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Prime Visioni/Wolverine li mortacci tua

wolverine l'immortaleLasciate ogni speranza voi che Wolverine. Ancora un buco nell’acqua per la pellicola monografica dedicata a uno dei personaggi piu amati dell’intero universo Marvel. Limitato dal dover essere un episodio di passaggio e di introduzione di una saga che “esploderà” nel maggio 2014 con Days of future past, che sicuramente Singer sputtanerà, Wolverine – L’immortale (o Wolverine li mortacci tua se preferite) arranca in Giappone con il passo stanco del suo eroe che finalmente trova qualcuno che me limita le capacità rigeneranti. Chiamato da un uomo che aveva salvato durante l’esplosione atomica di Nagasaki, Logan scopre presto che il debito di gratitudine che l’uomo vuole saldare in verità comporta il succhiargli letteralmente il potere rigenerante dal corpo per guadagnare egli stesso l’immortalità (o li mortacci vostra, fate voi). Cosi Wolverine, che viveva staccato dal mondo dopo il trauma della morte di Jean, scopre che la sua voglia di mortalità era una malcelata mancanza di figa. Può capitare a tutti. Il testosterone sale alle stelle e se non ti sfoghi… Cosi tromba la nipote dell’uomo, massacra un po’ di ninja e liquida la più ridicola delle mutanti, Viper, che mi ha fatto rimpiangere Uma Thurman in Batman e Robin o Topher Grace in quell’orrendo Spiderman 3.
I problemi di Wolverine li mortacci tua o Wolverine – L’immortale se preferite sono molteplici. James Mangold non è capace di ritrarre l’azione. Innocenti bugie era un bel casino e Quel treno per Yuma era più un duello psicologico che altro. Qui tende a stare troppo vicino agli attori che battagliano, ma non abbastanza per dare il gusto di un dettaglio ma troppo per farti esplodere un mal di testa. In tutto il film c’e una sequenza degna di questo nome: quella sul treno ad alta velocità, un’interessante variante a questo classico visto in decine di film, ultimo The Lone Ranger – che qui aggiunge il brivido di una velocità tale che obbliga i protagonisti ad artigliare letteralmente le carrozze.  La sceneggiatura poi è sufficientemente povera lessicalmente ed emotivamente per rendere indigeribili i passaggi e i cambiamenti dei personaggi, messi tutti in mano (o in bocca o li mortacci vostra se preferite) a una banda di incompetenti, scritta da uno (Mark Bomback) che in vita sua ha scritto solo film brutti. Degni di nota Jackman che sfoggia un barbone da Les Miserables e il decoltè della Jean fantasma.
Si salva (spoilerissimo) solo la scena post titoli di coda, che ci cala in X-Men: Days of future past, presenta un Ian McKellen in chiara fase senile dei suoi superpoteri e la resurrezione di Xavier.

indiana* C’è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il greco antico?

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