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Spider-Noir recensione: il supereroe che preferirebbe stare al bancone del bar


La Marvel continua a cercare nuovi modi per raccontare Spider-Man. Stavolta ha preso un noir degli anni Trenta, ci ha infilato Nicolas Cage e sorprendentemente non è esploso nulla.

Ci hanno raccontato per vent’anni che i supereroi dovevano salvare il mondo. Poi è arrivato Spider-Noir e ha deciso che salvare il mondo è già abbastanza faticoso quando non riesci nemmeno a salvare te stesso.

La nuova serie Prime Video prende uno dei personaggi più iconici della Marvel, lo getta nella New York degli anni Trenta, lo ricopre di whisky, traumi, gangster, sigarette e ombre espressioniste, poi affida tutto a Nicolas Cage. Che, come spesso accade, entra in scena come se fosse uscito contemporaneamente da un film di Humphrey Bogart, da un fumetto pulp e da una seduta terapeutica andata malissimo.

Il risultato è probabilmente la serie Marvel meno interessata a sembrare una serie Marvel. E per una volta è un complimento.

Spider-Noir recensione: la trama tra gangster, proibizionismo e super soldati

Ben Reilly è stato The Spider. O almeno così lo chiamavano quando ancora credeva che indossare una maschera potesse migliorare il mondo.

Ora gestisce un’agenzia investigativa privata nella New York degli anni Trenta, vive di casi improbabili e bicchieri molto meno improbabili, mentre cerca di dimenticare un trauma che continua a inseguirlo come un creditore particolarmente motivato.

Quando la cantante di nightclub Cat Hardy gli chiede di ritrovare una guardia del corpo dotata di misteriosi poteri, Ben si ritrova coinvolto in una vicenda che porta fino al boss Silvermane e a un progetto segreto in cui alcuni scienziati tedeschi sperimentano una versione ante litteram del siero del supersoldato contaminando il DNA di prigionieri americani con quello animale.

No, non è una trama che avrebbe approvato Raymond Chandler. Ma è una trama che Chandler probabilmente avrebbe letto ridendo.

Nicolas Cage ha due espressioni: con bicchiere di whiskey e senza bicchiere

Nicolas Cage è il vero superpotere della serie

La scelta più intelligente di Spider-Noir è stata capire una cosa molto semplice: Peter Parker non sarebbe mai potuto esistere davvero dentro questo universo. Così arriva Nicolas Cage e sposta tutto.

Anagraficamente più lontano dal classico Spider-Man, Ben Reilly diventa una figura crepuscolare, consumata, stanca, quasi deformata dalla vita. Cage gli regala un carisma impossibile da insegnare in qualunque scuola di recitazione: la postura eternamente sbilenca, il bicchiere sempre troppo vicino alla mano, la faccia scavata che sembra aver perso una guerra contro la gravità.

Più che un supereroe, sembra un detective che ha sbagliato tutte le decisioni importanti della sua esistenza. Ed è esattamente per questo che funziona.

Un noir classico con pochissimo supereroismo

Chi si aspetta otto puntate di ragnatele, acrobazie e battutine Marvel farebbe meglio a cambiare programma. Spider-Noir è prima di tutto un noir.

Ci sono investigazioni interminabili, sparatorie, donne fatali, giornalisti idealisti, boss criminali, locali fumosi, inseguimenti e dialoghi che sembrano usciti direttamente da un romanzo hard-boiled.

Il supereroismo arriva come una deviazione occasionale. Una spezia, non il piatto principale.

Oren Uziel costruisce una narrazione lenta, ragionata, quasi rarefatta, che chiede allo spettatore un minimo di attenzione. Un concetto che nel 2026 rischia di sembrare più rivoluzionario dei poteri stessi del protagonista.

Il ribaltamento del mito di Spider-Man

La trovata più interessante della serie riguarda proprio il cuore filosofico del personaggio.

Per decenni Spider-Man è stato definito dalla frase: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Spider-Noir prende quel concetto, lo smonta e lo osserva da un’altra angolazione. Ben Reilly non vuole essere un eroe. Vorrebbe soltanto essere una persona normale.

Il problema è che il destino sembra avere altri programmi.

La serie suggerisce quasi il contrario del mantra classico: senza potere non esistono responsabilità. E quindi, forse, la vera maledizione non è possedere capacità straordinarie ma essere costretti a usarle. Il conflitto non è più tra potere e responsabilità. È tra normalità e destino.

