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Captain America: Il primo vendicatore – Il problema e i pettorali di Chris Evans

captain america primo vendicatore locandinaSe non fosse per  Sunshine  e Scott Pilgrim, quella di Chris E vans sarebbe la filmografia più triste della Terra. Un pelo sotto Scamarcio, due dita sopra Lucrezia Lante Della Rovere. La sua maledizione si abbatte anche su Captain America: Il primo vendicatore, uno delle più noiose tra tutte le pellicole sui supereroi, impastoiato nella necessità della preparazione alla nascita del personaggio, cosicché tutto il film è una lunga e piena di sbadigli attesa per quanto avverrà l’anno prossimo con I Vendicatori, spiegando per filo e per segno la genealogia, la logica, i sentimenti e le nostalgie del personaggio, dimenticando di far accadere qualcosa nel mentre. Anche perchè, come per Superman, per un eroe così dove sta il pathos dell’avventura? Sebbene non abbia superpoteri ma solo una superarma (lo scudo) è forte, buono, imbattibile e i suoi nemici sono i nazisti (storicamente fregati da un panzone, uno sulla sedia a rotelle e un baffone per di più comunista). E chi lo ammazza?

La storia dovrebbe essere nota: mentre si combatte sui fronti della Seconda guerra mondiale, il gracile e malaticcio Steve Rogers vuole arruolarsi a tutti i costi ma è sempre respinto alle visite di leva; finchè il professor Erskine non lo sceglie per essere sottoposto al siero del super soldato. Rogers sarà il primo e unico esperimento della pozione di Obelix, perchè Hydra – divisione segreta del partito guidato da Teschio Rosso – decide di eliminare Erskine e con lui il siero, unica arma che si frappone alla conquista del mondo da parte delle loro armate alla cui testa c’è il potere del Cubo cosmico (visto in Thor, sembra complicato ma è molto semplice). Nel frattempo Steve Rogers/Captain America è finito a girare le città americane per promuovere i prestiti di guerra, ma presto gli è offerta l’occasione di combattere contro i nazisti e imbattersi nuovamente in Teschio Rosso.

La pesante e pedante parte centrale è una ricostruzione in costume dell’epoca della guerra, con Captain America ridotto a fare il clown; quando il gioco si fa duro, la scelta estetica di Joe Johnston strizza più l’occhio a Indiana Jones che a un film sui supereroi, ma mentre Indiana è umano e rischia la vita Captain America schiva tutti i proiettili, con lo scudo fa un po’ tutto e i movimenti di macchina e il montaggio evidenziano solo il lato propagandistico della sua azione lasciando solo immaginare l’azione. Così, la parte fica è nell’inizio (spoiler), pensato dopo che ne L’incredibile Hulk fu cassato il finale dove si vedeva proprio Captain America che dorme tra i ghiacci. Tutto è nel ritrovamento della sua bara di acciaio sepolta sotto le nevi perenni dell’Artico e il suo risveglio nella caotica New York del XXI secolo, alla fine; per il resto funziona solo la tensione sessuale tra Rogers e Peggy Carter (interpretata da una straordinaria e tettutissima Hayley Atwel, unica cosa bella del film) che ricorda quella tra Harrison Ford e Karen Allen ne I predatori dell’arca perduta.

matrix valutazione stellette cinema*1/2 Male, signor Anderson. Sono deluso, molto.

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5 pensieri riguardo “Captain America: Il primo vendicatore – Il problema e i pettorali di Chris Evans Lascia un commento

  1. Fra questo e M. Bay gli americani hanno un po' rotto il cazzo: capisco che è estate e l'europeo deve succhiarsi gli scarti degli scarti (tanto è scemo e rincoglionito dal caldo), però i distributori locali e gli esercenti andrebbero appesi al balcone a testa in giù per riflettere sulla demente politica commerciale portata avanti in codesti anni.
    Lo streaming è la giusta punizione di tutti costoro.

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  2. Ho l'impressione che stiano raschiando il fondo del barile.
    Dato che hanno la passione per i supereroi gli costa tanto spremersi le meningi e inventarsene un paio di sana pianta? Captain America è fuori tempo massimo, fuori luogo e ridicolo…

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