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Il petroliere

blogil petroliereLa prima cosa che mi ha riportato in mente la visione dei primi minuti di “There will be blood” è “L’alba dell’uomo”, il capitolo di apertura di “2001 – Odissea nello spazio”. Non so se si tratta di una percezione traviata dalle musiche e dai suoni tanto simili – alienanti ed estranianti – oppure da una vera affinità artistica. Devo dire che tra le scimmie primordiali di Kubrick ed il Daniel Plainview di Paul Thomas Anderson ho trovato molti punti in comune. La voglia di prevalere – meglio, di sopraffazione – sugli altri esseri viventi, sui propri simili. La natura selvaggia e non ancora dominata e domata dalle mani dell’uomo. Il monolite simbolo di una nuova religione, che in “There will be blood” ha le fattezze della torre di estrazione.
Sicuramente simile a Kubrick è l’approccio all’inquadratura e alla fotografia: mai banale, come se ogni immagine sia destinata ad essere scolpita nel fuoco e nella pietra, come i murales dipinti in oscure caverne dai nostri antenati, destinati a durare nei millenni. Sì perché questo film è destinato a restare nel tempo, perché è fatto della pasta dei capolavori. Perchè questo film sgorga puro ed incontenibile come un pozzo petrolifero, perchè fatto di petrolio e sangue, anche se, quest’ultimo, non è mai di un rosso vivo e scintillante ma scuro e cupo proprio come l’oro nero. Come il petrolio le immagini ti restano attaccate addosso, pronte a prendere fuoco, alcune talmente forti da indurti a distogliere lo sguardo.
È un film duro come lo è il suo protagonista, come aspre sono le montagne e le scintille che aprono la pellicola in una lunga sequenza in cui non c’è dialogo, solo roccia e piccone, legno e ferro, micce accese e respiro affannoso. Poi, quando Plainview parla lo fa con lingua biforcuta: valori e famiglia, lavoro ed educazione, ma è solo una finzione. Anche l’altro protagonista, Eli Sunday interpretato da uno straordinario Paul Dano, è un oratore straordinario: con le sue prediche riesce ad infervorare i suoi discepoli e ad avere il controllo della comunità. Ed alla fine, il confronto fra i due è proprio nella parola, con cui ciascuno cerca di corrompere l’animo del vicino, piegare l’altro alla propria volontà e di umiliarlo: Plainview battezza Eli Sunday con la terra e il fango mischiati al petrolio; Eli Sunday con la forza del rimorso e dell’acqua battesimale. Infine, è Plainview a sopraffare il rivale, sempre con la forza della parola e dell’inganno, alla fine divora l’anima del suo avversario mentre mangia i resti di una cena fredda, a base di carne, come De Niro/Lucifero divora Harry Angel ed un uovo in “Ascensore per l’inferno”. Uno scontro di personalità ma anche di civiltà e di poteri: quello del denaro contro quello dell’altare, una storia che va avanti dall’alba dell’uomo. Uno scontro a cui il figlio di Plainview è sottratto dalla sua menomazione, la sordità che lo cala in un altro mondo, fatto, questo sì, di sacrificio, valori e lavoro e che fa sperare per il futuro.
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