Stranger Things: le sette canzoni simbolo che tutti ricordiamo ancora
Quali sono le canzoni più iconiche di Stranger Things? Da Kate Bush ai Metallica, ecco i brani che hanno definito la serie e rivoluzionato la cultura pop degli anni ’80
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Recensione di The Fall Guy – Ryan Gosling, Emily Blunt, David Leitch: cast, trama, citazioni anni ’80, serie originale, stunt e metacinema.
C’è sempre un momento, nel cinema sportivo, in cui il protagonista sale sul ring, guarda il pubblico, si sente solo, e tu spettatore pensi: “Questa l’ho già vista.”
Ecco, The Smashing Machine è quel momento lungo due ore.
Netflix ha deciso di metterlo in catalogo il 7 novembre, dopo un “passaggio tecnico” in sala: due proiezioni contate, giusto per dire che sì, è uscito anche al cinema.
Peccato, perché il Frankenstein di Guillermo del Toro è tutto ciò che un televisore non riesce a contenere: un film da schermo enorme, da pelle d’oca e velluto, da luci che fanno rumore, colori che ti restano attaccati addosso come brividi.
Non so voi, ma io a metà film ho cercato il telecomando per mettere pausa. The Running Man di Edgar Wright va così veloce che ti senti dentro un algoritmo impazzito di TikTok: tagli, luci, urla, pubblicità, hashtag, cazzotti, propaganda, droni. È un film che corre talmente tanto che a un certo punto ti dimentichi di essere al cinema e ti ritrovi su TikTok a velocità 3x, mentre l’AI decide se farti ridere o piangere.
Recensione di Eddington di Ari Aster: western pandemico, sceriffi negazionisti, sindaci marxisti e Pokémon capitalisti. Il film più sporco e lucido del 2025.
C’è un momento in Mr. Scorsese, il nuovo documentario in cinque puntate diretto da Rebecca Miller (figlia di Arthur, moglie di Daniel Day-Lewis, quindi sì: il livello di cinefilia genetica è tipo DNA Criterion Collection), in cui qualcuno, dice una cosa che ti apre lo sterno come una lametta: “È un sensualista ma lavora come un minatore. E ha la vocazione dell’uomo di chiesa. E nel caso di Marty capisco che questa è la sua cocaina”.
C’è un momento, in A House of Dynamite, in cui il tempo smette di essere una misura e diventa un’arma. Kathryn Bigelow prende i 17 minuti che precedono l’impatto di un missile intercontinentale su Chicago e li dilata come una gomma da masticare nucleare: tre punti di vista, tre versioni, zero possibilità di fuga.
Springsteen: Liberami dal nulla è la storia di quando il Boss ha smesso di fare l’eroe da stadio per diventare un uomo con la chitarra e i nervi a pezzi. Jeremy Allen White lo interpreta come uno appena uscito da un ristorante ma ha la fame dell’anima. Scott Cooper lo filma come un poeta folk in crisi di mezza età che cerca la luce tra i demoni — e finisce per trovare solo più ombra. Ma che ombra meravigliosa.
Ryan Murphy torna su Netflix con Monster: The Ed Gein Story, nuova tappa nella sua antologia del male reale: la vera storia del killer che ha ispirato Psycho, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti.
Paul Greengrass prende Matthew McConaughey, un incendio apocalittico e uno scuolabus: il risultato è The Lost Bus, il film su Apple TV+ che sembra Speed ma con più fumo, più umanità e più America bruciata
Benvenuti nel nuovo film di Luca Guadagnino, After the Hunt, quello dove il cinema diventa un seminario di filosofia morale con vestiti Ralph Lauren e cravatte che costano quanto uno scooter.
Non eravamo pronti, ma lo sapevamo. Perché quando scompare un’attrice come Diane Keaton, se ne va un altro frammento di quel mondo in cui il cinema era fatto di persone, non aveva ancora ceduto completamente alla serialità o agli universi condivisi.
Nel mondo di MobLand, anche il tè delle cinque sa di sangue e gin. Guy Ritchie torna a Londra, la sua giungla preferita, per dirigere i primi episodi di una serie gangster che sembra uscita da un meme di Peaky Blinders con l’accento di The Crown e l’ego di Succession.
Dazi, disordini, un consiglio recalcitrante, imperatori in modalità hippie, un villain matto che vuole conquistare l’universo, avatar incastrati in un mausoleo volante, donne ibernate che combattono una guerra personale. Poi … Continua la lettura di Fondazione 3: recensione, migliori frasi e citazioni
Non ho molto da dire su The Life of Chuck di Mike Flanagan, decostruzione della vita di un uomo, con invito a godersi ogni minuto perché in un battito di ciglia semo all’alberi pizzuti.
Ve lo avevano detto: mai portare lo xenomorfo sulla Terra. Tabù assoluto della saga, da Ridley Scott in giù. E invece Noah Hawley, l’uomo che con Fargo ha trasformato il Midwest in un luna park di sangue e con Legion ha fatto trip mentale su trip mentale, ha deciso che era ora di giocarsi la carta proibita. Risultato: Alien: Earth, serie Disney+ che prova a mescolare Ridley Scott e Blade Runner, Musk e Zuckerberg, maternità tossiche e cyborg in transizione con l’anima di un bambino. Un caos? Certo. Funziona? Incredibilmente, sì.
Paul Thomas Anderson è tornato. Non con un film, ma con un’overdose. Una battaglia dopo l’altra è Pynchon buttato in lavatrice con Tarantino e strizzato da un Kubrick strafatto di caffeina con i Coen che affettuosamente guardano. Robert Altman spiritual guidance.
La Valle dei Sorrisi prova a raccontare il dolore collettivo ma finisce per sembrare l’ennesimo déjà-vu: comunità chiusa, segreti a pioggia e adolescenti problematici. Un film che scorre lento, con qualche spunto interessante ma troppo convinto di essere più profondo di quanto non sia davvero.
Ci sono film che iniziano piano e poi esplodono. Sinners – I peccatori invece parte già con la tromba del jazz che ti trapana il cervello, e non ti molla più fino alle prime luci del mattino. Ryan Coogler prende l’horror, lo immerge nel Mississippi del 1932 e ci butta dentro Michael B. Jordan, la sua ossessione di sempre, diviso in due gemelli che sembrano un prequel dark su Clemenza e Tessio.