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The Lighthouse, la recensione senza puzza sotto il naso (e senza puzza di pesce)

the lighthouse locandina film 2019The Lighthouse è un esperimento cinematografico su come l’assenza di fica, cibo e igiene personale renda l’Omo pazzo, un genere già famoso per Shining e altri classici. The Lighthouse è dal maggio 2020 disponibile a noleggio o acquisto sulle piattaforme streaming Prime Video e Chili. Tom Wake (Willem Dafoe) è il guardiano del faro ed Ephraim Winslow (Robert Pattinson) il suo nuovo aiutante. I due si occupano del funzionamento di un faro su uno scoglio del New England, la loro guardia durerà quattro settimane. Wake è vecchio, irascibile e scureggione; Winslow ha passato la vita a tagliare alberi e ora sogna solamente di guardare la lente del faro. Ma Wake non glielo proibisce, la lente è sua e la gestisce lui, il giovane aiutante deve rassettare la cosa, caricare e scaricare carbone, petrolio, patate e merda. 

Una recensione di The Lighthouse onesta e sincera dovrebbe subito specificare che, nel film di Robert Eggers, uno che ci era già piaciuto molto per The Witch, non siamo mai veramente sicuri se quello che stiamo vedendo stia accadendo realmente o se sia un sogno o un incubo, o, peggio, un delirio in preda ai fumi di pessimo alcol. C’è puzza, c’è sporco, c’è piscio, c’è sperma e c’è cacca. In scena ci sono sempre i due personaggi, più i gabbiani, più una sirena che appare ogni tanto, più a rotazione piscio, sperma o cacca. Ma c’è altro. I due sono in costante conflitto: il guardiano vuole mettere subito in riga il giovane aiutante, cerca di domarlo, chiarire chi comanda. Tra i due si crea un rapporto bizzarro, che, a un certo punto, sfocia anche in un clima cameratesco, aiutato dall’alcol che scorre a fiumi. I problemi iniziano quando la lunga convivenza sembra essere giunta al termine: come i due iniziano ad aprirsi e a confidarsi, il vento, letteralmente, cambia, sullo scoglio (e tra i due) arriva la tempesta. La nave che avrebbe dovuto prenderli non può prelevarli e Wake e Winslow sono costretti a prolungare il loro isolamento. 

the lighthouse
“Nun se vede un cazzo”

L’allestimento di The Lighthouse è sontuoso, un bianco e nero che ricorda l’espressionismo tedesco, due attori che giganteggiano (sì, avete letto bene, pure “Twilight” Pattinson), una storia in bilico tra mito e orrore, che echeggia Poe (il fratello di Eggers, Max, era partito proprio dal racconto incompiuto di Poe, Il faro) e Lovecraft, che si ispira a pittori come Goya, Sascha Schneider e Delville. The Lighthouse ha tutte le credenziali per essere un capolavoro, ma… c’è un ma… a volte Eggers esagera: troppo lirici gli alterchi tra i due personaggi, che sarebbero poveri marinai e boscaioli, evidentemente con un’eccessiva passione per letture classiche; troppo concrete le loro debolezze per riuscire a trascendere il loro lirismo (troppe scuregge e pisciate al vento) o troppo stupidi (Winslow vuole attraversare l’oceano in tempesta con una scialuppa, ma poi va a svuotare i pitali controvento) o dialoghi che a volte partono da presupposti degni di Casa Vianello, come quando Wake pretende che Winslow riconosca che lui cucina bene, pena una maledizione degna di Malefica; a tratti, gli eccessi visivi distolgono invece di consentirci di entrare nella storia: gabbiani orbi, teste mozzate e senza un occhio, il costante canto delle sirene, resti viscidi mai identificati, tutte trovate che non spaventano, non spiazzano, non disturbano. 

Confesso, piuttosto, quanto sia stato soddisfacente vedere Robert “Twilight” Pattinson portare sacchi di carbone e barili carichi di petrolio su e giù per il faro, svuotare pitali e venire cagato in testa dai gabbiani.  

forrst gump**** La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare

2 pensieri riguardo “The Lighthouse, la recensione senza puzza sotto il naso (e senza puzza di pesce) Lascia un commento

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