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Spider-Man: Brand New Day, la recensione: Marvel è tornata?

Marvel è tornata. Spider-Man: Brand New Day è il film in cui il MCU sembra finalmente ricordarsi che sotto la maschera dovrebbe esserci una persona. Ha girovagato tra multiversi e storie di piccolo cabotaggio, poi ha raschiato il fondo del barile dei supereroi più superflui della storia, buoni solo a riempire il palinsesto di Disney+ e bruciare attori, attrici, enfant prodige e registi da Oscar strappati al cinema indipendente e ai festival per poi sputtanarli con un flop al botteghino. Per non parlare dei personaggi durati meno delle mutande in un film porno. Kang? Non pervenuto. Soldato d’Inverno buttato via in una serie tv, indecisa su cosa dovesse essere e senza il coraggio di un cambio di rotta. Stand alone inutili, usati per pagare le spese legali di Scarlett Johansson. Supereroi con l’assegno di disoccupazione e scomparsi dentro un ufficio di collegamento su Alfa Centauri – gli Eternals vi ricordano qualcosa? Dopo tutto ciò è stata annunciata una scossa. Il grido alla René Ferretti del “più qualità” di Kevin Feige è echeggiato al Comic-Con e in tutto il globo terraqueo, pure nelle orecchie del Celestiale mezzo emerso nell’oceano (anche di lui si è persa ogni traccia) e stavolta il boss della Marvel sembra fare sul serio. Aveva anche il berretto delle grandi riflessioni al bagno e non chiedetemi come conosca questo dettaglio. Così affida a Destin Daniel Cretton, regista di Shang-Chi e soprattutto di un titolo profondamente umano come Short Term 12, una storia relativamente piccola, ma decisiva per il personaggio che probabilmente è il supereroe più amato. “Patate piccole ma di grande importanza” direbbe Yelena-Vedova Nera. Spider-Man: Brand New Day è la svolta Marvel: tornano scene d’azione spettacolari e ben coreografate, sostenute da scelte registiche coraggiose e anticonvenzionali, movimenti di macchina avventurosi e il costante senso del pericolo che il nostro ragno preferito possa rimetterci le zampate, ma il cuore sta nel racconto pieno di umanità di un ragazzo, Peter, che ha perso tutto per salvare il mondo. 

Ma tu, esattamente, chi dovresti da esse?

Spider-Man: Brand New Day, la trama e il nuovo Peter Parker

Peter vive dentro le conseguenze di quella scelta, dedicandosi completamente al lavoro: ripulire le strade di New York da criminali, violenza e supercattivi, un lavoro non retribuito, destino frequente per i giovani come lui, ma anche per chi giovane non è più. Sappiamo bene: senza scopare e senza divertimento l’omo non campa e così i frequenti mal di testa di Peter sono il segnale di qualcosa di più profondo. Cretton e gli sceneggiatori Chris McKenna ed Erik Sommers utilizzano le fasi di sviluppo del ragno per esplicitare il passaggio di Peter/Spider-Man dall’età adolescenziale a quella adulta. Spider-Man: Brand New Day è così una storia di formazione. 

La metamorfosi di Peter Parker e il body horror mancato

La crisi, la solitudine e il dolore per l’amicizia e l’amore perduti scatenano un cambiamento biologico, il risveglio del DNA aracnide, lasciando Peter dentro un bozzolo di tela, sospeso fra due palazzi: un’immagine quasi didascalica, ma potente, di un ragazzo rimasto in bilico fra due età. Confesso che questa sezione è quella che mi ha affascinato di più e avrei preferito fosse portata avanti fino alle conseguenze più estreme, un tema da body horror che è stato messo da parte per fare spazio alla solita fagiolata di personaggi, buttati dentro per intasare il dibattito social. 

Nel frattempo, però, il male non dorme mai e un nuovo pericolo si affaccia, uno di cui non possiamo rivelare nulla e che chiameremo OMISSIS: un’entità invisibile, capace di controllare le persone e letteralmente saltare da un individuo all’altro come un sasso lanciato sullo stagno, trasformando New York in un palcoscenico di danza contemporanea con gente che si contorce come neanche nei sogni bagnati di chi organizza flash mob per salvare il lemure del Madagascar. Fra inseguimenti e salvataggi, Cretton mantiene un tono mai solenne, ma senza buttare tutti in caciara con l’eccesso di anti-climax (uno dei problemi della Marvel degli ultimi anni). Spider-Man: Brand New Day inserisce l’azione e la dinamica classica da cinecomic in una serie di discorsi che vanno dal piccolo al grande: corpo, solitudine, tecnologia, controllo e responsabilità. 

