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Prima visione – La questione nerd

paul locandinaQualche giorno dopo aver visto Paul ho pensato che c’è tutto un mondo che non potrà godere del 90 percento delle battute perché completamente analfabeta in quanto a fantascienza. Ci sono persone tra noi che non hanno mai visto Incontri ravvicinati. Alcuni non sanno cosa sia Guerre stellari. Sì, è duro ammetterlo ma sono fra noi, prendono il caffè insieme a noi al bar, li incontriamo al negozio di scarpe, in libreria.

Anche Paul è fra noi, l’alieno che dice parolacce e si gratta il deretano e cerca di fuggire da un’autentica agenzia governativa segretissima che lo teneva prigioniero dal giorno in cui la sua navicella precipitò in un campo di grano del New Mexico. Sì capita tutto in New Mexico. O comunque, tutti i posti in cui capita qualcosa sembrano il New Mexico. Lo raccolgono due appassionati di fantascienza inglesi (con le facce di Simon Pegg e Nick Frost) che sono partiti per gli States per andare al Comic Con e poi fare un tour dei luoghi di avvistamento degli UFO.

Paul è un film nerd sui nerd, girato per loro, per prenderli affettuosamente in giro con un buffetto sulla spalla. Ma è anche un film con un universo di riferimento ben preciso, un Fanboys allargato, che non vuole dissacrare quanto intonare il proprio canto di amore a un genere, a un certo modo di guardare le stelle pieno di stupore. Se non fosse così, Steven Spielberg, obiettivo principale di tutti i simpatici strali di Paul, non avrebbe eccettuato di partecipare, dando la sua voce a una delle gag più riuscite.

Dietro questo atto d’amore c’è Greg Mottola, la cui cifra stilistica sembra la simpatica nostalgia per i bei tempi andati, per quando bastavano cinque note per fare la fantascienza e non terabyte di potenza di calcolo.

Chi non è appassionato di fantascienza è completamente tagliato fuori. Sono tanti, credetemi, sono là fuori, ci giudicano, bevono birra e guardano lo sport in tv o con lo streaming oppure preferiscono farlo lo sport o vanno a pesca.

Sono fra noi e io voglio credere.

Ma questa è un’altra storia.

Mottola realizza un road movie attraverso l’America profonda tentando di sfuggire ai Men in black e al padre della ragazza che si é unita a loro.

Ci sono momenti irresistibili di risate; c’è Paul Hader che fa il poliziotto mezzo scemo come in Suxbad. C’è Kristen Wiig. C’è Jane Lynch di Glee con un piccolo ruolo delizioso.

Nel frattempo Paul, questo il nome dell’alieno, si fa beffe di tutte le convenzioni, umane e della finzione (come la necessita che un alieno debba essere o uno spietato massacratore o un’eterea creatura che fa solo il bene e vuole la pace). Il punto debole di Paul è la convenzione, il voler riprodurre le regole più classiche della commedia americana senza metterle in discussione dall’interno, azzardando qualcosa di diverso di un alieno che tutta, scoreggia, è fan di Marvin Gaye, si fa le canne. Non è poco ma per me non è abbastanza.

Ps: il doppiaggio italiano non è soddisfacente. Nom capiró mai la scelta di mettere un Elio dove prima c’era Seth Rogen

La battuta
Non è ciccia, è potenza

3 e mezzo buonostarwarz***½

Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?

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