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Prima visione – Il Presidente Abramo Lincoln ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad ammazzare i vampiri a colpi di noia

L’idea di Abramo Lincoln che spacca i culi dei vampiri armato di ascia mi ingrifava parecchio. Arrivo quasi a dire che attendevo La leggenda del cacciatore dei vampiri (svogliata traduzione di Abraham Lincoln Vampire Hunter, rivisitazione di un titolo che mostra come chi lo ha pensato abbia meno fiducia di Berlusconi e la Gelmini nel sistema scolastico italiano: ma credete che la gente – anzi lo spettatore medio italiano – non sappia chi è Lincoln?) con una certa impazienza.
Ha sceneggiato lo stesso Seth Grahame-Smith, autore già di Orgoglio e pregiudizio e zombie e proprio Abraham Lincoln Vampire Hunter. Quando ho scoperto che Grahame-Smith ha sceneggiato anche Dark Shadows ho capito tutto. Che c’entra? Be’ nel film con Depp vampiro del XVIII che torna nell’America degli anni Settanta dirigeva Burton che qui produce insieme al regista di Wanted Timur Bekmambetov.
Finite le presentazioni sappiate che Abraham Lincoln Vampire Hunter è una noia quasi quanto Dark Shadows, non mortale ma piantarvi un paletto di legno nel petto potrebbe essere una valida alternativa a un supplizio di quasi 100 minuti.
Diciamo che se devo giudicare Grahame-Smith dai due film che ho visto lo reputo uno che ha abbastanza faccia tosta da tirare fuori una buona idea, appiccicargli un titolo accattivante ed entrare di diritto nella categoria di quelli con un talento sufficiente a far intuire quanto brillante sia il suo autore ma alla roba dei fatti vuote e ovvie. I vampiri si caratterizzano perchè indossano gli occhiali da sole. Gli unici momenti che prendono de La leggenda… sono quelli sul Lincoln uomo, avvocato, politico e presidente. Sono abbastanza certo che, in questo, Grahame-Smith abbia messo poco di suo. Nessun personaggio ci stupisce o colpisce o emoziona, tutti clichè, stereotipi, echi di qualcosa già visto e già digerito. Ma dove il film manca clamorosamente è dal lato dell’azione assolutamente non sorretta dagli effetti. Sì, perché ci sarà un giorno in cui potremmo vedere (SPOILER) un vampiro e un futuro presidente inseguirsi in mezzo a una mandria di cavalli che corrono indiavolati, lanciandosi cavalli addosso ma non è questo il giorno e non e certo il tempo. Invece, sono abbastanza sicuro che nella categoria “Inseguimenti sopra un treno” ho visto scene fatte decisamente meglio e più coinvolgenti. Troppa ambizione, probabilmente, cosa che a Timur capita spesso, una immaginazione troppo sfrenata anche per questo nostro tempo in cui con la computer grafica si riesce a fare molto ma probabilmente non ancora tutto.
Poi scritturare una fica come la Winstead per tenerla tutto il tempo castigata sotto corpetti e corsetti e chilometri di stoffa, descrive la mia delusione completa. L’avrei vista meglio nei panni della vampira orgiastica. Ma questi sono problemi, turbe e perversioni tutte mie.

Ps: il protagonista è il sosia di Liam Neeson ma forse era meglio l’originale. Anzi, ne sono certo.

*1/2  Male, signor Anderson. Sono deluso, molto.

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