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Visioni (di molto) successive – L’insostenibile leggerezza del danese

il sospettoÈ senso comune che quella scandinava sia una tra le più progredite forme di democrazia, una comunità tra le più evolute: in Scandinavia puoi andare in giro di notte e nessuno ti caga il cazzo, puoi fare ricche colazioni a base di bacon e uova e sembra normalissimo, si importano maschi dal Medio Oriente perché li non ce ne sono abbastanza per soddisfare tutte le bionde allupate a causa delle troppe proteine che mangiano e la troppa birra che bevono rendendole bagnate e puttane.

In Danimarca, che ricordo a tutti gli ignorantoni del cazzo che vanno al Dams per sentirsi fighi ma non avete la minima nozione di geografia che è Scandinavia, i bambini vanno in giro da soli per i paesini. Provate a farlo in Italia. In Italia, i bambini non escono nemmeno di casa per poter guardare in santa pace Rai Yoyo mentre le mamme fanno crostate di confettura di visciole o albicocca (ricordo a tutti gli ignorantoni del cazzo che vanno al Dams per sentirsi fighi ma non avete la minima nozione di geografia che la marmellata è solo di agrumi, le altre sono confetture), a scuola non ci vanno prima dei 12 anni (a Napoli e nel sud anche più tardi) e generalmente molestano le coetanee. In Italia la pedofilia non esiste perché il maschio italiano è attivo dai quattro anni. Eppure c’è qualcosa che unisce Italia, Danimarca, Stati Uniti e Bangladesh: la pedofilia e a volte l’isteria sull’argomento. Noi qui abbiamo avuto Riano Flaminio. In Danimarca hanno avuto Festen di Thomas Vinterberg che, dopo aver girato un film sull’argomento, ne gira un altro sull’argomento. Il sospetto. Il sospetto è uno di quei film che fanno venire il mal di stomaco da come ti girano le palle per le sorti del protagonista. A me capitava con Kafka, con quei suoi personaggi finiti negli ingranaggi della giustizia spietata, senza nome e senza volto. A molti di voi capiterà con Berlusconi. Poverino, costretto ad andare una volta a settimana a pulire il culo ai vecchi, e il culo vecchio non è il suo. Insomma, dovete sapere che in Danimarca il più normale lo accusano di pedofilia: cioè, se uno è educato, carino e non strappa le mutande della collega ma anzi è la collega a dovergli strappare le mutande, tac!, scatta la pedofilia. Ed esattamente come in un libro di Kafka o in una di quelle storie su Berlusconi raccontate da Belpietro o Bonaiuti, il nostro eroe finisce in un meccanismo stritolante. Accusato e reputato da tutti colpevole, perché in Danimarca alle bambine basta sentire la parola cazzo una volta a caso detto da un fratellino che si fanno subito un film e tirano fuori una teoria accusatoria da far invidia ai pm italiani. Lo sanno già che da adulte dovranno saltare loro addosso ai maschi oppure trovarsi un mediorientale (ve l’ho raccontata quella di quando sono andato a Stoccolma e a Stoccolma è pieno di mediorientali perché i maschi svedesi o so froci o nun je se rizza o so troppo timidi o stanno con delle italiane e allora bisogna importare i maschi per le femmine che restano spaiate). Pare però che le ragazzine siano le stesse in tutto il mondo. Vinterberg ha studiato i verbali di autentici interrogatori di bambini coinvolti in casi simili. Anzi, come ha spiegato lo stesso regista, Il sospetto è la versione “da aeroplano” di quanto è descritto in questi interrogatori. Così Lucas, che generalmente è una personacina educata, amata dagli amici e dalle colleghe, rispettoso nel lavoro, tranquillo, l’ho già detto educato?, è accusato dalla figlia del suo migliore amico di abusi sessuali, semplicemente perché la ragazzina si è presa una cotta e Lucas, correttamente ed educatamente, l’ha respinta. [SPOILER] Da questo punto in poi, intorno a Lucas si crea il vuoto, in quel vuoto la gente gli tira mattoni alla finestra, lo picchia perché va a fare la spesa nel solito supermarket (scommetto che in quel paesino danese del cazzo di supermarket ce ne è solo uno) e gli ammazza il cane. Sappiate che la sola vittima de Il sospetto è una cagnolina adorabile.

Vinterberg – che quando era pischello ha inventato Dogma insieme a un altro squilibrato di nome Lars Von Trier – non ci risparmia nulla con un realismo da documentario che con Dogma non ha niente a che fare ma che ne usa alcuni stilemi. Il film è “costruito”, niente è lasciato alla naturalezza, il caso o l’improvvisazione. Il sospetto è una macchina infernale per distruggere la reputazione di un uomo accusato ingiustamente, che non conosce nemmeno esattamente ciò di cui è accusato ma che, clamorosamente verrebbe da dire, se la cava. O così sembrerebbe. Alla fine di una sequenza agghiacciante per quanto è calda, durante la messa di Natale, Lucas riesce a ottenere il rispetto di chi una volta era il suo migliore amico. Ma in un colpo di scena finale…. be, non scrivo altro. Un realismo agghiacciante nel ricostruire i meccanismi tribali che si nascondono dietro l’esistenza di una società che è evoluta, se vuoi raffinata: pulito ma non algido, Il sospetto riproduce i rapporti umani di una comunità, ma soprattutto la loro improvvisa esplosione a causa di un non fatto, le reazioni in casi simili in cui il primo impulso è di respingere l’elemento che si crede estraneo in nome della sicurezza di se stessi, dei propri cari de del proprio stile di vita. Da padre, la cosa che mi ha fatto riflettere è “avrei la forza e la saldezza di fare reagire diversamente?”. Mi piace pensare di sì, anche se sono un italiota medio, molto medio, che ama il calcio; ma è dura gringo, molto dura.

bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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