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Visioni successive – Bitch slap, il tiramisu

bitch slapbitchslapMettiamola cosi: per cinque euro, al momento, Bitch slap è il divertimento migliore che possiate avere con tre donne, tre strafiche.

Il film di Rick Jacobson non riesce a vivere di vita propria, avendo troppi debiti verso tutto un mondo: sì i filmacci anni Settanta, Tarantino e Rodriguez che li hanno sdoganati ma anche Kill Bill e tutto un memorabilia cinematografico che proprio dalle avventure de la Sposa mutua, ruba e usa (il nome di una delle protagonista, Hel, la suoneria di uno dei cattivi, la katana).

In tutto questo ci sono le tre ‘superdotate’, tre pezzi di fica che la metà basterebbe a fare felice un uomo se non per tutta la vita almeno fino al tempo in cui l’andropausa lo sorprenderebbe a non trovare piu piacere nel guardare un bel paio di tette che fanno capolino da un reggiseno e una camicetta di almeno due misure piu piccole. Ma come potrebbe accadere tutto ciò con Julia Voth? Una donna che, diciamolo, ha il fuoco dentro, interprete di un personaggio che, diciamolo, quando vuole sedurre Erin Cummings (dai, questo cognome è inventato, come quello del direttore della fotografia, Asbjornsen, dai! Nun ce credo) chiedendo, anzi meglio, supplicando di metterle la lingua in bocca e da qualche altra parte, io stavo colla bava alla bocca, e quando Erin ha risposto “Non dobbiamo farlo”, Angelo accanto a me ha esclamato – con espressione gutturale che capivi che proveniva dalle profondità del c…. Insomma dalle profondità – “Ma come no? T’ho dato 5 euro”. Un film per il quale sai cosa chiedi e sai esattamente cosa ottieni in cambio. Anche per tutta una serie di momenti francamente indimenticabili come la scena delle secchiate d’acqua, una sequenza per cui a regista, montatore e attrici dovrebbero dare non l’Oscar ma il Nobel (cit. Angelo, forse quello della pace perché se lo facessero vedere in tv certi pazzi non delirerebbero di Jihad e nuovi cavalieri templari); Il tizio pieno di piercing e tatuaggi che si prende a pugni il coso in erezione mentre una orientale perquisisce Julia Voth; la frase “Maestra nel sesso sfrenato honduregno”, non si voi ma in quel momento e in quel contesto me lo ha fatto venire duro; la frase “Siamo tutte puttane alla fine”, intrisa di quella saggezza orientale che noi tutti maschietti apprezziamo, soprattutto il mio amico Angelo che ha gridato orgoglioso “L’ho sempre detto io!” – quando vi ricapita che un film dica una verità cosi in una battuta finale? Fa così tanto vecchia Hollywood, anni Quaranta, Cary Grant e Audrey Hepburn.

Sappiate poi che tutto è raccontato con un’eleganza d’altri tempi, infatti non si vedono capezzoli, se non turgidi sotto le magliette. Infine restate fino alla fine dei titoli di coda (divertenti) per una scena che…

Bitch Slap Memorabilia

  • Suona cazzo suona (devo fare un promemoria per ricordarmi di mettere questa suoneria al mio iPhone)
  • La botola alla Lost
  • K14
  • La katana di Pinkie
  • Il vestito oro di Julia Voth – Il vestito oro di Julia Voth sarà quello che per la mia è stato il video di Express yourself.

 

americanbeauty

***** Siamo tutte puttane alla fine

 

 

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