Jim Caviezel mi sta sulle palle. Non da sempre, in effetti. La prima volta che lo vidi ne “La sottile linea rossa”, anzi, lo apprezzai alquanto. La vera linea rossa è stata, effettivamente, “La passione di Cristo”. Senza un motivo, da quel giorno ho smesso di “volergli bene” e ho iniziato a nutrire una sana antipatia, aprioristica o meglio, a posteriori. Poi, scopro che Jim ebbe la parte da Gibson per le sue posizioni ultra-cristiane e che, da quel film, ha iniziato a girare gli Stati Uniti tenendo conferenze per ultra-cristiani. Ciò ha messo un po’ in ombra la sua carriera, per fortuna, però, ovviamente gli ha fatto guadagnare del credito tra gli ultra – cristiani. Se tiene così a Dio, non dovrebbe poi essere troppo attaccato al successo. Se Dio tiene alle sue pecorelle, più spinge Caviezel lontano dal grande schermo meglio è.
Ciò non mi aiuta a parlare di Outlander. C’è veramente poco da dire: un alieno umanoide fa un atterraggio di fortuna sulla Terra, nell’VIII secolo. Lo raccattano dei vichinghi che già di loro hanno i problemi di un po’ tutte le tribù quasi primitive: fanno cane e gatto per donne e potere. Ci si mette l’alieno che, atterrando, si è portato dietro un mostro, abbastanza incazzato, che inizia a fare del villaggio vichingo la sua zona di caccia.
Il film fila liscio veloce ma non riesce mai a togliermi di dosso la sensazione della trama scontata, la piattezza dei personaggi e le scene di azione che non sono mai del tutto convincenti. Il poco di interessante è la commistione dei linguaggi, tra fantasy, fantascienza e fiaba nordica. Ciò non basta a giustificare il prezzo del biglietto. Figurarsi poi, se devo guardare per quasi due ore Jim Caviezel.

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Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.
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da pathfinder, beowul a outlander..
mi chiedo perchè ultimamente ce la menano tanto co’ ‘sti vichinghi..
ci sarà un motivo..
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Dal punto di vista femminile, guardare per due ore Jim Caviezel non è poi così male…anzi.
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