Vai al contenuto
Annunci

Visioni successive – Giovani sull’orlo di una crisi di nervi

tutta la vitatutta la vita davantiPremessa numero uno: l’unico film con voce fuori campo che il sottoscritto riesca a tollerare è Barry Lyndon – “me cojoni” potreste aggiungere voi.
Premessa numero due: il film di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti, è un buon film. Ha i tempi giusti, dote rara nel cinema italiano dei nostri giorni, fa ridere quando deve far ridere, commuove quando deve far commuovere, a volte fa anche pensare. Ci sono un paio di interpretazioni da sottolineare: la protagonista, Isabella Ragonese, e Sabrina Ferilli anche se siamo mooooooltoooooo lontani dalle vette lasciate intravedere da Piera Detassis nella sua recensione su Ciak (ebbene sì, a volte compro anche Ciak). Cito: “la sua donna in carriera, perfettamente tratteggiata anche nell’abbigliamento versione fetish – dominatrix de noantri, è la creatura più sola e disperata che il cinema italiano ci abbia regalato da molto tempo in qua. Sabrina ne fa una Bette Davis della nuova periferia romana: sarà difficile dimenticare lo sguardo insieme folle e patetico con cui accompagna il sinistro dondolio del passeggino vuoto”. Ribadendo che la Ferilli è stata brava vorrei far notare che: in primo luogo, fino ad oggi non avrei saputo descrivere un abbigliamento da “fetish – dominatrix”; ora, nei salotti buoni che frequento, alla domanda sul perfetto abbigliamento “fetish – dominatrix” potrò esclamare “come Sabrina Ferilli in Tutta la vita davanti”; non voglio indagare su come lo abbia saputo Piera Detassis (Azzardo io: dal pressbook?).  Secondo non mi sembra proprio “la creatura più sola e disperata che il cinema italiano ci abbia regalato da molto tempo in qua”. Se lo fosse mi domando cosa siano i personaggi de “Le conseguenze dell’amore”, tanto per citare il primo film che mi viene in mente, solo il primo, senza voler approfondire l’argomento.
Basta colle premesse (e con le stronzate vorrei aggiungere ma sempre in grande amicizia verso Piera) e veniamo al film.
Svolgimento
Forse per vicinanza generazionale, forse per prossimità emotiva alle storie e condivisione di alcune delle vicende del lavoro precario, il mio punto di vista sull’argomento è che la voglia di ridere mi è passata da un pezzo, anche se si ride amaro, anche se si cerca di farlo con umanità, anche se si cerca di inserire nel sottotesto qualche punta polemica sull’imbarbarimento social – televisivo di questo Paese.
Ormai è diventato un argomento di moda nei salotti bene di certi ambienti socio – culturali. Fa fico riempirsi la bocca di discorsi sulle ingiustizie connaturate ad un sistema di lavoro flessibile, delle storture della cosiddetta “Legge Biagi”. Francamente, il tempo di ironizzare sull’argomento, anche con obiettivi alti come posso essere – ma non sono – quelli di Virzì, è passato da un pezzo.
Proprio perché tutti si sono riempiti la bocca – da Serena Dandini che fa il suo bel cameo nella pellicola, ad Ascanio Celestini (che oramai scrive e lavora solo su questo argomento), fino alle tavole rotonde in tv, passando per quelle “quadrate” delle piazze piene nei comizi elettorali – tutti “i fatti”, tutte le oscure vicende, tutti i momenti da kapò, tutti gli sfruttamenti, tutto questo enorme cancro che ci sta divorando, tutto questo sottobosco in cui si pratica il traffico dei talenti e lo spreco delle risorse umane, tutto questo insomma è già bello che conosciuto, analizzato, sviscerato, commentato, criticato e da qualcuno anche difeso. Il film di Virzì non toglie – per fortuna – ma nemmeno aggiunge nulla sul tema.
Inoltre, dal punto di vista dell’approccio e della cifra stilistica scelta, mi domando a cosa serva l’ennesimo film italiano dal gusto agrodolce, in cui si sorride dei problemi e, sotto sotto, si continua ad alimentare l’italico vizio di pensare che “tanto in qualche modo ce la si fa”, che comunque le cose si aggiustano perché la nostra forza risiede proprio nel saper sorridere delle nostre disgrazie.
Penso che l’ora dei sorrisi sia finita e che sia giunta l’ora per un vero cinema civile, un cinema partigiano, un cinema alla Ken Loach per intenderci, una pellicola senza sconti, senza tesi assolutorie, senza perdonismi, senza “ma – anchismi”. Noi italiani dobbiamo imparare a mettere il dito nella piaga per iniziare a sentire il dolore, non più solo come individui – perché questi, cazzo, sono drammi veri su cui c’è pochissimo da ridere – ma anche come comunità, perché solo così si risolvono i problemi, perché solo così si inizia a sentirsi veramente uniti.
Invece, continuiamo ad anestetizzarci con questo modo di vivere, di pensare e anche di fare arte, buono solo per far contenti tutti: gli amici dei salotti, gli amici della tv, gli amici del partito.
L’operazione di Virzì è la medesima messa in scena, come quella da lui stesso arrangiata sul palco di un teatro in “Tutta la vita davanti”, con i comici che trasformano in macchietta le vicende di Marta: una sterile manifestazione di partecipazione che mette Virzi sullo stesso piano dei personaggi che vorrebbe (?) stigmatizzare: egli stesso è un approfittatore, come le persone che nella finzione della celluloide giocano sulla pelle dei precari per una visibilità personale, per i propri obiettivi corporativi e magari di carriera. Virzì è come quei “v.i.p.” che vanno a stringere la mano a Marta e lei risponde “Marta, precaria”. È vero che, parafrasando Giorgio il sindacalista, potremmo esclamare “siamo solo uomini” e si potrebbe aggiungere “it’s only entertainment”. Però il tempo delle macchiette è finito. È giunto il momento di crescere, tutti.
 
PS: continuando a sostenere, comunque, che il film è un buon film, aggiungo che l’argomento è affrontato in maniera talmente superficiale che il nostro autore tocca solo di striscio il crollo psicologico di questi giovani, ma li usa solo come svincolo narrativo per arrivare allo scontato finale: magnamose il pollo arrosto e speriamo che il futuro sia migliore.
Eppoi: almeno nel finale, c’era bisogno della voce fuori campo per spiegarci che quando Marta scoppia a piangere lo fa per sfogarsi di tutti le cose che le sono accadute? I nostri registi dovrebbero sforzarsi di pensare al proprio pubblico con maggiore rispetto. Non tutti sono cerebrolesi come il pubblico del GF.
 
 
PPS: La mia sospensione dell’incredulità è andata a farsi bene quando Marta, la protagonista del film, scopre che la madre ha pochi mesi di vita, e cosa fa questa benedetta ragazza? Resta a Roma, a fare il call center, invece di stargli vicina? Boh…
Annunci

3 pensieri riguardo “Visioni successive – Giovani sull’orlo di una crisi di nervi Lascia un commento

  1. Interessante questo tuo fervore!! In effetti non hai tutti i torti, ma come dire: Se non fa male a nessuno, lasciamolo fa!!! Comunque sono curiosa di vederlo, anche perchè mi piace moltissimo Valerio Mastrandrea…

    Mi piace

  2. con molto ritardo…commento e dissento. Condivido la tua incazzatura, ma sono sessant’anni che in italia il cinema migliore ha questa cifra stilistica…se poi sia una causa o un effetto della situazione in cui siamo, non saprei…

    Giovanni

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: