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Visioni successive – Su

upUp della Pixar ha le stigmate del grande classico. Appare subito chiaro, fin da quando la faccia di Carl appare sullo schermo e ci ricorda Spencer Tracy. Da quel preciso istante è come se si tornasse 60 ma anche 70 anni indietro. Con una bella storia che affronta un argomento a suo modo anche scomodo per un film che, almeno di principio, dovrebbe essere rivolto ai bambini: la solitudine degli anziani. Gli elementi per emozionare ci sono tutti e dopo i primi 5 minuti, potrebbe già essere bello che finito: la sequenza che riassume la vota insieme di Carl ed Ellie ti strappa il cuore per quanto è commuovente.
Iniziato così, Up continua come un film muto: sono le immagini a creare le emozioni, mai i dialoghi; anzi, l’elemento della commedia è quasi lasciato in disparte per far parlare il simbolo e giocare su innumerevoli situazioni “fisiche” che accendono la risata, o la lacrima, continuando un percorso artistico già chiaro in Wall -E. Basti pensare al personaggio di Kevin, che scatena ilarità con il suo urlo, come il bip bip di Bip Bip, oppure si fa struggente, quanto è un metodo per comunicare a distanza con i suoi piccoli. Anche la migliore di tutte le trovate, i cani parlanti, gioca su questo elemento: l’ilarità è suscitata da chi la parola non ce l’ha mai, il cane. Non è il classico animale dei film Disney. Qui l’essere vivente è completamente antropomorfizzato ed il contrasto con la sua “natura” canina spiazza. Si gioca per estremi, come la voce bianca del cane Alfa.
Oppure la casa, l’elemento simbolico principe di tutta la pellicola, che è nido all’inizio, si trasforma in un elemento chagalliano nel mentre ma poi diventa la zavorra che impedisce a Carl di vivere in pieno la propria esistenza. Perchè ha travalicato il significato stesso del suo simbolismo, e si è incancrenito, lasciando un’immagine sbiadita di quel che è stato.
È un film che sta dalla parte dei deboli, che ritorna in pieno all’essenza del cartone animato e della favola, in cui i valori non sono mai un comodo escamotage per strappare consenso al pubblico ma sono sentiti e proiettati sullo schermo. E forse è il film più rivolto alla politica interna della Disney – Pixar, dopo l’acquisto-fusione, quasi una conferma, come se ce ne fosse bisogno, che l’antica fiamma ha trovato dei degni tedofori, dopo il declino degli ultimi anni e che anche un ultra ottantenne può ricominciare una vita piena e soddisfacente se incontra qualcuno con cui condividerla. Ogni riferimento a cose, persone o case di produzione è puramente casuale e confermiamo che nessun animale è stato ferito o maltrattato durante la stesura di questo post.
 
5 buono*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…
 

4 pensieri riguardo “Visioni successive – Su Lascia un commento

  1. Io l’ho trovato incantevole. Una grafica spettacolare e una storia da sogno, sebbene tocchi argomenti reali. Sì mi stava venendo da piangere, e sì, ho riso di gusto. Una bambina accanto a me lo guardava quasi annoiata, però almeno si è consolta con i popcorn. I grandi no, erano tutti presi. Insomma, un cartone che ha invertito i gusti. Piacevole.

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