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I predatori dell’arca perduta – Voglio essere Indiana Jones

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Il mio problema con “I Predatori dell’Arca perduta” è: cosa scrivere di uno di quei 4 o 5 titoli che amo di più in assoluto? Come raccontare un film che è avventura allo stato puro, ma non quel surrogato che abbiamo oggi, pieno di effetti su uno schermo verde e pallottole da schivare; mi riferisco all’avventura leggendaria dei tempi eroici del cinema, quella cresciuta e maturata con paladini come Errol Flynn, quella fanciullesca e gioiosa avventura che fa amare “I 3 moschettieri” o “Scaramouche” di Sidney e non capisci perché: sono sempre duelli di spada, una volta su un tavolo, un’altra in bilico sulle scale, eppure ti divertono, ti conquistano. Perchè?

A saperlo avrei fatto i soldi scrivendo sceneggiature o girando i film e non starei qui scribacchiando delle avventure di Indiana Jones, uno che è entrato nell’immaginario collettivo proprio come D’Artagnan, uno che quando lo vedi o qualcuno pronuncia o scrive il suo nome ti torna in mente il tema di John Williams ed inizi a fischiettarlo, e che è figo anche quando fa una stronzata, come quando soppesa con gli occhi un antico idolo, riempie di terra un sacchetto per rimpiazzarlo per non fare scattare la trappola e invece il dispositivo scatta lo stesso, costringendolo a fuggire evitando frecce, pietre rotolanti che lo inseguono fino all’uscita, un pezzo di cinema che andrebbe elogiato solo per aver dato vita ad una sequela interminabile di citazioni tra cui quella mitica de I Simpsons, quando Bart/Indiana ruba il barattolo con le monetine di Homer, il quale gli corre dietro infuriato fino a rotolare lungo le scale.

Dopo tutto questo, ed un’altra fuga a perdifiato nella foresta per sfuggire a degli indigeni incazzatissimi, è passato solo un quarto d’ora di pellicola, il film è tutto davanti, Indy deve ancora attraversare l’oceano per tornare a casa, ripartire per il Nepal e da lì raggiungere l’Egitto, scavare una buca nel deserto per recuperare l’arca, farsela rubare, distruggere un accampamento nazista (siamo in Egitto, nel 1938 ma ti pare che gli inglesi facevano andare in giro interi pattugliamenti nazisti?), arrivare a Cipro, salvarsi dal rituale magico per risvegliare il potere di Dio dalle sabbie che si nascondono dentro l’antico manufatto. E pensare che molti, per aver scritto e diretto molto meno, passano per dei geni del cinema contemporaneo mentre altri ancora si lamentano perchè vivono al Tiburtino e vanno a lavorare a Boccea…

Oltre a lasciarti ancora col fiato sospeso a 35 anni dall’uscita al cinema, A guardarlo oggi devi riflettere sul fatto che dentro ci sono George Lucas – che generalmente è un incapace-fabbrica-soldi ma che due o tre idee buone le ha avute e sono 30 anni che ci campa – e Steven Spielberg (probabilmente il migliore regista di intrattenimento dell’universo intiero fino a quando ha voluto dimostrare di essere figo anche a fare le cose tecnicamente perfette per raccontare storie di senso compiuto e magari impegnate) e Harrison Ford, che se dovessero dare una faccia al Dio del cinema potrebbero scegliere fra la sua e poche altre.

Che dire del fatto che mentre scrivo questo pezzo il mio computer sembra indiavolato, sono due volte che si resetta da solo e non riesco a finirlo? Che dietro tutto questo ci siano Belloq, Toht o l’Arca perduta? Che sia costretto ad andare da Sellah per risolvere il problema? E la frusta? Non ho scritto niente della frusta e del cappello!!! Ed Harrisom Ford

Avete capito, ora, il potere de “I predatori dell’Arca perduta”? Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, inizia con il farlo vedere ad un amico/amica che non lo ha mai visto, e poi ne riparliamo. Entro 5 anni niente più guerre…

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