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Thirst – Ora ho sete di tutti i piaceri peccaminosi

thirstthirstChan-wook Park non è l’ala destra della Corea del sud che ci ha eliminato nel 2002 dai mondiali giapponesi, né tanto meno il piccoletto che ci cacciò da quelli inglesi nel 1966 con la maglia della Corea del Nord. Chan-wook Park è uno dei massimi registi di oggi, peròsì, avete indovinato, è coreano. È il regista di Old boy, Mr. Vendetta e Lady Vendetta.

Spero che, mentre leggevate, abbiate fatto un inchino. Inutile sottolineare che per me Lady Vendetta è uno dei film più belli del decennio trascorso e se non lo avete visto avete vissuto male e che Maria De Filippi venga ogni notte a disturbare il vostro sonno recitando il finale di Natale a Miami.

In Thirst, un prete devoto (che per comodità chiameremo Mario ma si chiama Sang-hyun) si offre come cavia per trovare la cura a un devastante virus. Morirà ma, l’ultima trasfusione a cui è sottoposto lo trasforma in un vampiro. Iniziano a diffondersi voci sui suoi presunti miracoli, e la madre di un amico di infanzia, malato terminale di cancro, si rivolge a lui per un aiuto. Lo salverà ma si innamorerà della moglie con cui inizierà un triangolo che si concluderà nell’auto-distruzione.

Il vampiro Mario deve bere sangue per respingere la recrudescenza della sua malattia e restare vivo; Thirst, ad ogni sorsata di Mario, cambia pelle e si trasforma. Il film diventa un organismo vivente che cambia continuamente per non morire. Chan-wook Park infetta con il suo virus le vecchie storie sui vampiri così che di vampiresco abbia solo gli echi; mangia melodramma, fino a spolparlo per intero e lasciare solo le ossa scarnificate dell’amore, del tradimento e della colpa; fino al culmine – l’ennesimo direi (occhio spoiler) – in cui Mario prima divora ma poi resuscita la sua amata (e lei “uccidimi o salvami, lo rimpiangerai lo stesso”, cazzo questa frase mi ha devastato); distrugge il bene e ne annichilisce il potere, stuprandolo, anche se la riflessione sul cattolicesimo, Cristo e la diversità come santità rimane un po’ sullo sfondo; allude alla commedia per creare giochi di specchi come nella partite a mahjong del mercoledì, in cui dietro la farsa, oserei dire alla De Filippo, si nasconde la critica sociale e familiare ma anche un accenno al noir più classico.

Su tutto, c’è la vendetta, la passione per il sangue, per berlo come durante un cocktail, pasteggiando comodamente tra malati in coma come sceglie il nostro Mario quando accetta la sua condizione vampiresca, oppure con l’omicidio, come fa la sua compagna, ammettendo che senza la violenza non ci sarebbe il divertimento del nutrirsi. Senza contare la grandiosità di alcune scene, maestose per il loro impatto, talmente forti da indurti a distogliere lo sguardo ma talmente belle da costringerti a continuare a guardare. E ogni volta, l’occhio di Chan-wook Park si alza sopra tutte queste pene, i dolori, le membra smembrate e il sangue dissanguato e sprecato su un pavimento o succhiato avidamente da corpi morti mentre le labbra a ventosa del parassita avidamente arrivano fino alla fine del bicchiere, e il bicchiere è un corpo umano. Detto questo, vedete Thirst con sacro rispetto, e poi rivedetelo: non saprete dissetarvene.

bianca 2bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.
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