Project Hail Mary: Ryan Gosling nello spazio tra Interstellar, E.T. e un episodio di Art Attack
C’è un momento, guardando Project Hail Mary, in cui ti rendi conto che stai assistendo a una cosa piuttosto rara nel cinema blockbuster contemporaneo: un film che vuole salvare il mondo senza trasformarsi in una predica TEDx nello spazio.
Poi però arriva l’ennesima spiegazione scientifica con numerini, schemini e lavoretti degni di Art Attack, e per cinque minuti ti sembra di essere tornato a scuola, con il prof di fisica che ti dice: “Ragazzi, oggi calcoliamo la morte del Sole”.
E lì scatta il primo pensiero molto Coccinema:
ma questo è un incrocio tra Interstellar e E.T. – L’Extra terrestre… con la lavagna di matematica di un liceo scientifico.

Ryan Gosling: il vigliacco più simpatico della galassia
Il cuore del film è Ryan Gosling, che interpreta Ryland Grace, un astronauta un po’ improvvisato, molto umano e soprattutto un antieroe vero. Non il classico prescelto hollywoodiano con lo sguardo da marmo michelangiolesco.
Anzi.
Qui Gosling è uno che ha paura, che non crede fino in fondo in se stesso, uno che davanti alla missione più importante della storia dell’umanità sembra pensare:
“Ma non potevate mandare qualcun altro?”
Negli ultimi anni lo avevamo visto spesso nel suo lato più ironico e scanzonato, quasi auto-parodico. Oppure nel ruolo del monolite espressivo: pochi dialoghi, molti silenzi, tipo protagonista di una pubblicità di profumi intergalattici.
Qui invece succede una cosa nuova: parla. Tanto. Tantissimo.
A un certo punto lo dice pure lui: “Parlo sempre troppo.”
E infatti il film è pieno di battute, gag, momenti quasi slapstick che convivono con un tema abbastanza drammatico: il Sole sta morendo e l’umanità rischia di fare la fine di una batteria scarica.
Il risultato?
A volte funziona alla grande, altre volte ti fa pensare:
“Ok, bello, ma magari riduciamo le spiegazioni e torniamo a fare cinema.”
Un film che alterna meraviglia e… spiegoni cosmici
Project Hail Mary ha due anime.
La prima è quella scientifica-ingegneristica, ereditata dal romanzo di Andy Weir, lo stesso autore di The Martian. E quindi via di calcoli, formule, processi chimici, esperimenti improvvisati nello spazio, la scienza che ti salva il sedere: nel film con Matt Damon salvava lui, qui salva il mondo come lo conosciamo.
Questa parte è affascinante… ma anche un po’ stancante. Perché dopo il quarto schema con i numeretti ti viene da dire: “Sì ragazzi, tutto bellissimo, ma possiamo tornare alle stelle?”
Poi c’è l’altra anima del film: quella umanista. Ed è lì che Project Hail Mary diventa davvero interessante. Le scene più belle non sono le esplosioni, né le soluzioni scientifiche. Sono quelle in cui il film si ferma e ricorda perché vale la pena salvare il mondo:
• il lavoro fatto bene
• l’alba
• il tramonto
• il mare
• gli alberi
• il cameratismo
In altre parole: le piccole cose che rendono sensata una giornata qualunque.

L’amicizia più improbabile dello spazio
Il vero gioiello del film però è la relazione tra Grace e l’alieno Rocky. Senza spoiler: è una delle migliori amicizie interspecie viste negli ultimi anni.
Un rapporto che mescola buddy movie, fantascienza classica e tenerezza cosmica.
Il film cita apertamente mezzo immaginario fantascientifico:
• Arrival
• 2001: Odissea nello spazio
• WALL-E
• E.T. – L’extraterrestre
• Interstellar, soprattutto
ma lo fa con rispetto, senza sembrare una playlist di riferimenti nerd.
La chiave è una parola sola: cooperazione. Non l’eroe solitario che salva tutti. Ma due creature diversissime che provano a capirsi, tradursi, collaborare. Ed è qui che il film diventa quasi filosofico: il vero nemico non è il Sole che muore. Sono solitudine, insicurezza e senso di inadeguatezza.
