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Visioni successive/Smetto quando lavoro

smetto quando voglioUn commento su Smetto quando voglio non può prescindere da una considerazione iniziale, essenziale, esiziale, dirimente: fa ride’, fa tanto ride’.
Smetto quando voglio è la storia di un gruppo di nerd, laureati e intelligenti, a cui questo paese non riesce a trovare un posto dove stare. Vogliamo essere banali? Non riesce a dargli un lavoro, una dignità. Perché questo paese ha bisogno di schiavi, di benzinai, di mozzi da sfasciacarrozze, di professori da ripetizioni. E allora, siccome ce lo siamo sentito dire un milione di volte, dai politici della Prima e della Seconda Repubblica, i nerd, i laureati, questi uomini brillanti il lavoro se lo inventano, i soldi se li cercano in strada. L’unica opportunità è nella produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Il protagonista, interpretato da Edoardo Leo, fa breaking bad: perso il misero finanziamento universitario che lo manteneva sulla linea della sussistenza, decide di utilizzare la sua ricerca potenzialmente da Premio Nobel per sviluppare la molecola di una droga che non sia tra quelle proibite dal Ministero della Salute italiano e quindi “non illegale”. Mette insieme una banda di professori, ricercatori e laureati come lui, gente che prendi i premi all’estero ma da noi lavora alla pompa di benzina, e ciascuno nel suo campo diventano una piccola “banda della Magliana”.
Le vicende che si intrecciano con le situazioni personali e sentimentali del protagonista le lasciamo da parte, così come i discorsetti da professoretti su “ha preso spunto da quello, ha copiato quell’altro”. Smetto quando voglio ha dei grandi momenti di comicità travolgente a volte macchiettistica, a volte di situazione, e a tratti ricorda I soliti ignoti e come quel capolavoro, urge da un’esigenza, da una cosa che è sotto gli occhi di tutti, la povertà di un paese orami in crisi da ventanni. Ha un impianto visivo controllato il giusto: senza una fotografia smarmellata ma cercando un effetto fluo che evochi lo sballo. La regia è ordinata e gli attori francamente si dirigono da soli: Edoardo Leo, Stefano Fresi, Paolo Calabresi, Valerio Aprea sono tutti semplicemente perfetti, in parte, con dei tempi comici incredibili. Smetto quando voglio è la migliore commedia italiana degli ultimi anni e io personalmente non ridevo così tanto dalla prima Una notte da leoni. Un po’ carente il reparto fica: la Solarino è smagrita e tutta spigoli, ma ci sono Nadir Caselli e Caterina Shulha: entrambe per me meritano l’Oscar ma purtroppo stanno sullo schermo troppo poco.

bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

 

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