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Prime Visioni/Foxcatcher/Dudu dudù

foxcatcher

Dopo venti minuti di visione di Foxcatcher di Bennett Miller, il film sull’eccentrico miliardario in dollari John Du Pont che nella seconda metà degli anni Ottanta decise di investire su una squadra di lotta libera americana che sancisse la leadership Usa in questa nobile disciplina, la sensazione di deja vu ha cominciato a ossessionarmi. Più notavo i modi bizzarri e da maniaco-depresso-compulsivo di Du Pont e più continuava a tornarmi in mente qualcosa che non riuscivo a definire, finché, l’illuminazione: Giangiacomo Pignacorelli Inselci, il sedicente avvocato di Oscar Pettinari in Troppo forte, che si rivela essere un rampollo di una famiglia romana malato di mente che improvvisamente perde la memoria nel bel mezzo della trattativa per il risarcimento del malcapitato Oscar. Ecco a chi evidentemente si è ispirato Steve Carell per il suo personaggio oltretutto candidato all’Oscar (d’oh che coincidenza). Il suo John Du Pont arruola il campione olimpico di lotta Mark Schultz (Channing Tatum finalmente in parte con un personaggio quasi lobotomizzato) per realizzare il sogno di mettere in piedi una squadra che sia di ispirazione per tutta la nazione. Si professa allenatore ma in effetti non lo vediamo molto sul tappeto, introduce Mark alle droghe ed è molto più attento a ottenere un riconoscimento personale, a trarre pubblicità per se stesso facendosi chiamare “mentore”, “leader” dai suoi adepti più che impegnato nel realizzare gli obiettivi professionali. Però riesce a motivare Mark a vincere il mondiale. In questa fase del film scopriamo la fascinazione del male, un perverso gioco psicologico di motivazione verso gli obiettivi, fiducia nelle proprie possibilità che tante colte abbiamo visto in azione, nello sport e in politica, come quando Silvio B adottò Dodò. Quando poi Du Pont si accorge della difficoltà nel preparare una squadra olimpica, assume il fratello di Mark, Dave, leggenda della lotta. A questo punto i contrasti con Mark raggiungono il parossismo perché il giovane aveva accettato le proposte lavorative di Du Pont per liberarsi proprio dall’ingombrante presenza del fratello. Dall’altra parte, Du Pont soffre il carisma di Dave che rappresenta tutte le cose a cui lui aspira ma non è in grado di raggiungere. Dopo la morte della madre Du Pont scivola sempre di più in un suo mondo nascosto fino alla clamorosa svolta. Lo vediamo anche vestito con la giacca da soldati della guerra di liberazione del XVIII secolo. In quel preciso momento mi aspettavo saltasse esclamando “Dudu dudù”. Peccato, Steve, sarebbe stata una dotta citazione.

forrst gump

**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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