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Visioni (di molto) successive/Lucy ovvero il terrore della gnocca onnipotente

lucyQuando ho iniziato a vedere Lucy avevo delle aspettative di un certo tipo. Un bel film d’azione con una bella gnocca come protagonista. Mentre procedevo con la visione sono completamente cambiate: cosa aspettarsi da un personaggio che tendenzialmente punta a trasformarsi nel corso del film in un essere onnipotente? È la cosiddetta sindrome di Superman: come fare a battere o mettere in pericolo un essere che può qualsiasi cosa? Come riuscire a tirarne fuori qualcosa di cinematograficamente interessante? Il film di Luc Besson sembra avere lo stesso problema. Mano a mano che il film scorreva ho capito una cosa: l’obiettivo del regista francese non era girare una pellicola d’azione, ma mettere in scena una sua personalissima visione del mondo e della vita. Così come Scappo dalla città – La vita, l’amore, le vacche sta alla crisi dei quarantenni, Lucy sta all’anelito divino del genere umano. Però, cosa succede quando questa visione e questa filosofia sono sostanzialmente un po’ banali? Esce fuori un film banale: lo è filosoficamente e non è neanche particolarmente stimolante dal punto di vista visivo, riducendosi a una serie di spot alla Discovery Channel e una serie di sproloqui pseudoscientifici dettati dalla voce di Morgan Freeman.

Come capita spesso con Besson, tutti personaggi anche quelli minori sono molto caratterizzati. La nostra eroina è costretta diventare corriere di una nuova droga sintetica per uno dei tanti signorotti della mala orientale. Siamo a Taiwan e Lucy finisce in loschi traffici e schiava di questo boss insieme ad altri tre ragazzi europei. In ciò può essere visto come il simbolo della sempre più crescente schiavitù europea nei confronti dell’Oriente. Insomma “Oriana Fallaci scansate!”. Con un po’ di sfiga, la droga che innestano sotto pelle alla nostra amica (non ho potuto fare a meno di pensare al cinese che ha spogliato Scarlett Johansson prima di operarla) comincia a fuoriuscire e la nuova sostanza sintetica – ricavata da un ormone che le donne producono in gravidanza per fare crescere il feto – dà a Lucy nuovi poteri. Lucy diventa una X Men o se preferite Vedova Nera. Inizia a usare il suo cervello in percentuali crescenti. Qui Lucy – e Luc Besson con lei – guarda oltre: la sua necessità non è la vendetta, ma sopravvivere, guadagnare tempo, trasmettere la conoscenza che sta accumulando ora dopo ora. Il film diventa moscio perché Luc Besson non è certamente diventato Platone, mai potrà diventarlo, non ne ha lo spessore. Il regista cerca di mettere in scena il suo personale 2001 – Odissea nello spazio, con sequenze  oniriche alla ricerca dell’origine della vita e dell’universo, viaggi nel tempo e nello spazio, visivamente ben confezionati ma francamente già visti e banalotti.

Difatti i momenti migliori sono quando Luc Besson fa Luc Besson, ovvero nelle scene più a perdifiato: la sequenza rubata a Inception con la “trasformazione” di Lucy praticamente in assenza di gravità e l’inseguimento contromano tra i sottopassi di Parigi, in effetti anche questa una cosa già vista. Insomma, se anche sui suoi pezzi forti sostanzialmente Luc copia, il film è proprio una schifezza. Però c’è Scarlett sempre sullo schermo. Tanto male non può essere… O almeno non peggio di The Island.

fightclub ** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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