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Il Trono di Spade, recap finale: Ned Stark ha vissuto, Ned Stark ha lottato, Ned Stark è morto, Ned Stark ha vinto

game of thrones il trono di spade sigla

Che cos’è? 

La serie tv che ogni persona sul pianeta aveva un’idea su come sarebbe dovuto finire e invece statece. 

Come è stato? 

Un’eco quasi impercettibile, una nota dolente, capace di incrinare i cuori, sospira in lontananza durante il finale della serie tv Il Trono di Spade, che sancisce l’epico, ma allo stesso tempo profondamente drammatico trionfo di Ned Stark. Dopo un massacro durato 8 stagioni, è la schiatta di Eddard e Catelyn a restare in piedi: Bran lo Spezzato diventa re dei Sei Regni, Sansa regina del Nord scissionista e Arya, incapace di essere una lady o piegarsi ai minuetti di corte, salpa verso i confini della mappa, dirigendosi ad ovest, dove “hic sunt leones” come dicevano gli antichi romani. Jon, il buon Jon che più di tutti sembrava aver appreso la lezione del padre-zio, è spedito alla Barriera e, da lì, verso nord con ciò che rimane del popolo libero, probabilmente re oltre la Barriera. Il prezzo per aver restituito l’onore a Westeros, liberato il nord e difeso i vivi dal regno dei morti e dalla lunga notte è la diaspora, l’esilio, l’addio agli affetti o alla propria terra. 

Sono gli eredi di un universo di valori come la cavalleria, l’onore, la fedeltà e la lealtà che è entrato in crisi, ha barcollato, è stato schiacciato, vessato, stuprato, ferito, cacciato dai cattivi per tutta la durata de Il Trono di Spade, ma se c’era un finale di cui aveva bisogno il mondo era questo, forse non quello che meritavamo adesso. Amici, ma non sudditi, a schiena dritta anche di fronte alla bocca incendiaria di un drago, sempre disposti a dire solo la verità, costi quel che costi, il prezzo dell’onore e degli oneri che peseranno su di loro è la fine della famiglia. Uniti per un ultimo istante, sul molo di Approdo del Re dove si consumano i saluti e via, mai più uniti, gli Stark, unica grande casata sopravvissuta alle guerre dopo Re Robert, si separa, per sempre. Ecco il dolore. 

Drogon_S8_Ep6_02

The Iron Throne, l’ultima puntata, sancisce la distruzione del trono di spade, liquefatto da Drogon spezzato dal dolore per la perdita della madre, Daenerys, morta per inseguire quel pezzo di ferro, sacrificando tutto, rinnegando i valori che lei stessa propugnava, rompere la ruota, proteggere i deboli, ideali morti e sepolti dopo il massacro di Approdo de Re nell’episodio 8×5, The Bells. In quel momento, la madre stesa in terra con un coltello nel petto, l’animale fantastico capisce che tutto è stato causato da quel sogno, chiamato regnare e che alla fine ha distrutto la Targaryen. 

Era chiaro che la serie nata sulla crisi del potere assoluto di Westeros e le sanguinose lotte per conquistarlo non potevano concludersi con qualcuno che semplicemente sedeva sul trono di spade e una pila di cadaveri. Mi dispiace fan di Daenerys, ma la khaleesi non poteva essere l’ennesimo sovrano, logorato dalle critiche sui social medievali del fantasy di Martin. Finisce Il Trono di Spade e finisce la monarchia assoluta: regnerà Bran lo Spezzato, un primus inter pares, eletto dai lord e le lady di Westeros e così sarà per sempre, mai più diritto di nascita, mai più potere assoluto. E se qualcuno ride quando Sam reclama la democrazia, contateci, se ci fosse un futuro per la serie, sarebbe lì che finirebbe, nel voto, in una cabina elettorale. 

Imprisoned_Tyrion_S8_Ep6

Il dolore resta lì e incrina le sicurezze del finale, una lunga conclusione, che riporta un cielo sereno dopo le tempeste. Brienne restituisce l’onore a Jaime, vergando di suo pugno nel grande libro delle guardie reali, che lo Sterminatore di Re è morto “Difendendo la sua regina”, eccola un’altra storia degna di essere raccontata in questa ottava stagione; Tyrion diligentemente rimette al posto le sedie del Concilio ristretto, per anni era stato l’epicentro del conflitto, ora la nuova missione del Primo Cavaliere reticente è scrivere un nuovo libro, correggendo tutti i suoi errori. Quello che era il luogo dell’esercizio del potere a beneficio delle grandi famiglie, ora con l’allegria di Bronn, la saggezza di Sir Davos, il rigore di Brienne e la leggerezza di Sam, diventa un incontro tra amici, tra battute sui bordelli e impegno per migliorare la vita di tutti.

Il fratello di un coglione che non sapeva zigzagare, Bran, ricostruirà i Sei Regni con l’aiuto di Tyrion, lui che con la sua storia e le storie di tutti può tenere unito un popolo. O forse ricattarlo, come gli archivi segreti di Andreotti o di Licio Gelli. Non è un caso che il monologo più interessante dell’ultimo episodio sia proprio il momento in cui l’ultimo Lannister rimasto sul campo perora la causa di un Re Stark: “Cosa unisce le persone? Le armate? L’oro? I vessilli? Le storie. Non c’è nulla al mondo più forte di una buona storia. Niente può fermarla, niente può sconfiggerla”. Il Trono di Spade e le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco chiudono esaltando il potere salvifico della narrazione, quella che ciascuno di noi porta con sé, perché come disse qualcuno “non sono le parole, ma le nostre azioni a definirci”. 

Azioni che hanno elaborato l’arco narrativo di Sandor Clegane, il Mastino, che ha percorso fino in fondo il percorso verso la vendetta e l’autodistruzione, ma lungo la strada ha “salvato” Arya dal veleno dell’odio. Forse il personaggio che ho amato di più, Rory McCann un attore enorme, come tanti ce ne sono stati ne Il Trono di Spade. 

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Restano le domande, il sorriso per gli errori, le bottigliette di plastica abbandonate sul set, il perché Yara Greyjoy non rivendichi la libertà per le sue isole dopo che Sansa ha chiesto lo stesso e la domanda su quanti Immacolati sono stati necessari per cucire per il bandierone 15m x 15m, stile curva Sud dell’Olimpico il giorno dello scudetto, appoggiato su ciò che restava della Fortezza Rossa della capitale. Mancheranno le tette di Cersei – per consolarci dovremmo ridurci a rivedere 300 e fantasticare ancora e pensare a lei che muore abbracciata al suo Jaime e dimenticare che ha speso gli ultimi due episodi al balcone a guardare fuori verso l’orizzonte. 

Alla fine dell’ellissi Jon varca il cancello e sul suo volto si alza la grata che doveva essere la sua prigione, come nel primo episodio si alzava sugli ignari ranger che si dirigevano a nord per cercare dei bruti. Trovarono la morte e noi la più grande avventura della nostra vita. 

Jon_Beyond_the_Wall_S8_Ep6

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