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Prima Visione – Man on wire

manonwireman on wireIl 7 agosto del 1974 io compivo 2 anni, in quel mentre il funambolo francese Philippe Petit si rese protagonista di un’impresa storica: riempire lo spazio che separava le Torri Gemelle di New York camminando su un cavo sospeso nel vuoto. Petit non era nuovo a simili iniziative. Aveva “passeggiato” su Notre Dame e sul ponte del porto di Sidney. Ogni volta la sua avventura si concludeva con le sirene della polizia.

Preso dopo la sua camminata tra le Torri, gli agenti che lo arrestarono descrissero così il reato sul loro rapporto: “man on wire”. In cambio del ritiro delle accuse, il Procuratore di New York chiese a Petit di tenere uno spettacolo a Central Park per i bambini newyorchesi e ricevette dalle autorità portuali di New York un permesso permanente di ingresso al World Trade Center. 

Un atto irriverente che, 27 anni prima dell’attentato di Al Qaeda, ricevette una sorta di plauso collettivo.

Fu un’impresa che segnò tutti coloro che parteciparono e assistettero, e perfino gli agenti che arrestarono Petit: una simile azione di ardimento non si era mai vista.

La fantasia, la volontà il sogno e la tenacia possono salvare le nostre vite? La risposta di Petit è un orgoglioso “sì”.  A guardare certe misere esistenze quella di Philippe sembra un monumento all’ardimento, la ribellione, la passione, l’avventura ed è fonte di sublime ispirazione, James Marsch ne è la dimostrazione. Il regista è riuscito a restituire tutta la magia della storia potendo utilizzare relativamente poco materiale dell’impresa, ha giocato con le interviste, con ricostruzioni garbate, sfruttando eccellentemente il materiale fotografico a disposizione e le lungimiranti riprese d’epoca realizzate dagli stessi protagonisti. Non solo: è riuscito a raccontare i fatti in maniera circolare, avvicinandosi passo passo, come uno squalo che caccia la preda, attraverso il lungo percorso preparatorio, i dubbi dei singoli protagonisti della squadra di Petit, le geniali trovate per allenarsi o semplicemente per progettare la scalata alle Torri. Così, il documentario diventa un thriller, emotivo ma anche di azione. È soprattutto il volto sognante di Petit, la forza indomita del suo animo, a conquistarci. Per un grande film ci vuole un grandissimo protagonista: con Petit Marsch l’ha trovato.

C’è da capire il valore dell’impresa di Petit. La sua azione non hanno guarito delle persone dalle loro malattie, non hanno posto fine ad una guerra, non hanno garantito l’avanzamento della conoscenza del genere umano. Però… Che storia! Difficile trovare nella finzione qualcosa di altrettanto ardito e fonte di ispirazione la cui metafora è un uomo armato di un cavo, una sbarra per tenersi in equilibrio che sfida il vento, il vuoto e i dubbi dell’anima. E vince. Una volta che hai camminato fra le Torri, cosa ti può fermare?


americanbeauty*****
A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla…
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Un pensiero riguardo “Prima Visione – Man on wire Lascia un commento

  1. ciao ti ho aggiunto alla lista dei giudici e ti ho mandato l’invito per postare sulla Connection. Leggi con attenzione le FAQ, dovrebbe esserci scritto tutto. ciao e benvenuto.

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