Vai al contenuto

Tagfilm

Hamnet recensione: Chloe Zhao gira in tondo per due ore, poi trova il magico accordo e ti distrugge

Hamnet – Nel nome del figlio, il nuovo film di Chloe Zhao, racconta la storia più importante di William Shakespeare senza raccontare William Shakespeare. Un’operazione che ha diviso pubblico e critica, tra chi parla di capolavoro sensoriale e chi di anestesia emotiva in costume. Perché Hamnet non è un biopic, non è una tragedia, non è nemmeno un film su Shakespeare: è un film sul momento esatto in cui il dolore diventa arte. E quando finalmente arriva lì, nell’ultima mezz’ora, capisci che tutto quel girare in tondo non era un errore. Era una ferita che stava imparando a parlare.

Marty Supreme, recensione: Timothée Chalamet tra ping pong, ambizione e nostalgia anni ’80

Marty Supreme è il nuovo film con Timothée Chalamet che racconta l’ascesa ossessiva di un aspirante campione di tennis tavolo disposto a tutto pur di dominare il mondo del ping pong. Ambientato nel 1952 ma accompagnato dalle hit dei Tears for Fears e di tanta altra grande musica degli anni Ottanta, il film mescola ambizione, narcisismo e linguaggio da social in un racconto visivamente elegante e montato come un reel infinito. Ma funziona davvero o è solo un videoclip di due ore e mezza sulla presunzione generazionale?

“Cime Tempestose” secondo Emerald Fennell: sesso represso, vestiti bellissimi e poco altro (con le migliori frasi e citazioni) 

Se Emily Brontë avesse visto “Cime Tempestose” di Emerald Fennell probabilmente avrebbe chiesto: “Ok, ma la storia dov’è?”. Perché il film prende il romanzo, lo spoglia (quasi), lo bagna sotto la pioggia e lo riempie di sottintesi sessuali, mani che impastano pane e sguardi che promettono più di quanto mantengano. Il risultato è un’opera elegante, costosissima, ossessionata dai corpi e dai costumi, che sembra più interessata a suggerire cosa avrebbe potuto succedere tra Catherine e Heathcliff che a raccontare perché quella passione, oggi, dovrebbe ancora importarci.

Il Falsario: quando Netflix rifà gli anni Settanta col freno a mano tirato

Con Il Falsario, Netflix torna a mettere le mani negli anni Settanta italiani: criminalità, politica, sesso, musica pompata e facce già viste. Il risultato è un film che conosce bene l’immaginario che maneggia, ma lo usa in modo prudente, quasi timoroso. Tra suggestioni da Romanzo Criminale, estetica da “Sorrentino low cost” e personaggi che sembrano usciti da uno spin-off mai dichiarato, Il Falsario è un’opera che promette scandalo e consegna comfort.

Death by Lightning recensione: Shakespeare alla Casa Bianca, Netflix racconta la Storia

Death by Lightning è la miniserie storica Netflix del 2025 che ti racconta un presidente dimenticato – James A. Garfield – e un attentatore che voleva entrare nella Storia dalla porta del consolato, ma ha trovato solo l’uscita di sicurezza del destino. Creata da Mike Makowsky e diretta da Matt Ross, la serie non costruisce suspense: costruisce personaggi, archetipi, maschere. Con Michael Shannon e Matthew Macfadyen a guidare la scena, il racconto dell’America del 1881 diventa un palco shakespeariano travestito da convention politica, dove il potere è un caso clinico e la follia un monologo da standing ovation. In questa recensione scopri perché la tensione non la fa il proiettile, ma gli sguardi, e perché Netflix non accende il fulmine: accende i riflettori sul destino.

28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa: recensione del film che trasforma l’apocalisse in religione

28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa non è un semplice sequel zombie, ma una mutazione genetica del genere. Danny Boyle e Alex Garland tornano nell’universo iniziato con 28 Giorni Dopo per spostare il focus dall’epidemia ai vivi, dalla paura del contagio alla paura dell’essere umano. Gli infetti restano sullo sfondo, mentre al centro del film si impone un mondo che ha trasformato l’orrore in culto, la sopravvivenza in liturgia e le ossa in simboli. In questa recensione analizziamo temi, simbolismo, colonna sonora e significato di un film che usa l’apocalisse per parlare di fede, violenza e disumanità.

La Grazia di Paolo Sorrentino spiegata bene (più o meno): potere, simmetrie e metafore facili – Migliori frasi e citazioni

“La Grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino, torna su uno dei suoi terreni preferiti: la fenomenologia del potere, l’uomo pubblico trasformato in creatura mitologica e un po’ vagamente annoiata, il rallenty come sacramento laico, Roma come anfiteatro dell’anima. Dopo “È stata la mano di Dio”, Sorrentino firma un’opera fatta di simmetrie, parallelismi, metafore lampanti (alcune pure troppo) e momenti di pura ipnosi visiva. Un ritorno alle sue ossessioni più sorrentiniane, tra presidenti, statuarie, cavalli, uomini che cercano leggerezza e domande che sembrano risposte già confezionate. E sì: c’è anche un po’ di Jep Gambardella che non ha voglia di andare a tutte queste cerimonie istituzionali.”