Il significato di Spider-Man: Brand New Day: Peter, usa la Forza

Nel tentativo di sopprimere l’aracnide in lui, Peter inventa un dispositivo inibitore sullo stile di quello che Banner usa per sopprimere il suo invadente “ospite”; onnipresente nella nostra vita, la tecnologia offre tante possibilità, ma cosa ci toglie? Ci rende ciechi e solo tornando in contatto con ciò che c’è di più istintivo – un classico da “Luke usa la Forza” fino a “devi sentirlo” di tenetiana memoria – possiamo affrontare e superare le sfide che ci attendono. Il “villain” OMISSIS di Brand New Day impone un’altra riflessione: la prospettiva da cui giudichiamo le azioni degli altri. Il personaggio interpretato da Sadie Sink apre invece l’esigenza di una nuova connessione tra esseri umani come risposta alle sfide che ci attendono. La necessità di contatto è un altro dei punti cardine: devoto alla caccia al crimine, Peter coltiva un solo rapporto umano che coltiva Peter/Spider-Man è con il detective della polizia DeWolff; c’è il confronto conflittuale con Punisher sui metodi da usare nella lotta alla criminalità, un’accoppiata dai toni alla “buddy movie”, una fratellanza difficile da gestire. Peter è solo ad affrontare il lutto e soprattutto la sempre vivace fauna di villain di New York. Tutto passa attraverso la perdita di Ned ed MJ. 

Che bello assaporare scampoli di assenza e farsi i cazzi degli altri su Instagram

Peter, MJ e Ned: crescere significa anche perdere

Peter osserva sui social i due “ex” amici e scopre che stanno realizzando il sogno che avevano coltivato tutti e tre: laurearsi al MIT e poi andare a vivere insieme a New York. Li guarda da lontano ma, il karma lo riporta inevitabilmente nella loro orbita. “Certi amori non finiscono” cantava Venditti anche se c’è di mezzo l’incantesimo dello stregone supremo. Però, dopo tutti questi anni, Peter amico mio, fattene ’na ragione, sei abbastanza ossessivo. È qui che Spider-Man: Brand New Day riesce a trovare il contatto più profondo col pubblico, anche quello adulto, che spesso nella vita di tutti i giorni si ritrova a combattere contro i mulini a vento. Mi sono immedesimato molto in Peter nonostante ci separino gli anni, i chilometri e, dettaglio non trascurabile, la realtà: Spider-Man non esiste. Così dicono. 

Che tocca fa pe’ campà

I difetti di Spider-Man: Brand New Day

È vero che ritroviamo concetti e immagini che i film di Spider-Man ripetono ormai da decenni: il sacrificio necessario per proteggere chi amiamo; il bacio; l’amata da salvare durante una caduta, riuscendo stavolta nell’impresa – qualcuno ha detto Gwen Stacy? –; il montaggio sullo scorrere del tempo; la carrellata dei cattivi catturati; le inquadrature costruite per evocare le copertine dei fumetti. E poi il dettaglio dell’occhio: non quello della madre, quello di Spider-Man.

Spider-Man: Brand New Day dura tanto ma fila via abbastanza teso, forse si sarebbe potuta asciugare qualche sotto trama. Ad esempio, era davvero necessario inserire nell’equazione il Bruce Banner più palloso della storia MCU? Forse il passaggio sull’inibitore del DNA poteva essere risolto con una decina di Red Bull e qualche notte insonne e pure il confronto tra Hulk e Spider-Man si poteva eliminare per arrivare più veloci al rush finale. Insomma, bello, me so’ emozionato, mi sono pianto l’acqua del battesimo, mi sono divertito, ma c’è troppa carne al fuoco, il che è il problema principale della maggior parte della roba cinecomics degli ultimi sette anni.

Spider-Man: Brand New Day, le cose che non tornano

La mia personale carrellata di cazzate tanto per chiudere in allegria: 

-MJ/Zendaya ricorda un tizio che è entrato nella sua caffetteria cinque anni prima. Figuratevi cosa succede se le fate un dispetto, vi ricorda almeno fino alla sua settima reincarnazione.

-MJ fa ridere, devo dire. Ma fa ancora più ridere il fatto che resti perfettamente truccata dopo un giorno e una notte nel rifugio segreto di Punisher.

-Per Punisher prima presenza nel Marvel Cinematica Universe, voto 7, Bernthal fa quello che sa fare: punisce in tutte le sue incarnazioni seriali e cinematografiche. 

-Il senso ultimo di Spider-Man: Brand New Day è “Peter impara a delegare”. Me pare poco per 150 minuti e svariati fantastiglioni spesi.

-Peter dovrebbe fare più attenzione a dove mette i piedi perché non fa altro che cadere dalle scale, dalle auto, dai palazzi.

-Vi risparmio a cosa assomiglia il primo tentativo di Peter di sparare ragnatele organiche, una roba da Pornhub.

-Tom Holland è bravo, riesce a coniugare bene il lato adulto con quello ancora adolescenziale, quando apre il suo sorriso ricorda la spensieratezza dei vent’anni, quando si incupisce lo capiamo tutti. 

Top 3 citazioni 

Ehi Peter stai attento, ok? MJ

Solo perché abbiamo perso qualcuno non significa che dobbiamo cavarcela da soli. credimi, ci ho provato e non funziona. Spider-Man

Sei bellissima e non ti amiamo perché sei speciale ma perché sei tu. May

Non farò più tutto da solo, mi manchi May. Peter 

Leggi anche: Spider-Man: Brand New Day, le migliori frasi e citazioni del film qua sotto.

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