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Visioni successive – La fiera delle banalità

locandinaincontrerai l'uomoUn uomo in là con gli anni in piena crisi di mezza età, che molla la moglie con cui ha condiviso 40 anni di vita per sposare una sciacquetta senza cervello; la segretaria sposata che si innamora del capo affascinante, il quale tradisce la moglie con una giovane artista che proprio la segretaria gli ha fatto conoscere; lo scrittore con un solo libro di successo alle spalle che ruba l’opera prima di un amico; il vecchio di cui sopra che prende il Viagra per soddisfare la procace e giovane moglie; la chiromante imbrogliona; un paio di situazioni ridicole non degna di uno che ha scritto Amore e guerra.

Non è che mi aspettassi molto dal ritorno a Londra di Woody Allen, un luogo per me legato ai peggiori film di sempre dell’attore/comico/regista/scrittore americano. La verità – anche se una cosa ci ha insegnato Woody è che la verità come l’amore eterno non esistono – è che come lui stesso fa dire al suo alterego in Manhattan “New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”. Senza contare che con gli anni e in più di una occasione forse il buon Woody è inciampato nella convinzione che la sua merda fosse degna di essere esposta in qualche museo e che qualsiasi cosa fosse uscita dalla sua macchina da scrivere fosse pronta per essere trasposta sul grande schermo.

Purtroppo non è così con questo Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, una lunga sequenza di pettegolezzi privi di alcuno spunto: A molla B per mettersi con C; la figlia di A+B, D, sta per mollare il marito E perchè si è infatuata di F; F se la fa con G, nel frattempo E si invaghisce di H e ruba il libro di I; poi B va dalla veggente L e si mette, dopo una seduta spiritica, con M, ma nel frattempo A torna alla carica perchè la nuova moglie C lo cornifica con N. Ho dimenticato qualcosa? Ah, forse la retorica finale: l’illusione è meglio di una medicina, che dovrebbe un po’ lucidare il lustro del “basta che funzioni” dell’ultimo film di successo di Woody che in effetti ha funzionato, anche perchè era ambientato a N E W Y O R K. Non c’è un personaggio un forte, un dialogo ispirato e da cui traspaia qualcosa di più della noia, recitato con una certa sufficienza. Senza contare i buchi della sceneggiatura, l’inevitabile groviera di scene tagliate dopo i giornalieri, chissà per quale motivo… cioè, per quanto ne possa sapere io, se fai promettere a uno dei tuoi personaggi una certa azione in un determinato giorno a una ora specifica io mi aspetto di vederla.

Credo che Allen abbia confuso una sequenza di notizie da tabloid come qualcosa per cui valesse la pena di sprecare della pellicola, convinto forse dai suoi produttori europei, poco interessati al buon nome di Woody ma alle Audi e le birre Corona da piazzare strategicamente davanti alla cinepresa.

“New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”… Londra decisamente no.

indiana* C’è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il greco antico?

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8 pensieri riguardo “Visioni successive – La fiera delle banalità Lascia un commento

  1. Il film anocra non l'ho visto, e neanch'io m'aspetto molto, almeno da quello che ho letto in giro. Ma non sono d'accordo sull'equazione: woody-merda=londra.
    Perché per me le tre opere londinesi sono ottime. Anzi, Match Point per me è il suo capolavoro degli anni zero. Splendida trasferta e splendido riattacco a uno dei cardini fondanti della cosmogonia e della filosofia alleniana. E m'era piaciuto un scco anche Cassandra's dream.
    Scoop era volutamente un'uscita più leggera e proprio per questo mi aveva fatto morire dal ridere. Un'escursione più divertita con un'accoppiata secondo me decisamente funzionante (Allen-Johansson). E poi lì ci sono alcune battute spettacolari.

    Invece il tanto agognato ritorno alla patria NY a me ha lasciato un po' freddo. M'è smbrato un'oper che rimestava un po' nel vecchio senza riuscire però a dire qualcosa di nuovo e l'espediente della rottura della 4a parete troppo insistita.

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  2. Ciao,
    grazie per la visita (e i complimenti). sul film non siamo esattamente d'accordo 😛 ma già lo sai; ammetto di non essere neanche lontanamente obbiettivo sul buon woody…
    spero tornerai dalle mie parti, io ricambierò sicuramente (eri già tra i nostri cineblog segnalati).

    a presto

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  3. Con questa recensione non mi trovo d’accordo. Le “banalità” di cui parli, per me, sono ampiamente riscattate dal cinismo, dal ritmo e dalla buona comicità del film, decisamente superiore a Midnight in Paris e Basta che funzioni, per lo sguardo provocatorio sulle contraddizioni del sociale e dei sentimenti. Da rivalutare, soprattutto dopo To Rome with love.

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