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Serial&Co(cci) – Homeland (attenzione spoiler, piccolo)

Che cos’è
Durante un’operazione non autorizzata a Baghdad, un informatore rivela all’agente CIA Carrie Mathison che una cellula terroristica sferrerà un attacco negli USA utilizzando un soldato americano passato dalla parte dei terroristi. Quando un marine dato per otto anni disperso in Iraq, Nicholas Brody, è recuperato dalle forze speciali, Carrie inizia a indagare malgrado le diffidenze e le resistenze dei superiori.
Homeland è basato sulla serie israeliana Hatufim, conosciuta anche con il titolo Prisoners of War, è stato ideato da Howard Gordon, Alex Gansa e Gideon Raff nei primi mesi del 2010. Gordon ha lavorato a 24, ma anche a Buffy e Angel. 24 (ma anche Sleeper cell, in un certo senso) è un ottimo termine di paragone per Homeland: manca la caratteristica del tempo reale e, mentre, la serie con Kiefer Sutherland punta tutto sul furioso intreccio e le trame di potere, Homeland lavora molto sui personaggi all’insegna del “Niente è come sembra, tutti abbiamo qualcosa da nascondere” facendo scaturire da ciò parte della problematica della sicurezza della nazione.

Come è?
Niente è come sembra. Non solo ogni personaggio ha un ruolo nella storia che gli impone di “nascondere” il vero se stesso o qualche errore commesso per portare avanti la propria “missione”, il proprio obiettivo: Brody per ovvi motivi nasconde gran parte dei fatti avvenuti durante la sua prigionia come aver abbracciato l’Islam; finchè può, la moglie di Brody, Jessica, nasconde la relazione con il miglior amico del marito mentre lui era disperso in Medio Oriente; Carrie nasconde la sua malattia mentale; Estes ha degli scheletri nell’armadio risalenti a quando lavorava con l’attuale vicepresidente USA. Così, Homeland non è solo un susseguirsi di colpi di teatro in salsa spy story ma di scene congegniate per costruire dei personaggi a cui essere empaticamente collegati alle loro sofferenze e i loro dubbi, come Brody che trova Dio nella prigionia, abbracciando la divinità dei suoi carcerieri, l’innamoramento di Carrie per Brody o la sua determinazione nel cercare di fermare l’attacco agli Usa, alimentata da qualcosa accaduto l’11 settembre 2001. Così, i momenti di preghiera assumono una ritualità affascinante o la musica jazz che accompagna alcuni momenti di Carrie serve a dare la cifra del suo stato mentale; oppure l’umanità di Saul, nel cercare un contatto empatico con i suoi prigionieri, non rinunciando mai a interrogarli ricorrendo a mezzi leciti, affidandosi ai ferri del mestiere come la psicologia e non al disco di Norimberga.
L’emblema è l’episodio 6, quello del poligrafico in cui chi lo deve passare rischia di non farlo, chi non dovrebbe passarlo, lo fa alla grande. Niente è come sembra.
La trama spionistica offre motivazioni profonde, plausibili, come nel raccontare il “tradimento” di un soldato americano (spoiler, qui): la confessione video di Brody in perfetto stile kamikaze jiadista è quella di un marine fedele ai suoi valori, piuttosto è la patria che si è allontanata da quella luce al cui calore gli Stati Uniti sono cresciuti fino ad assumere un ruolo di faro della democrazia e della libertà nel mondo. Per dimostrarlo, gli autori impiegano tutto un episodio, quando spediscono il marine in gira con la famiglia a Gettysburg dove Brody racconta la vicenda della sanguinosa battaglia della guerra di secessione ma contemporaneamente fa comprendere allo spettatore i motivi della sua scelta mentre, nei ritagli di tempo, va a ritirare il corpetto carico di esplosivo. Per Brody, il suo gesto è un atto di patriottismo, non quello di un musulmano isterico che si batte il petto e sogna le vergini che lo accoglieranno nell’aldilà.

A proposito: c’è la fica?
Discretamente. Clare Daines è Carrie Mathison e devo dire che ha sempre il suo fascino. il suo personaggio tende a dimenticarlo, come quando ricorda che, a causa della passione per il lavoro che la coinvolge giorno e notte, 365 giorni all’anno, dovrà trascorrere il resto della sua vita da sola. Vorrei qui rassicurare Carrie: una donna che sta in giro per il Paese e, a volte, il mondo per la maggior parte del tempo è un tesoro per un maschio sano che abbia una squadra di calcio, impegnata in Champions League e una squadretta di Hattrick da mandare avanti. Carrie trsferisciti in Italia.
Morena Baccarin l’abbiamo vista in V, in cui interpretava Anna, la regina dei Visitatori. Spiega Wikipedia: conosciuta per il suo ruolo come Inara Serra nella breve serie televisiva Firefly e nel film Serenity e per la partecipazione alla decima stagione del telefilm di fantascienza Stargate SG-1 nel ruolo di Adria. Qui è la moglie di Brody e si dà parecchio da fare.

Premi e riconoscimenti

Ai Golden Globe Awards 2012 Homeland è nominato per:
Best Television Series – Drama
Best Performance by an Actress In A Television Series – Drama: Claire Danes
Best Performance by an Actor In A Television Series – Drama: Damian Lewis

I premi saranno assegnati il 15 gennaio 2012.

L’American Film Institute lo ha premiato come uno dei migliori 10 programmi televisivi del 2011.

La Writers Guild of America Awards (i premi dei sindacati degli sceneggiatori, gala di premiazione il 19 febbraio 2012) lo ha nominato per miglior serie drammatica, miglior nuova serie, miglior episodio drammatico.

I personaggi
Con i premi abbiamo accennato agli attori. Claire Danes me ingrifa, è bravina ma, siamo onesti: dover rappresentare ruoli eccessivi è più semplice. Damien Lewis (visto in Band of brothers) esce fuori alla grande dalla prima stagione di Homeland: ha dovuto gestire ed elaborare una marea di emozioni e stati d’animo, e lo ha fatto ricorrendo a tutto l’armamentario dell’attore: è esploso di rabbia, ha pianto, ha mosso impercettibilmente gli angoli della bocca o ha battuto il ciglio una volta di troppo. Mi è piaciuto anche Mandy Patinkin ma a lui è toccato il personaggio buono.

Cose che Homeland ci ha insegnato

  1. Se stai fuggendo inseguito dai servizi segreti, compra un cappello per evitare il riconoscimento facciale.
  2. Abbiamo combattuto una guerra ma finalmente a Baghdad le donne possono guidare la macchina e parlare al telefono. So’ soddisfazioni.

La battuta
“Te ne sei persi tre” (i figli a Nicholas Brody mentre stanno guardando L’era glaciale).

Quando lo faranno in Italia?
A febbraio su Fox (111 di Sky)

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