3-posterChe cosa è?
La serie che Obama guarda e pensa “ma davero? Se po fà?”, invece Renzi esclama “le ho fatte tutte, Frank”. Hollande commenta “me la scoperei Claire”. Putin confessa “io Claire me la so’ già trombata”.

Cosa è successo?
Gli Underwood si sistemano alla Casa Bianca, ma il sogno si trasforma subito in lotta per la sopravvivenza politica e personale. L’apprezzamento del presidente è in calo, Underwood vuole giocarsi tutto con un programma per la piena occupazione chiamato America Works ma la sua implementazione costerebbe talmente tanto da costringerlo a smantellare lo stato sociale. Quindi cerca di attuarlo nello stato di Washington Dc, in modo che il paese veda che funziona e poi imporre al Congresso la sua approvazione. Per farlo decide di prendere soldi dei fondi dell’organismo che gestisce le catastrofi naturali, ma ciò provoca un braccio di ferro con il Congresso che prima gli impone il dietrofront e poi lo mette di fronte alla richiesta del partito democratico di non ricandidarsi alle elezioni del 2016. Underwood ancora una volta non si arrende e ingaggia prima una lotta contro il suo stesso partito poi con la candidata Heather Dunbar nelle primarie dell’Iowa. Sulla scena politica internazionale punta tutto sulla soluzione del conflitto del Medio Oriente coinvolgendo la Russia, ma ciò gli impone un duro confronto con il presidente russo Petrov. La Russia è un grosso cazzo per il culo, soprattutto per Claire che, chiesto e ottenuto da Frank di diventare ambasciatore Usa all’Onu, è vittima del fuoco incrociato tra Underwood e Petrov. Ciò scatenerà il risentimento della donna la quale, novella Hillary Clinton, punta sfacciatamente a diventare a sua volta presidente nel futuro. Il rapporto tra i due, dopo una crisi iniziale risolta da un nuovo scambio di promesse matrimoniali, si spezza definitivamente quando Frank, in pieno delirio di onnipotenza, diventa completamente autoreferenziale, lasciando Claire in un angolo. E nessuno lascia Claire in un angolo.

La necessità di propagandare la sua idea di America del futuro fa entrare in campo un nuovo personaggio: lo scrittore Thomas Yates che si avvicina troppo all’essenza del rapporto tra i due e, come un enzima, accelera il processo di decadimento.

Tra le trame minori, continua la love story tra Jackie Sharp e Remy Danton, anche qui a corrente alternata, mentre Doug inizia un lento periodo di recupero dopo che Rachel gli ha spaccato la testa. Sembra recuperare non solo l’uso delle gambe, ma anche la sua umanità, un rapporto decente con il fratello e i nipotini. Ma per Doug, Underwood è un’ossessione e, dopo aver flirtato con la Dunbar, torna all’ovile. Ciò coincide con la sua ricerca di Rachel, che culmina, nell’ultimo episodio con il suo assassinio.

Come è stato?
In una serie in cui intrecci, le trame, gli scandali, i doppiogiochisti, i doppi giochi, costituiscono il brodo di coltura dei singoli personaggi, il finale di stagione è utile per giudicarne il percorso, per capire come tutte queste sotto trame e soprattutto gli intrighi hanno influenzato i singoli personaggi.

Quello che appare chiaro alla fine di House of Cards 3 è che gli sceneggiatori hanno cucito e scucito la tela dei destini due o tre volte (indecisi?) come i buddisti hanno disegnato con la sabbia una trama poi fatta svanire nel Potomac: si inizia con gli Underwood che vanno d’amore e d’accordo dopo aver preso il potere. Poi qualcosa si insinua tra di loro sembra separarli, ma poi tutto sembra ricomporsi. Rinnovano le promesse matrimoniali. Alla fine, invece, l’ultimo giro di valzer provoca la rottura definitiva. 

