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Two Lovers – In the mood for… what?

dzilla

twoloverstwo loversC’è una cosa che mi ha colpito di Two Lovers di James Gray: i luoghi, gli ambienti, i collegamenti e, in generale, il mood complessivo dell’opera. Aiutato da una fotografia animata dalle ombre, Gray mette in scena una vicenda alquanto banale, e scontata: lui ama lei ma lei non ama lui, però c’è una seconda lei che ama lui e vorrebbe curare le sue ferite, ma lui non la ama.

Sono le Notti Bianche di Dostoevski ma sono notti newyorchesi e la città svolge un ruolo fondamentale. Infatti, sui titoli di coda Francesca dice “mi ha ricordato Woody Allen”. Lì per lì ho pensato all’intreccio e all’interesse ai rapporti tra persone che si amano o almeno cercano di entrare in questo stato di grazia, si lasciano si tradiscono e tornano insieme dopo un po’ di tormento interiore; poi un’intuizione mi ha folgorato: è l’idea di una città, di una stanza, di tetti, locali e di palazzi che divengono a loro modo non solo l’espressione degli stati d’animo (lo sballo della musica della notte che coincide con l’affascinante sballo di Michelle (Gwyneth Paltrow) e la sua dipendenza) ma diventano l’involucro e la struttura dei personaggi stessi. Prendete la casa dei genitori di Leonard: la presenza pesante della famiglia non è solo espressa dallo sguardo della madre che perennemente segue il figlio, lo osserva da ogni parete, ogni immagine, ogni ninnolo, ogni vetrina che nasconde ricordi dentro la casa, quasi icone sacre che controllano e opprimono. Oppure il tetto dove Leonard (Joaquin Phoenix) e Michelle si incontrano: è freddo, desolato, sembra quasi dominare la città come se si trovasse su Marte, ed è il luogo dove i due scoprono, svelano, consumano il loro rapporto fino a sprofondare nel cortile sul retro, in mezzo all’immondizia, dove Michelle scarica Leonard alla vigilia del loro viaggio. È un luogo lunare, misterioso, freddo ma allo stesso tempo vive come una dimensione parallela in cui i due riescono a vivere un qualcosa che, al di là di quella dimensione, non potrebbe esistere.
Ci sono i collegamenti, attraverso la linea telefonica, un cellulare o un vecchio telefono fisso, strumenti che tracciano delle linee invisibili ed altrettanto fragili, ma anche quelli fisici, rappresentati da una stazione della Metropolitana e dai treni che sfrecciano. Contiamo le porte ed indoviniamo dentro quale entreremo, in quale universo saremo catapultati. Poi c’è la notte di New York, i locali, i ballerini, lo sballo, la disperazione, le percezioni disallineate, la notte, le mille luci, la bionda che ti dà buca fuori di un locale.
Queste immagini, finito il film, sono tutte sensazioni che ti entrano sotto pelle e ti infettano, magari regalandoti qualche anticorpo per la tua vita di tutti i giorni, e di tutte le notti bianche che vivrai.
3 e mezzo buonostarwarz***&1/2
Non hai mai sentito nominare il Millenium Falcon?
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4 thoughts on “Two Lovers – In the mood for… what? Lascia un commento

  1. “È un luogo lunare, misterioso, freddo ma allo stesso tempo vive come una dimensione parallela in cui i due riescono a vivere un qualcosa che, al di là di quella dimensione, non potrebbe esistere.”

    D’accordissimo soprattutto su questo bellissimo passaggio.

    Mi piace

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