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Visioni (di molto) successive – The Wrestler/Esegesi del culo moscio

the wrestlerUna delle cose che colpisce di The Wrestler è il culo moscio di Mickey Rourke. Non è uno degli snodi narrativi più significativi del film ma si tratta certamente del suo simbolo, quando Randy si spara una bella iniezione di steroidi.

Vi sento già esclamare: “Ma come Coccinema? Uno dei momenti più alti della passata stagione cinematografica me lo riduci a una esegesi del culo moscio?”. La mia risposta è: “Sì” e già vi vedo con le teste ciondolanti. Il punto di The Wrestler è Mickey Rourke, piaccia o no. A me non piace, anzi, non mi è mai piaciuto se non per la sua scelta di belle femmine di accompagno anche se poi penso che se rimedi Carre Otis dovresti avere la premura di trattarla un po’ meglio ma se la trattassi un po’ meglio non saresti Mickey Rourke, quindi? Che dire? Che il culo moscio è il prezzo da pagare per bruciare la candela da due lati, fare l’attore ma voler essere pugile, volere la gloria (perchè sì la vogliono tutti, le copertine sui giornali, altrimenti ti metti dietro un bancone a servire  insalata di uova a vecchie casalinghe ) ma essere lasciato in pace dai media. Così The Wrestler è Mickey Rourke e Mickey Rourke è The Wrestler; così, per la proprietà transitiva, Mickey Rourke è un culo moscio ma anche The Wrestler è un culo moscio. Ecco dimostrato l’assioma iniziale.

Ma The Wrestler è tanto altro. Innanzitutto lo spogliarello di Marisa Tomei, tutta soda e niente in disordine (o moscio, fate voi), così tanto ben messa che vien da chiedersi perchè non lavori di più; è anche la pastorale americana raccontata da Darren Aronofsky, fatta di palazzi e case abbandonate, cariatidi del passato, roulotte, il sottomercato delle stelle cadute dello show business, sulla sedia a rotelle o senza un arto, probabilmente a causa dello stesso mestiere che non li lascia ancora andare, spogliatoi puzzolenti, casette a schiera di periferia, la periferia sbagliata delle grandi città degli States, porte tutte uguali in casette basse di mattoni rossi. Tutte uguali.

The Wrestler è un documentario sul fallimento, su chi si cela dietro il bancone dell’Alimentari di un supermercato, sul vomito, il sangue, le iniezioni che non vediamo dietro le quinte di un match del wrestling (ma anche del calcio, del ciclismo, e – perchè no? – del cinema), di come questo nostro mondo mette a disposizione di tutti e distrugge il nostro corpo, ultimo rifugio dell’anima collettiva, ennesimo sacrificio gladiatorio consumato per il popolo dal popolo, in nome di cosa, non si sa, non si capisce.

 

forrst gump****

la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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4 thoughts on “Visioni (di molto) successive – The Wrestler/Esegesi del culo moscio Lascia un commento

  1. "le iniezioni che non vediamo dietro le quinte di un match del wrestling (ma anche del calcio, del ciclismo, e – perchè no? – del cinema)"Anche io tutta sta roba del wrestling l'avevo vista come una metafora, molto calzante tra l'altro, del cinema stesso. Per me è uno dei "capolavori" della scorsa stagione cinematografica. Mi è rimasto talmente impresso che l'ho rivisto due o tre volte.

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