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Prima visione – District 9, you are not welcome here

district 9Il mio giudizio sarà inficiato, certamente, dall’aver visto il film di Neill Blomkamp in quella che modestamente considero una delle migliori sale cinematografiche del mondo: il Grauman’s Chinese 
Theatre di Hollywood, Los Angeles. È il tempio del cinema: ha ospitato più anteprime di qualsiasi altra sala della galassia(di questa e probabilmente anche di quella accanto), si trova sulla Walk of fame e, soprattutto, è celeberrima per l’ingresso con le impronte delle stelle del cinema. È da lì che sono entrato per prendere il mio posto alla proiezione delle 17e30 del 14 agosto 2009.
La facciata del Chinese Theatre è un’enorme pagoda cinese e gli interni, con le sue bambole, campane, statue e dragoni, ricreano uno spazio interamente ispirato alla Cina e la sua cultura. Il suo ideatore, Sid Grauman, lo volle come una dimensione a parte rispetto al caos dell’ antistante Boulevard hollivudiano, un pezzo di Oriente nel cuore di Los Angeles. All’epoca, era il 1927, la Cina era molto più esotica di oggi ma l’idea di Grauman è ancora valida: entrare nella sala grande (dove si sono svolte tre cerimonie di premiazione degli Oscar, dal 1944 al 1946) regala una magia unica, con le sue statue e i suoi porpora, ma soprattutto lo stato dell’arte della proiezione e dell’acustica. Tutto ciò fa una visione al Grauman’s Chinese Theatre un’esperienza indimenticabile, grazie alla tecnologia DTS. 
Così la mia reazione a District 9 è falsata dall’atmosfera in cui ho vissuto la proiezione: nella capitale del cinema di tutto l’universo conosciuto e nella sua sala più bella.
 
Così, come raramente faccio prima di scrivere un post, sono andato su Rotten Tomatoes per capire se il mio entusiasmo aveva sbagliato bersaglio. Il responso è stato un credo lusinghiero 88%.
Credo, quindi, di poter dire con certezza che District 9 è un gran film. Per tanti motivi.
Per il suo linguaggio: Blomkamp mescola alla perfezione la televisione, il documentario e la fiction per costruire un ibrido, un mockumentary in presa diretta come Cloverfield, contaminato con Aliens, cucinato con un pizzico de “La mosca”, con suggestioni tratte da “Incontri ravvicinati” e con un certo puzzo di “Robocop”.
Per l’intuizione: era tempo che non capitava di vedere un film di fantascienza che non giocasse tutto sugli effetti speciali ma che proprio grazie all’intuizione iniziale offra uno spettacolo di puro sci – fi senza abusare di giocattoli costosi.
Per la metafora socio – politica: per la prima volta (o quasi), gli alieni non scelgono New York o gli Stati Uniti per il loro primo contatto ma con l’umanità razzista del Sud Africa degli anni ’80, in cui finiscono invischiati con il cattivo di turno, l’Uomo. Naufraghi spaziali, gli alieni sono internati in un campo profughi, District 9 appunto, e vivono in condizione di privazione, schiavi della loro dipendenza dal cibo per gatti. L’Uomo, stanco dell’intruso, decide di spostare il campo in un ghetto meglio attrezzato. A gestire il tutto, l’ennesima multinazionale avida, alla ricerca del segreto della tecnologia aliena, per sfruttarlo al fine di ottenere nuove distruttive armi.
Infine, c’è anche l’elemento umano: un oscuro burocrate, incaricato di coordinare il “trasferimento” degli alieni, è vittima di un incidente che lo getterà, recalcitrante, dall’altra parte della barricata.
Sarà il via per l’ultimo elemento di riflessione che offre Blomkamp: l’empatia tra le razze e l’amore – per una donna o per un figlio – che unisce le galassie. Sotto, c’è l’idea che, come per tutte le grandi idee, rende quasi superflui gli effetti speciali, tanto è forte la metafora dei destini dell’uomo e dell’alieno che si incrociano.
Ma non ci sono solo spunti “intellettuali”: non manca la “giostra” dell’azione, ed alcuni momenti davvero caldi, ispirati e con una forza visiva impressionante per un regista alla sua prima esperienza e che, grazie al nume tutelare Peter Jackson, ha potuto, da alcuni clip del videogame Halo, gettarsi in questa avventura fantascientifica che caratterizzerà quel che resta del 2009 (in Italia lo vedremo dal 25 settembre).
 
4 buono****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

3 pensieri riguardo “Prima visione – District 9, you are not welcome here Lascia un commento

  1. A parte il fatto che sto sbavando copiosamente nel leggere di questo tuo trip al Grauman’s Chinese….AAAHHH!!!!

    Dicevo, a parte quello, condivido l’esaltazione per DISTRICT 9.
    Geniale, sorprendente, incontrollabile!
    Si vede la mano di Peter Jackson (il vecchio Peter, quello di Bad Taste) ed in generale è uno dei rarissimi esempi di cinema davvero originale; oggi, che c’è n’è sempre cosi poco.

    "Mi piace"

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