Non basta. Tutta la serie ha puntato sul trasformare Doug Stamper in un essere umano: le ferite riportate al termine della seconda stagione lo hanno reso più sensibile, ha ricostruito un rapporto col fratello, “porta i nipotini voglio conoscerli, attaccare le loro foto sul frigo con un magnete, voglio incontrare anche tua moglie, io dormirò sul divano”. Poi, il nostro eroe, trascorre tutto l’ultimo episodio a dare la caccia a Rachel – di cui durante tutta la terza stagione c’erano stati solo dei brevi fotogrammi –  decide di ucciderla, si reca a Santa Fe con il kit per il piccolo serial killer (per inciso, nun se po’ vede un capo di gabinetto che scompare per diversi giorni mentre si svolgono le primarie decisive per la candidatura presidenziale, vabbè la sospensione dell’incredulità ma questa è fantascienza, considerando che si sono perse le tracce anche dell’addetto stampa), rapisce la ragazza in una sequenza alla Red Dragon, con un furgone bianco su cui mancava fosse scritto “Rapimento-Stupro-Assassinio”, fa 50 chilometri nel deserto del New Mexico (ah come amo quel deserto), scava una fossa, decide di graziare Rachel, ma mentre la ragazza sta andando a piedi verso la salvezza ci ripensa un’altra volta e l’ultima immagine che vediamo di lei è il volto seppellito sotto la terra.

Veniamo allo showdown finale tra Claire e Frank: nella loro penultima notte, lei, in preda ai suoi dubbi chiede all’uomo di prenderla con violenza ma di guardarla negli occhi. L’incapacità di Frank a compiere questo atto brutale sembra convincerla della sua mancanza di desiderio o forse dell’omosessualità del presidente. Ma come? Non ti era bastata la piccola cosa a tre svoltasi nella seconda stagione? Trent’anni di matrimonio e non ti era ancora chiara la natura delle preferenze sessuali di Underwood? Come sembra assurdo che lei sia folgorata nel comprendere che il presidente è Frank e che a lei non resta che un ruolo da comprimario, da consigliori? Insomma, il finale di stagione ci mostra i personaggi mentre perdono la loro linea di galleggiamento, si comportano in aperto contrasto con gli sviluppi delle 12 puntate precedenti e sembrano tornare alla loro vera natura. Fanno un giro completo e tornano al punto di partenza. Solo il presidente non delude, solo Frank Underwood rimane fedele alla sua ideologia di costante ricerca del potere, alla macchiavellica convinzione di usare qualsiasi mezzo  per poterlo mantenere e/o aumentare.

Che succede ora?
Finalmente vanno un po’ in vacanza e potranno riflettere. Io penso che l’unico modo rimasto a Frank di mantenere il potere è: uccidere Claire spezzando il cuore della Nazione ma garantendosi lo status di vedovo che garantisce un bonus politico ed elettorale; venire a patti con Claire, magari offrendo la poltrona di vicepresidente. Non penso che donna si svenda per meno.

Frank, d’altra parte, proseguirà il rapporto più solido della sua vita, quello con Doug.

LA BATTUTA
La sola fedeltà che accetto è quella incondizionata.

Un punto è discutere, un altro è impegnarsi. 

Ho sputato al Congresso in un occhio. Posso sputare anche nell’altro.

Cose che ho capito
Diventando presidente Underwood/Spacey ha nutrito un secondo mento.

Quando Stamper sembra scendere nel Lato Oscuro e appoggiare la Dunbar gli è assegnato il telefono sfigato – un Nokia Lumia – poi gli danno un iPhone.

Il presidente russo si chiama Petrov come in Air Force One.

Nella seconda puntata Claire letteralmente si scopa Frank. Tutta quella azione nella Casa Bianca non capitava dai tempi della Lewinsky. 

Sto presidente degli Stati Uniti ha il tempo di lucidare le scarpe, chiacchierare col giardiniere e io che nun so’ nessuno nun c’ho manco il tempo de cacà.

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