Un finale perfetto per una serie imperfetta: la nostra recensione di Stranger Things “Il Mondo Reale”

Il finale di Stranger Things 5 chiude una delle serie più amate degli ultimi dieci anni con un episodio che riesce dove gran parte della stagione aveva fallito: emozionare, sorprendere e dare un senso compiuto agli archi narrativi di Undici, Hopper, Will e dell’intero gruppo di Hawkins. In questa recensione del finale di Stranger Things analizziamo perché l’ultimo capitolo funziona così bene, cosa significa davvero la scelta dei Duffer Brothers e come questo epilogo – intenso, nostalgico e profondamente umano – riesca a unire azione spettacolare, dramma emotivo e un ritorno alle origini anni ’80 che ha definito l’identità della serie.

In questo approfondimento troverai la spiegazione del finale di Stranger Things, i temi chiave, il ruolo dei ricordi (positivi e negativi), la maturazione dei personaggi e il motivo per cui questo episodio rappresenta una chiusura coerente e necessaria dopo una stagione altalenante. Un’analisi dettagliata che va oltre la superficie e racconta perché questo addio a Hawkins è destinato a diventare uno dei momenti più importanti della storia recente di Netflix.

No Other Choice: Il Male, i Bonsai e l’IKEA delle Anime

No Other Choice è il ritorno al cinema di Park Chan-wook, e ovviamente non poteva essere un ritorno tranquillo: il regista coreano riprende la sua estetica barocca, la scuote come un bonsai al vento e ci costruisce sopra una commedia horror grottesca, figlia illegittima di Burton, Blake Edwards e del capitalismo più rancido che potete immaginare. Un film enorme, sfrontato, senza limiti, che passa dal pulp alla critica sociale, dai bicchieri ripresi dall’interno alle lotte nel salotto, dalla paura alla risata cattiva — e alla fine ti toglie la speranza, ti lascia un brivido e, inspiegabilmente, ti fa venire voglia di rivederlo. Se cercate un’analisi che capisca la follia, la libertà narrativa e l’estasi sanguinaria orchestrata da Park, siete nel posto giusto.

Buen Camino – Per Zalone sketch, spot della prostata e un promo per pellegrinaggio

Checco Zalone allunga lo sketch fino al Cammino di Santiago, confezionando una commedia-spot che fa ridere a miccia corta: accende la gag, brucia il setup, resta la cera dell’ovvio. Analizzarlo è come recensire il libro di barzellette di Totti. Ridicolo, scontato, irresistibile.

Barry Lyndon è bellissimo e non ti consola 

Barry Lyndon di Stanley Kubrick, uscito nel 1975, è spesso ricordato come uno dei capisaldi della cinematografia: luce naturale, composizioni pittoriche, eleganza formale portata all’estremo. In realtà è uno dei film più crudeli mai realizzati sull’ascesa sociale e sul destino umano. Dietro ogni inquadratura perfetta si nasconde un giudizio implacabile: la bellezza non consola, il successo non salva, il tempo presenta sempre il conto. Kubrick usa il cinema storico non per raccontare il passato, ma per mostrare come lo sguardo costruisce — e distrugge — il senso della Storia. Ma soprattutto, mostrare il triste destino dell’essere umano, sballottolato da forze più grandi e potenti di lui. 

Avatar – Fuoco e Cenere: Tre ore e dieci di Convenzione di Ginevra alla camomilla blu

In Italia dal 17 dicembre 2025 con le sue tre ore e dieci di spettacolo in 3D Avatar 3 – Fuoco e Cenere di James Cameron si candida a essere uno dei film più attesi e discussi del 2025. In questa recensione senza filtri analizziamo la trama, le novità (poche), la tecnologia 3D, i personaggi, le migliori frasi e citazioni e le scelte narrative di Cameron, spiegando perché questo terzo capitolo di Avatar rischia di trasformarsi più in una maratona di resistenza che in un’esperienza cinematografica. Se state cercando una critica ironica, pungente e approfondita su “Avatar – Fuoco e Cenere”, siete nel posto giusto.

Train Dreams – Elegia per taglialegna, sogni spezzati e boschi che piangono: recensione, migliori frasi e citazioni

Train Dreams, il film del 2025 diretto da Clint Bentley e disponibile su Netflix, propone un ritratto crudele e poetico dell’America del primo Novecento. Attraverso la vita del taglialegna Joel Edgerton, tra ferrovie, foreste distrutte e perdite atroci, il film racconta la brutalità del progresso e la fragilità dell’anima umana. In questa recensione  ecco come Train Dreams esplora intrecci dolore e bellezza, nostalgia e verità

Jay Kelly – Manuale di sopravvivenza per attori inutili: recensione, migliori frasi e citazioni

Jay Kelly ovvero il manuale di sopravvivenza per attori inutili sbarca su Netflix e Noah Baumbach ci regala l’ennesima crisi esistenziale travestita da commedia. Questa volta tocca a George Clooney interpretare un attore egocentrico, svuotato e convinto che il mondo debba inginocchiarsi ai suoi capricci, mentre Adam Sandler prova a tenerlo a galla con la sua sempre più convincente vena drammatica. Il film è una satira compassionevole del sistema Hollywood, tra amori mancati, nostalgia anni Sessanta e il fantasma di Woody Allen che osserva da lontano.