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Sound of metal, recensione

sound-of-metal-posterSound of metal è il film di Darius Marder, targato Amazon e candidato un po’ a sorpresa a ben sei premi Oscar 2021.

Ruben, interpretato da Riz Ahmed, suona la batteria in una band metal. La recensione di Sound of metal, film in cui si ascolta del metal, va detto che Ruben ascolta e suona musica demmerda. Con la sua ragazza, Lou (Olivia Cooke, vista in Ready Player One), gira gli USA,  spostandosi con il suo camper per suonare dal vivo. Un giorno, improvvisamente, Ruben perde l’udito. Be’, osservatori attenti come Voi capiscono immediatamente che per un musicista la situazione si fa subito molto complessa. Osservatori attenti come Voi capiscono immediatamente che per Ruben so cazzi amari. L’agente di Ruben e Lou ha la soluzione: una comunità di sordi. Cosi Sound of Metal si trasforma in Sanpa, la docuserie di Netflix su Muccioli e San Patrignano (ne abbiamo parlato qua), mostrandoci il percorso di Ruben all’interno della sua malattia, per accettare la sordità e costruire una nuova vita, partendo da essa. 

Dopo un primo impatto traumatico, apparentemente Ruben sembra a suo agio nel suo nuovo percorso, ma il cordone ombelicale con il passato è troppo stretto. Fugge e si fa innestare un impianto cocleare, nella speranza di poter tornare dalla sua donna e a suonare dal vivo. Dopo l’operazione raggiunge Lou, ma scopre presto che la donna che amava non esiste più. È andata avanti, anzi indietro, riconciliandosi col padre ricco, francese e con la puzza sotto il naso. Lou è un’altra ragazza di buona famiglia, a cui i traumi hanno fatto venire voglia di bassifondi, ma che ora è tornata alla sua vita borghese. L’esistenza in cui Ruben aveva trovato un equilibrio non c’è più, come il suo udito: dall’impianto gli arrivano solo voci metalliche e suoni distorti. A Ruben non resta niente, senza donna, senza casa, senza musica, isolato in un mondo che non lo ascolta e che lui stesso sente a fatica. 

Il film di Darius Marder è perfetto nella gestione del sonoro, immergendoci nei suoni che c’erano e poi in quelli che non ci sono più intorno a Ruben, l’isolamento, l’incapacità di comunicare, l’impossibilità di capire cosa accade intorno a te, il vuoto che l’assenza di ogni rumore spinge dentro la testa, l’ansia, il panico. Incredibile come a impressionare siano i suoni durante la cena della comunità sorda: è il suono di chi non può sentire, ma che al tempo stesso riesce a farlo davvero, ad ascoltare, a capire, a ridere, come forse Ruben, con la sua musica metallica, non era mai riuscito a fare. 

sound-of-metal1 

Dopo la visione, ho riflettuto su come la storia di Ruben sia un po’ la metafora di questi nostri ultimi mesi: come quella del protagonista di Sound of Metal, la nostra quotidianità è stata stravolta, cambiata per sempre e ogni tentativo di ripristinarla potrebbe fallire, forse non torneremo più al mondo pre-covid. Sapremo ascoltare la nuova vita che ci parla?  

Sound of metal è un viaggio nella disabilità e non è un caso che, i momenti più emotivamente coinvolgenti, si svolgano nel centro di recupero, dove Ruben sembra riscoprire una semplicità che non gli apparteneva. Ma tutti cadiamo nella tentazione del passato, di far funzionare di nuovo qualcosa che ormai è andato distrutto. Ma soprattutto Ruben, con quella musica demmerda che ascoltavi e suonavi, perdere l’udito era solo una questione di tempo. Anche se c’è un vantaggio: non senti il tuo compagno di stanza russare. 

PS: ho pianto quando per la rabbia Ruben ha distrutto a pugni una ciambella. Sono cose che non si fanno.

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

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