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Visioni successive – Dottor Parnassus (ovvero come imparai ad amare le poppe di Lily Cole)

parnassusInutile negare che la curiosità circa l’ultima fatica dell’ex Monty Python Terry Gilliam – nonché autore di film che qui amiamo molto come “Le avventure del Barone di Munchausen”, “La leggenda del re pescatore” e “L’esercito delle 12 scimmie” – risieda nell’essere l’ultima interpretazione – purtroppo incompleta – di Heath Ledger. Non si tratta certo di lanciare accuse di “marketing della morte”: è naturale che la tragica scomparsa dell’attore abbia acceso l’interesse intorno al suo ultimo ruolo e le soluzioni che lo stesso Gilliam ha trovato per sopperire alla perdita del suo protagonista. Da questo punto di vista la sfida sembra essere stata vinta. La trovata della sceneggiatura di sfruttare la magia dell’Imaginarium di Parnassus per trasfigurare i visi di chi vi entra, consente senza intoppi di sostituire Ledger con gli amici Depp, Law e Farrell.
Per quel che riguarda il contributo stesso di Ledger, alcune cose sono chiare. Quello di Tony non è certamente un personaggio per uno splendido solista come era Heath, quanto dell’onesto gregario in un ensemble ben diretto. Non sarebbe giusto giudicare una carriera da questa esperienza. Però dispiace constatare che il destino baro e ingiusto ci ha privato di un attore estremamente polivalente: dal solitario Ennis Del Mare passando per lo Joker psicopatico e fino a questo speculatore spietato, Ledger ha regalato tanti registri interpretativi diversi. Francamente mi spezza il cuore non poterlo ammirare nelle scelte che avrebbe fatto in futuro, tanto quanto averlo perso nel delirio finale quando disperatamente cerca di salvarsi dai trucchi di Parnassus.
Restando in tema di interpretazioni, da non sottovalutare quella intensa e da lasciare senza fiato delle poppe di Lily Cole, l’effetto speciale più stupefacente della pellicola e del quale, francamente, avremmo voluto vedere di più, più a lungo e in più posizioni. Ahhh, ho bisogno di un kleenex.
Detto questo, del film resta da dire che al vostro affezionatissimo è sembrato più un esercizio di stile, un magnifico esercizio di stile, l’ennesima occasione per Gilliam di sfogare la sua inarrestabile fantasia, in viaggi, emozioni e pulsioni che ha dimostrato di avere in sé da decenni. Non è un caso che spesso i suoi film abbiamo problemi di produzione, come dimostra questo stesso Parnassus, o le controversie di Munchausen o le difficoltà di completare la sua opera sul Don Chiscotte (testimoniato in “Lost in La Mancha”): Gilliam vive da Parnassus da parecchio tempo, ormai, cercando di entrare nel proprio personale Imaginarium ogni volta che recupera i fondi per il prossimo film: tutti stupendi virtuosismi che si perdono un po’ tra le rime della sua trama, una poesia bellissima ma spesso fine a se stessa.

3 buono***

È stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere

3 pensieri riguardo “Visioni successive – Dottor Parnassus (ovvero come imparai ad amare le poppe di Lily Cole) Lascia un commento

  1. a me è piaciuto molto invece. mi ha convinto totalmente. anche e soprattutto per quel cambio d’attori, quella modifica in fieri, che fa di Gilliam il vero demiurgo-Parnassus, o forse il vero Mr Nick. Film autobiografico e poetico, simbolico e immaginifico. Qualche difettuccio ma che ci frega. Se si pensa a cosa ne ha tratto Gilliam, da un film monco, ha del miracoloso! anche in senso assoluto!

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  2. anche a me è paiciuto molto: l’ho visto come una dichiarazione d’amore di gilliam per il mondo del cinema (il mondo dietro lo specchio ovviamente) in cui i sogni prendono vita…un film secondome molto poetico e sincero (il più personale di gilliam in asosluto).

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