Sono capire che, inoltre, una delle cose più difficili della vita è creare una vera comunicazione tra gli esseri viventi, a qualsiasi specie appartengano. Alla creazione di un contatto tra Grace e Rocky Lord e Miller dedicano molto tempo per raccontare quanto è difficile stabilire un legame culturale e riuscire a creare un legame comunicativo tra galassie differenti.
Sandra Hüller e le spigolature terrestri
Nei flashback sulla Terra compare anche Sandra Hüller, presenza sempre magnetica anche quando il film corre più veloce delle sue scene. Il suo personaggio aggiunge qualche spigolo morale interessante:
decisioni brutali, missioni disperate, il classico dilemma della fantascienza adulta. Non sempre sviluppato fino in fondo, ma sufficiente per ricordare che salvare il mondo non è mai una cosa pulita.
I piaceri e i dolori di un blockbuster che osa sperare
Project Hail Mary non è perfetto. Il finale è un po’ lungo.
Alcuni passaggi sono prevedibili. E a tratti sembra davvero di assistere a una lezione di astrofisica con Ryan Gosling come supplente. Ma allo stesso tempo è un film che lascia qualcosa. Perché non parla davvero della fine del mondo. Parla della possibilità di capirsi, anche quando si viene da pianeti diversi. E soprattutto è un blockbuster che osa sperare. Non nel senso ingenuo del termine, ma nel senso più umano possibile: credere che cooperare sia ancora la soluzione migliore.
Alla fine, uscendo dal cinema, il pensiero è più o meno questo:
Da una parte un po’ me so rotto i coglioni con tutti quei numeri.
Dall’altra è stata una bella esperienza.
E in un’epoca in cui molti film sembrano progettati da un algoritmo Marvel, non è poco.
Project Hail Mary è imperfetto, prolisso, a tratti didascalico.
Ma è anche un film che ti ricorda perché ci alziamo la mattina.
E forse, per un film di fantascienza, questa è la missione più difficile di tutte. 🚀✨
****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.
Ecco le migliori frasi e citazioni de L’Ultima missione: Project Hail Mary
Le migliori frasi e citazioni de L’Ultima missione: Project Hail Mary
È stato licenziato per aver definito il massimo esperto nel suo campo “uno spreco di carbonio”. Eva
Sono sacrificabile? Per questo volete me? Ryland Grace
Assorbono energia solare e la espellono per la propulsione. Turbo puzzette in pratica. Ryland Grace
Si metta al lavoro dottor Grace, il mondo conta su di lei. Eva
Cassiera: Avete i coupon?
Carl: Non ci servono i coupon, siamo il governo.
Cassiera: Quale governo?
Carl: Tutti.
È un po’ che non prendo una pillola da uno sconosciuto senza sapere cosa sia. Ryland Grace
Non riesco a vedere una faccia. Misterioso. Le facce sono sopravvalutate. Ryland Grace
Ti chiamerò Rocky, perché sembri una roccia gigante. Ryland Grace
Noi lo chiamiamo astrofago, divoratore di stelle. Ryland Grace
Se arriva un pericolo gli eridiamo non possono svegliarsi. È una regola di sopravvivenza. Qualcuno ti deve proteggere. Ryland Grace
Ryland Grace: Non ho il gene del coraggio che avete voi.
Yao: Non è un gene. Deve solo trovare qualcuno per cui essere coraggioso.
Ho sempre voluto essere misterioso, invece parlo sempre troppo. È il mio problema. Ryland Grace
Il cameratismo li aiuta a svolgere meglio il proprio lavoro, a me non serve molto. Eva
Grace: che dice? La porterete a termine?
Eva: l’intera faccenda? Se Dio vorrà.
Grave: Lei crede in Dio?
Eva: Meglio dell’alternativa.
Cerchio di consistenza medio ruvida. Rocky
Rocky: Serve parola.
Grace: Che parola.
Rocky: Sacrificare se stesso per salvare gli altri
Grace: Imbecille.
Ho messo il “No” in astronouta. Ryland Grace
Ryland Grace: Non ho fatto quella cosa della piscina
Ilyukhina: Ah ma quello lo Facciamo solo per la foto e i social Media.
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