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Le pagelle di True Detective 2

true detective logoKitsch 4 – in difficoltà nel ruolo del medianaccio preso dal doppio compito di chi deve sostenere fisicamente l’azione nelle scene sparatutto e sviluppare uno spessore al suo personaggio che combatte la sua omosessualità e cerca una vita normale con la sua fidanzata messicana mentre deve fare i conti con il passato da soldato in Iraq. Troppa roba per Taylor “Carter” Kitsch. L’ho visto veramente in parte solo quando se ne è stato seduto sulla tazza del cesso ad aspettare che facesse effetto il Viagra. Ah e in moto, in moto si è divertito tanto.

McAdams 5 – lei paga un personaggio scritto con i piedi e che probabilmente è troppo complesso per le sue possibilità: la donna molestata da bambina, con un grosso conflitto con il padre, con un’insanabile ansia da protezione della sorella mignotta e presunta artista, la voglia di fare la poliziotta tosta e che castra i maschi, le pulsioni da YouPorn, l’attitudine a scopare in giro soprattutto colleghi. A un certo punto Rachel “Ani” Antigone Bezzerides nun c’ha capito più un cazzo e l’ha data a Ray Velcoro. J’hanno pure messo in copione la vibrazione nella Forza quando muore Velcoro. Poraccia, nun po esse solo colpa sua.

Vince Vaughn 3 – L’unico motivo per cui posso credere che lo abbiano ingaggiato è la sua altezza, per giustificare la battuta nell’ultima puntata quando nel deserto le allucinazioni dei ragazzi che lo prendevano in giro alla scuola gli urlano contro “Ti facciamo il culo Larry Bird”. Nic Pizza non deve aver proprio resistito. Perché prendere uno noto soprattutto per le commedie del Frat Pack e cercare di fargli fare il gangster buono che cerca di uscire dalla malavita un po’ Al Pacino in Carlito’s Way e un po’ sanguinario in stile Sonny Corleone? Di lui resterà la giacchetta piegata prima di prendere a pugni il messicano a cui strappa i denti d’oro con una pinza, la piazzata al contadino che non riusciva a fargli crescere l’avocado nel giardino, le faccette da addome costipato e tanta voglia di tenerezza con la sua Jordan.

Kelly Reilly 6 – porta a casa la mignotta ops la pagnotta, sciorinando una serie di vestitini che le nascondo la panza e il culone molle e mettono in mostra le tettone.

Colin Farrell 5,5 – male male la prima parte con i baffoni, devo dire che è riuscito nell’obiettivo di non far parlare l’altro i social nascondendo le magagne di un ruolo tratteggiato con i semini dell’anguria. Un poco meglio nella seconda parte, senza baffi, capelli lunghi, provando a disintossicarsi dall’alcol e le droghe. Ma evidentemente a questo punto non era più in ruolo lui e ha imposto a Nic Pizza di tornare a sniffare e a bere come una spugna.

"Sto cazzo de wi-fi non funziona"
“Sto cazzo de wi-fi non funziona”

Nic Pizzolatto alias Nic Pizza 4,5 – Non è stata solo colpa degli attori. Citando un grande “puoi scrivere questa merda ma non la puoi recitare”. Qua e là, anche la prima stagione di True Detective aveva palesato dei limiti, dovuti all’uomo solo al comando. Ci sarebbe voluto qualcuno che dicesse a Pizzolatto “Che cazzo Nic Pizza?”. E se è vero che il contrario è valido anche per le serie scritte a più mani, forse a Nic una mano sarebbe servita, un grillo parlante o un Campanellino o un Highlander che gli mettesse una mano sulla testa e l’altra per togliergli la tastiera. Detto ciò, lodevole aver tentato di mettere più distanza possibile fra sè la la prima stagione: se quella viveva di due personaggi forti, di cui uno era il riflesso condizionato dell’altro, qui ha cercato di svilupparne almeno 4 mettendoli tutti alla pari riuscendo così ad appesantire la storia e a dover sparare troppe frasi ad effetto per ogni episodio deragliando a volte nel ridicolo. Se il primo True Detective viveva sul mistero e l’esoterismo e un cattivo (The Yellow King) le cui gesta orribili echeggiavano attraverso i decenni, qui ha voluto fare del cattivo il corrotto sistema di potere economico e politico, immutabile e inviolabile; ma un sistema di potere non va a spasso per la giungla della Louisiana con indosso una maschera antigas, un sistema di potere non ansima dietro ogni angolo, non lascia inquietanti disegni in abbandonate chiese di campagna; non a caso, uno dei momenti più riusciti è il “quasi” omicidio di Velcoro/Farrell con il tizio con la testa da uccello (salvo poi scoprire che gli ha sparato sale grosso – dopo sta trovata mia moglie ha abbandonato la serie).
Se il primo True Detective viveva su tre linee temporali, qui siamo tempo presente, c’è un flash forward di 66 giorni tra il quarto e quinto episodio e quello nel secondo finale di Omega Station quando ritroviamo Ani e Jordan col fagotto/figlio di Velcoro. Eppure il fatto saliente che ha dato la stura a tutto è avvenuto nel 1992 e per un mal riposto sentimento di distacco dalla prima serie, Nic ha pensato bene di raccontare solo quell’episodio e le sue conseguenze.

La regia 5 – banale, senza mai uno sforzo di inventare qualcosa fuori dall’ordinario. È anche vero che di azione pura ce ne è poca e l’unico modo per sbizzarrirsi era capire dove piazzare la cinepresa per inquadrare i monologhi dei personaggi.

Colonna Sonora 7 – soprattutto Lera Lynn. Quasi in ogni puntata la bella Lera canta una canzone nel pub che puzza di piscio, gomme americane masticate e bottiglie di whiskey rotte spaccate sulla faccia di uno che aveva la sola colpa di avere la faccia che non andava a genio a qualche disperato. Anche il resto della colonna sonora è buono: T Bone Burnett ha sottolineato tutti i momenti clou con suoni e brani algidi e distaccati, che hanno contribuito a creare un clima distopico alla 1984, freddi come le linee di cemento e acciaio delle superstrade californiane, le cui gloriose inquadrature dall’alto hanno dato il tempo come le note di T Bone Burnett.

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2 pensieri riguardo “Le pagelle di True Detective 2 Lascia un commento

  1. Non concordo solo su Colin Farrell e la colonna sonora: secondo me lui ne è uscito meglio del previsto, e Lera Lynn buttava giù la maggior parte delle scene nel bar… non è una serie di Lynch insomma. Per il resto, credo che il problema sia proprio un eccesso di trama e personaggi. Pizzolato ha sbagliato tutto, a quanto pare.

    Piace a 1 persona

    • Io mi sono proprio cotto di Lera… Mi è piaciuto come certi momenti sono stati sottolineati dalle musiche, anche non apprezzando la canzone di Leonard Cohen in sè, alcuni passaggi delle liriche erano particolarmente azzeccati. Sempre secondo me! 😉

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