Tra La signora di Shanghai e i b-movie pulp

Visivamente Spider-Noir è uno spettacolo. Le immagini sfruttano continuamente la verticalità della città: dalle guglie del Chrysler Building fino all’asfalto bagnato che riflette le insegne di Broadway. A tratti sembra di assistere a una trasposizione televisiva di Raymond Chandler. In altri momenti emerge apertamente il debito verso il cinema noir classico. La sequenza degli specchi richiama direttamente La Signora di Shanghai, mentre certe atmosfere sembrano uscite da un b-movie di Edgar G. Ulmer. È un continuo dialogo tra fumetto, letteratura pulp e vecchia Hollywood.

La furbata dei nomi cambiati

Tra le idee più curiose c’è la gestione dell’universo Marvel. Spider-Man diventa semplicemente The Spider. Anche molti villain vengono leggermente modificati. È una scelta che potrebbe sembrare marginale  ma che contribuisce a creare una sensazione precisa: Spider-Noir non vuole essere l’ennesimo spin-off collegato a trenta film, quindici serie e quarantadue scene post-credit.

Vuole essere una storia autonoma. E ci riesce.

Bianco e nero o colori? La risposta è semplice

Prime Video offre due versioni della serie. Una a colori. Una in bianco e nero. Tecnicamente la scelta spetta allo spettatore. Praticamente no. Spider-Noir nasce per essere visto in bianco e nero. Le ombre diventano più profonde, l’espressionismo visivo emerge meglio e l’intera operazione acquista una coerenza estetica che nella versione a colori si perde parzialmente. È come guardare un film noir con le luci del supermercato accese. Si può fare. Ma perché?

Spider-Noir recensione: vale la pena vederla?

Spider-Noir è probabilmente uno degli esperimenti più interessanti mai usciti dal perimetro Marvel. Non cerca il ritmo isterico del cinema supereroistico contemporaneo. Non punta sugli effetti speciali a raffica. Non vive di cameo. Preferisce gangster, investigazioni, dialoghi, atmosfere e un Nicolas Cage che sembra nato per indossare quel trench.

Certo, qualche cliché sugli anni Trenta abbonda: whisky, gangster, jazz, proibizionismo, femme fatale e pioggia notturna vengono utilizzati con la stessa moderazione con cui un pizzaiolo napoletano usa la mozzarella.

Ma il risultato resta tremendamente godibile. Perché Spider-Noir è soprattutto questo: un raffinato prodotto pulp travestito da serie Marvel. E forse era proprio ciò di cui il genere aveva bisogno.

Le migliori frasi e citazioni di Spider-Noir

Episodio 1 – Entra nel mio ufficio

Ricattare Silvermine? Peccato abbia questa insana passione per restare vivo. Ben Reilly

Un uomo si capisce chi è dalle sue azioni non dalle sue parole. 

Episodio 2 – Cammina con cautela

Una cantante deve sapere interpretare. Un investigatore deve sapere tutte le risposte. Ben Reilly

Dio mi è testimone: non avrete più sete. Morris

Episodio 3 – Doppio Gioco

La gente mente, solo i soldi dicono la verità. Silvermine

-Noi non siamo amici. 
-Quindi non possiamo farci le trecce a vicenda. 

Io trovo sempre un motivo per indugiare. Ben Reilly

Episodio 4 – Un errore che non ripeterò

Magari possiamo sentirci soli insieme. 

Episodio 5 – Tradimento

Maledetti tedeschi.

Primo Pulitzer a un nero? Un giorno succederà. Robbie

No, no, “stai attento” è per le carte o la finanza. Per gli affari di tutto io dico “rischia tutto”. Robbie

Un semplice hot dog alla partita è meglio del roast-beef al Ritz. Ben 

Episodio 6 – Incubo su una barella

Queste porte diventano sempre più grandi. 

La scienza consiste nello scoprire fatti discernibili. 

Episodio 7 – L’eroe di nessuno

Lo faccio perché senza potere… non ci sono responsabilità. Ben

Lonnie: Lui chi è?
Robbie: È… uno qualsiasi e nonostante faccia di tutto per apparire quello che non è… è una brava persona. 

Alla città servono uomini come te e alla città servono uomini come lui. Lonnie

Episodio 8 – L’uomo mascherato

Appena conosciuti le ho detto che quella lingua sarebbe potuta costarle caro. Forse oggi è quel giorno. Silvermine

No grazie amico. Risparmia la tua cura per gli imbecilli. Megawatt

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