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Elenco delle cose che ho pensato durante la visione di 1917 – Coccicazzate edition

1917-moviePenso sappiate la storia di 1917, il film sulla Prima guerra mondiale firmato da Sam Mendes. Due soldati, Blake e Schofield, sono spediti verso le linee nemiche per consegnare l’ordine di fermare un attacco a due battaglioni che stanno inseguendo i tedeschi in fuga. Ovviamente le comunicazioni sono interrotte. Loro non sanno che è una trappola, ma Colin Firth sì, lui è il Re e farà il discorso alla radio quando, tra 22 anni, ci sarà da combattere i tedeschi per la seconda volta: cazzo, ma portasse sfiga Colin Firth? Insomma, il destino ha il volto di un sergente che ti dice “vai dal generale” o forse semplicemente la casualità perché il fratello di Blake è tra i 1600 soldati che verranno uccisi in caso di attacco. Il vero sfigato è Schofield, che se stava a fa na pennica sotto un albero, con la sola colpa di far compagnia al compagno sbagliato. Lui del resto è Tommen Baratheon e di sfiga ne porta di suo. 

fucking

Insomma, i due vanno dal generale, il re Giorgio VI/Colin Firth dice loro che devono raggiungere i battaglioni del colonnello Mackenzie ma “tranquilli ragazzi, non c’è pericolo, i tedeschi si stanno ritirando, ma state attenti e non accettate caramelle dagli sconosciuti”. Blake è determinato, del resto deve salvare suo fratello, ma Schofield non abbocca “se è così semplice, perché non se la fa lui sta passeggiata verso le linee nemiche?”. E Tommen/Blake risponde: “Dai cazzo è il re, lo saprà lui se è pericoloso o no? Non lo hai visto Il Discorso del Re? Gli hanno anche dato l’Oscar”. Ora io tralascio le considerazioni sul fidarsi di uno a cui è stato stato un Oscar per la recitazione – ma te poi fidà quanno je scenne la lacrimuccia per i bimbi poveri o il clima o quella cazzo de Greta Thunberg? – ma i due vanno. Siamo soldati, eseguiamo gli ordini. Altrimenti la gente muore, a meno che non siamo noi a morire, ma questa è tutto un altro film. Che sarà ‘na missione suicida o comunque ‘na giornata demmerda se capisce subito: sono spediti in missione prima del rancio (“cazzo ho fame”) e al primo reticolato, Schofield si ferisce la mano con il filo spinato: cazzo, mica morirà di tetano? Abbattetelo subito, urla Giorgio VI da dietro le linee amiche, al calduccio mentre sorseggia er té insieme a su’ moje Helena Bonham Carter. 

Adesso i due sono passati oltre la terra di nessuno e si trovano nell’area di territorio precedentemente occupata dai tedeschi, che ovviamente sono palesemente più ordinati e precisi degli inglesi: trincee di teak del Siam, camerate sotterranee con tutti i comfort, compreso un gancio vicino a ogni cuccetta per conservare le orecchie tagliate ai nemici in battaglia. E poi i topi, topi ovunque, e trappole esplosive per rendere la permanenza davvero da brivido. 

Fin qui, nun s’è visto nemmeno l’ombra de un trucco, ma i due notano degli aerei sopra di loro, ingaggiando battaglia, sono 3, uno ha la peggio; colmi del tipico ottimismo britannico, lo stesso che ha fatto pensare loro che la Brexit sarebbe stata una roba di una notte e via, corrono ad aiutare il sopravvissuto all’impatto, santificano “è uno dei nostri”, ma il nemico è infido e mentre lo tiravano fuori dall’aereo in fiamme e quello bestemmiava in crucco, dovevate pure farvelo venire il dubbio che fosse un po’ incazzato ma soprattutto un nemico. Insomma, il crucco, dopo essere stato salvato dall’apparecchio in fiamme, pianta una coltellata nella pancia de Tommen come se fosse un Libbanese de noantri: mai morte fu più stronza agli occhi del vostro affezionatissimo cazzaro a parte, forse, proprio quella del re di Westeros, che si suicidò perché er parroco e la mogliettina che gli faceva le pippette morirono a causa di una fuga di gas nella chiesa del paese. Segnateve sto nome: Dean-Charles Chapman, sarà il prossimo Sean Bean. Garantito.

Insomma, l’unico che non voleva proprio partì ora se ritrova co’ gli anelli dell’amico, la foto de mamma e papà e un messaggio da consegnare. Je dà un passaggio Mark Strong che passava col suo plotone giunto sul posto dopo la battaglia aerea. Ogni fibra del mio corpo urla “non ti fidare, lui è Lord Blackwood”, ma invece Strong gli dà un saggio consiglio: “Nun ce pensà, ma soprattutto sta attento ar latte che hai fregato alla fattoria: sarà pastorizzato? Mica vorrai morì de brucellosi o corre ar bagno per la diarrea in mezzo alla campagna francese?”. Non c’è niente da fare: i consigli più saggi te li danno sempre quelli con un lato oscuro. 

Ora Schofield, solo e stanco e pieno di merda, deve raggiungere i due battaglioni del colonnello Mackenzie, col dubbio che il latte non sia pastorizzato, ma appena incontra una ragazza con un neonato, se ne libera. Ora, in effetti, sto momento sembra proprio una tipica azione da videogioco: trovi uno strumento per strada e lo usi in una determinata situazione. Se non fosse per la carica emotiva della scena: Schofield incontra la ragazza nel sotterraneo di una città prima distrutta e poi data completamente alle fiamme. La giovane è nascosta, ha con sé un bambino, ma non è suo figlio, anche lei deve averlo trovato in un momento del videogioco, ma non è dato saperlo, ma pensare che quel latte preso dove ora giace morto l’amico, in una fattoria con alberi di ciliegio abbattuti ma che ricresceranno “quando il nocciolo marcisce. Ci saranno più alberi di prima”, be è stato un momento che ha smosso l’animo anche del vostro affezionatissimo cazzaro. Infine, Schofield compie la sua missione ma deve pure dare al fratello di Blake la notizia: la Roma ha pareggiato il derby e la Lazio rischia de vince lo scudetto. Lo avevo detto io che era na giornata demmerda.

1917 cazzata coccinema II

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