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Quasi amici – C’è un negro, un handicappato e una lesbica…

Un tetraplegico multimiliardario in euro assume un ragazzo delle banlieu come assistente a dispetto della diffidenza di amici e collaboratori. I due stringeranno amicizia al di là delle classi sociali e aiutandosi a vicenda a trovare bla bla bla bla bla bla bla bla bla.

Non le ovvietà sentimentali – tra l’altro abbastanza contenute e trattate con garbo ma soprattutto ironia – ma la comicità è l’autentica cifra stilistica di Quasi amici. Un divertimento che nasce facile facile dal contrasto tra il mondo “dorato” in cui vive il tetraplegico la sua difficile condizione (o handicappato come lo chiama scorrettamente il suo nuovo assistente) e i bassifondi da cui arriva Driss, con il suo carico di violenza e problemi familiari. L’emblema del contrasto è la scena del bagno, in cui vediamo Driss prima fare la doccia rannicchiato dentro la minuscola vasca di casa sua, circondato da bambini e parenti, poi lo ammiriamo senza parole nel veder il bagno privato che Philippe gli mette a disposizione in cui la sola vasca basta per due persone.

Il film del duo Nakache-Toledano ha una durata apatowiana, quasi due ore, ma vola in uno scroscio quasi inarrestabile di risate e poche suggestioni emotive… cioè, forse qualcosa sì ma si sopporta.

Personalmente non mi divertivo al cinema così da tempo, forse da  prima di Una Notte da leoni. Poi, quando un film francese mi ha conquistato così incondizionatamente neanche lo ricordo, forse La cena dei cretini.

Senza dimenticare l’ironia che passa qua e là sulla stessa condizione del tetraplegico (o handicappato), trattato spesso senza riguardo per la sua condizione di assoluta dipendenza.

Da riservare uno sguardo attento a Audrey Fleurot, bona da far bruciare di desiderio anche un tetraplegico, che interpreta l’assistente di Philippe, a completare un universo di personaggi ognuno a suo modo diverso. Ma poi, diverso da cosa?

Quasi amici sta ottenendo un successo clamoroso. Se siete tra i pochi che non lo hanno già visto precipitatevi in sala.

La battuta
(Driss rivolto a un quadro raffigurante un parruccone del 1700 o giù di lì che lo scruta) -Cazzo vuoi?

****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

Alba Gaïa Bellugi

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3 thoughts on “Quasi amici – C’è un negro, un handicappato e una lesbica… Lascia un commento

    • Dichiarare il lesbismo della Fleurot non è spoiler, è istigazione all’onanismo: segnalare. Visto solo ieri, con colpevole ritardo, ma bello bello. A stupire non è tanto la cifra comica, anche perchè secondo me tanti, in sala, partono pure prevenuti: m’hanno detto che fa ridere quindi rido prima io, anche con poca convinzione, che poi ti contagio e se la ridemo tutti assieme. La cosa notevole è la leggerezza e la serenità che ti rimangono dentro appena lasciata la sala. E sì che si era parlato di stare inchiodati ad una sedia, banlieue, mogli morte e sussidi di disoccupazione…
      Oh, che poi, andare a letto sereno e leggero, un par di palle…se ti ricordi del culo della Fleurot.

      Mi piace

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