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Visioni (di molto) successive – Allora, avanti tutta

punchdrunkloveDiciamo subito una cosa: preferisco “Punch-Drunk Love” all’italianizzato “Ubriaco d’amore”. Se quest’ultimo titolo solletica il lato più romantico, Punch-Drunk Love, almeno al mio orecchio di anglofono scolastico, rende appieno la sensazione di stordimento che mi ha lasciato il film. Ebbene sì, dopo averlo visto mi sento rintronato come se Alì mi avesse “lavorato” all’angolo o il pick up dei fratelli biondi avesse preso in pieno la mia Yaris. Mi sento come dopo un incidente automobilistico, stordito ed impaurito, bianco come un cencio ma entusiasta per essere ancora vivo.
Per realizzare tutto questo, Paul Thomas Anderson utilizza tutti gli strumenti che la tecnica gli offre: infila, una dopo l’altra, una serie di inquadrature piatte e fredde in cui le ombre e le luci tagliano e affettano longitudinalmente i personaggi e il piano della prospettiva. Poi, riesuma la profondità di campo, un concetto che ai giorni nostri è andato completamente perduto: c’è l’azione “in primo piano” e poi c’è tutto il resto, siamo bombardati da altre informazioni a volte divertenti, a volte inutili ma che spesso contribuiscono a creare una costante sensazione di straniamento, e a solleticare la nostra attenzione più di quanto normalmente faremmo di fronte ad uno schermo.
La cifra stilistica scelta da Anderson è il grottesco. Il suo protagonista, Barry Egan interpretato da Adam Sandler, è solo, ha dei problemi di socializzazione, a rapportarsi con il prossimo e si barrica in ambienti freddi ed estranianti, lo strumento per comunicare che predilige è il telefono – il film apre con Barry al telefono, la sua vita di relazione si articola intorno a questo apparecchio, nel rapporto con la famiglia, con gli estranei, così tanto che nella sequenza finale lo porta con se fino in Iowa per affrontare la sua nemesi, frapponendo fra sé e gli altri una distanza che è metaforicamente rappresentata dal filo che si allunga all’infinito, fino a rompersi, quando qualcosa in lui si spezza. Il telefono, però, non è l’unico problema di Barry: c’è anche la famiglia, le sette sorelle che lo vessano, lo coccolano in maniera asfissiante ed anche prepotente, sposate a dei cognati tutti uguali.
“Punch-Drunk Love” è un film sulla mancanza di una comunicazione, di una musica che ci tenga uniti: l’harmonium è danneggiato e non viene usato se non per poche note; le sorelle di Barry non lo ascoltano, ma lo umiliano; i call center delle aziende sono freddi e ripetitivi e non possono rispondere e tanto meno soddisfare le nostre esigenze; perfino le linee erotiche non riescono a soddisfarci. Ed è un film sulla violenza verbale, espressa e lasciata sedimentare per eruttare in esplosioni improvvise e devastanti. “Punch-Drunk Love”è un film sulla famiglia, su quanto possa essere malata, senza senso, soffocante, alienante, imbarazzante, di quanto riproduca in piccolo tutte le storture della vita ma anche su come quella piccola fiammella che la tiene unita possa, a volte, disvelare l’amore.
 
4 buono****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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